#POV – Tutto è Meraviglia! Festa del Ciao diocesana

A cura dei Ragazzi dell’ACR

Con questo articolo inauguriamo una nuova rubrica diocesana: #POV (Point Of View), dal punto di vista dei ragazzi.

Il 29 ottobre per noi ragazzi e bambini dell’ACR è stato un momento divertente, abbiamo vissuto la Festa del Ciao presso il Seminario a Paolo VI.

All’evento hanno partecipato molte parrocchie della diocesi di Taranto.

Ci sono state molte attività e momenti indimenticabili.

E’ stato con noi il Vescovo, Mons. Ciro Miniero, che ha donato un ricordo a tutte le parrocchie presenti: una casetta con dei semi da piantare.

Quest’anno il tema è la natura e il rispetto dell’ambiente, lo slogan è : “Questa è casa tua”.

Durante la festa abbiamo fatto giochi e balli. L’attività principale per noi più grandi è stata quella di portare una foto che rappresentava una bellezza del proprio paese e spiegarla. Dovevamo dire come possiamo prenderci cura del nostro territorio. Ogni foto è stata attaccata ad un grande cartellone.

Questo momento è stato molto importante per noi ragazzi perchè ci ha permesso di conoscere altri giovani che come noi appartengono all’ACR di altre parrocchie.

Gaia Diana, Gaia Fiore e Francesco Fischetti

Parrocchia Sacro Cuore – Statte

La Chiesa che Sogniamo: Immaginando un Futuro di Comunione, Partecipazione e Missione

A cura della Presidenza Diocesana

La Chiesa che sogniamo” è questo il titolo dell’incontro nazionale delle presidenze diocesane di Azione Cattolica. In più di 700 responsabili associativi e assistenti si sono ritrovati a Castel Gandolfo per una ricchissima esperienza di tre giorni.

I lavori si sono aperti con il Presidente Giuseppe Notarstefano: ha sottolineato quanto sia importante oggi essere associazione ed esserlo nel territorio per uscire fuori da quella “logica del Colosseo”, che pericolosamente attraversa il nostro tempo e ci rende solo spettatori passivi e virtuali di ciò che accade nel reale della nostra storia. La giornata è proseguita con un Walkabout sulla gratuità e si è conclusa con lo spettacolo “Cammelli a Barbiana” che ripercorre la vita di don Lorenzo Milani, figura molto cara al Movimento Studenti di Azione Cattolica.

Dal secondo giorno tutto si anima con i gruppi sinodali al centro del cammino della chiesa in questo tempo e mezzo attraverso il quale sognare insieme il ruolo dell’AC nella vita delle nostre parrocchie e delle nostre diocesi. La riflessione della mattina, guidata dalla Teologa e Pastora Evangelica Battista Lidia Maggi, ha avuto come fulcro la domanda “cosa ci appassiona?”. Partendo dalla lettura di alcuni estratti del Cantico dei Cantici e, facendoci accompagnare sapientemente da Lidia, abbiamo potuto rimettere in discussione le motivazioni prime che muovono il nostro stare nella chiesa, il nostro essere membra vive e operose del tessuto ecclesiale.

E poi il via ai gruppi sinodali dove i partecipanti hanno potuto sperimentare attraverso la metafora dell’albero e dei suoi elementi le fasi del cammino sinodale che la chiesa sta vivendo. La metafora dell’albero individua le tappe sinodali: le radici corrispondono alla fase narrativa, quella sapienziale è individuata dalla ricchezza dei rami, le foglie rappresentano la fase profetica e i frutti sarà la concretezza del cammino assembleare. Un’occasione quella dei gruppi sinodali per mettere in pratica quel progetto stupendo di Chiesa che è contenuto in Evangelii Gaudium(documento programmatico di Papa Francesco per la vita della Chiesa) e che chiede a tutti i membri delle comunità di mescolarsi, di conoscersi e di vivere in una comunione matura e significativa. 

Certamente questa esperienza di cantiere sinodale non è solo per la nostra associazione! Questo è stato rimarcato diverse volte, in particolare durante la tavola rotonda con Paolo Bovio, padre Bernardo Gianni, Antonella Sciarrone Alibrandi e il direttore di Tv2000 Vincenzo Morgante come moderatore. Dal dibattito è emerso come questa esperienza di sinodo possa essere una grande occasione per tutta la Chiesa e per il Paese in un tempo in cui c’è bisogno di Azione Cattolica!

Non è questo un percorso da fare da soli: la cura verso tutti va condivisa e fa parte della responsabilità di ciascuno come è emerso durante la presentazione del libro del presidente Notarstefano. Attraversare. Visioni. Processi. Sete. Germogli. La città che sale. 

Sei parole in cerca di cielo e di terra, di relazioni e Assoluto, preghiera e politica, sorriso e fraternità. Sei parole che ci aiutano a una lettura della realtà senza per questo nascondere fragilità, percorsi di crisi, transizioni e domande sul futuro. Perché nessuno si salva da solo.

Durante l’incontro hanno partecipato ai gruppi sinodali numerosi vescovi che sono stati compagni di questo sogno di Chiesa di questi giorni. Non è mancata la partecipazione colma di stima e affetto da parte del Presidente e del Segretario della CEI il Card. Matteo Zuppi e Sua Eccellenza Mons. Giuseppe Baturi. Proprio il Cartdinale Zuppi ha invitato l’AC a continuare ad essere al servizio a partire dagli ultimi, dagli scartati; solo partendo da essi l’amore ci coinvolgerà e a essere creativi di comunità. 

Un servizio, quello dell’AC, che è in continua rigenerazione e che sempre deve “lasciarsi guidare dalla Creatività dello Spirito” ci ha detto Mons. Giuliodori nella messa conclusiva dell’incontro. Un servizio che non può fare a meno delle alleanze che l’associazione stringe a livello locale e nazionale con tante associazioni di natura ecclesiale e civile.

In ultimo, un servizio che sia gioioso come ci ha ricordato il presidente Notarstefano nel suo discorso conclusivo. Un’ associazione di laici che vivono nel tempo in cui sono immersi, che sono capaci di abbracciare e amare questo tempo sull’orma di quanto tracciato dal presidente Bachelet. Una AC sempre aperta e dove ci sia spazio per tutti che sappia essere spazio ed esperienza di fraternità sinodale.

Numerose sono state le provocazioni ricevute dai diversi ospiti in questi giorni e sicuramente c’è tanto da fare… ma proprio sulla strada di casa è bello ripensare alle parole piene di fiducia che il beato Piergiorgio Frassati caro alla nostra associazione usò: “l’avvenire è nelle mani di Dio e meglio di così non potrebbe andare”. Una frase che non ci deve de-responsabilizzare, non ci deve far stare comodi in poltrona come ci mette in guardia Papa Francesco, anzi è la certezza che solo insieme al Signore la nostra strada si aprirà. Buon Cammino AC!

Maturandi, siate pronti a scrivere la vostra storia!

A cura dell’Equipe MSAC diocesana

Care amiche e cari amici maturandi, ormai scrivervi in questa notte così speciale è divenuta una bella consuetudine del nostro circolo MSAC di Taranto. Ci piace immaginare di essere lì con voi questa notte, studentesse e studenti che festeggiano insieme, ricordano gli anni vissuti insieme e, perché no, provano un po’ di paura insieme!

Tante saranno le raccomandazioni che vi saranno state consegnate in questi giorni, non sto qui di certo a rincarare la dose, anche e soprattutto perché questa maturità è tua e di nessun altro. Pensa a questi giorni come un momento per dire la tua, per non rimanere in silenzio, per essere protagonista.

L’esame di maturità è una grandissima occasione per esprimere il tuo pensiero; il mondo ne ha bisogno. C’è bisogno del pensiero e del contributo di ciascuno, specie in un momento storico in cui dilaga la violenza e l’odio anche tra i più giovani. Nel tema così come all’orale, esponiti; non pensare che la tua opinione non conti nulla e che si tratti solo di un giudizio sterile sul tuo percorso scolastico, come ho già detto prima, il protagonista sei tu!

Sei protagonista con i tuoi pregi, ma anche e soprattutto con le tue spigolosità che, magari, ti fanno sentire imperfetto. Amale e accarezzale, soprattutto in questa maturità, perché ti rendono unico!

Cara amica o caro amico che leggi questo messaggio, non pensare di non aver niente da dire o, peggio, che tutto quello che vorresti dire sia stupido o non meriti di essere ascoltato. C’è una frase attribuita ad Albert Einstein che dice: “Se si giudica un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi, passerà la sua vita a credere di essere stupido.

In questo momento della vostra vita, è facile sentirsi sopraffatti dalle aspettative degli altri e dalle pressioni della società, ma non dimenticate mai che siete voi i protagonisti della vostra storia. Non importa quale punteggio otterrete all’esame di maturità, ciò che conta è la vostra crescita personale e il vostro impegno nel fare la differenza nel mondo.

Non abbiate paura di sognare in grande e di perseguire i vostri obiettivi, anche se sembrano irraggiungibili. La strada per il successo può essere lunga e difficile, ma se siete determinati e perseveranti, alla fine raggiungerete la meta.

Non lasciate che l’esame di maturità definisca la vostra vita. Ci saranno molte altre sfide e opportunità che vi aspettano, e sarete pronti ad affrontarle grazie alla vostra esperienza e alla vostra conoscenza del mondo.

Non dimenticate che la vita è un viaggio lungo e a volte difficile, ma non siete soli. Abbiate fiducia in voi stessi e nella vostra capacità di superare gli ostacoli e di raggiungere i vostri obiettivi. Non temete di chiedere aiuto quando ne avete bisogno e non scoraggiatevi di fronte ai fallimenti, perché sono parte integrante del percorso di crescita.

Ricordatevi di essere grati per le persone che vi hanno sostenuti nel vostro percorso scolastico, come i vostri genitori, i vostri insegnanti e i vostri amici. E non dimenticate di ringraziare anche voi stessi per il vostro duro lavoro e la vostra dedizione.

Sappiate cogliere le opportunità che la vita vi offre, ma non perdete mai di vista i vostri valori e la vostra integrità. Cercate sempre di fare la cosa giusta, anche se non è la scelta più facile o popolare. Ricordate che il successo non è solo una questione di prestazioni accademiche o di carriera, ma anche di felicità, relazioni significative e realizzazione personale.

Ecco, dunque, una frase di don Tonino Bello che voglio inserire al termine di questo messaggio, ti auguro che possa risuonare in te e accompagnarti in questo importante momento come una specie di preghiera: “Salvami dalla presunzione di sapere tutto. Dall’arroganza di chi non ammette dubbi. Dalla durezza di chi non tollera ritardi. Dal rigore di chi non perdona debolezze. Dall’ipocrisia di chi salva i principi e uccide le persone.

Quindi, iniziate questo nuovo capitolo della vostra vita con coraggio e determinazione. Siete pronti per affrontare qualsiasi cosa la vita vi riservi. In bocca al lupo, maturandi!

“Armida Barelli: donna, custode di generatività e apostola”

A cura dei Giovanissimi/Giovani di AC parrocchia S.PIO X

Nella giornata del 22 aprile 2023 Papa Francesco ha ricevuto in Udienza, in Piazza San Pietro, l’Azione Cattolica Italiana, l’Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, in ringraziamento per la beatificazione di Armida Barelli, avvenuta a Milano lo scorso 30 aprile 2022.

Armida Barelli è stata un’educatrice italiana, cofondatrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dirigente dell’Azione Cattolica Italiana, cofondatrice delle Missionarie della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo e cofondatrice dell’Opera della regalità di Nostro Signore Gesù Cristo. Quest’ultima ebbe anche un’attenzione speciale per l’evangelizzazione, in particolare in Cina, dove sostenne la nascita di un istituto religioso femminile oggi diffuso e vitale, le Missionarie Francescane del Sacro Cuore di Gesù.

La “sorella maggiore”, così si faceva chiamare, con la sua opera ha contribuito in maniera decisiva alla promozione delle giovani donne cristiane nella prima metà del Novecento, al processo di integrazione tra Nord e Sud, estendendo la sua azione anche in campo internazionale. Un lavoro che ha saputo coniugare fiducia in Dio e concreta efficienza organizzativa, fedeltà alla Chiesa e ai suoi pastori, frutto della consapevolezza del contributo delle donne laiche nella Chiesa e della determinata convinzione circa la funzione decisiva dell’associazionismo organizzato, strutturato sul piano nazionale e articolato a livello locale.

A tal proposito, durante l’udienza il Papa nel suo discorso ha messo in evidenza alcuni tratti importanti della sua figura: “La donna è custode privilegiato della generatività che si può realizzare grazie al dialogo di reciprocità con l’uomo. La Barelli è stata tessitrice di grandi opere e lo ha fatto realizzando una trama formidabile di relazioni, girando in lungo e in largo l’Italia e tenendo contatti con tutti. […] Anche rispetto al tema della leadership femminile in ambito ecclesiale e sociale – di cui la Barelli può essere considerata formidabile anticipatrice – abbiamo bisogno di un modello integrato, che unisca la competenza e la prestazione, spesso associate al ruolo maschile, con la cura dei legami, l’ascolto, la capacità di mediare, di mettere in rete e di far crescere le relazioni, a lungo ritenute appannaggio del genere femminile e spesso sottovalutate nel loro valore produttivo. […], il secondo tratto della Beata è essere apostola. […]  Essere apostole e apostoli vuol dire essere laiche e laici con passione, appassionati del Vangelo e della vita, prendendosi cura della vita buona di tutti e costruendo percorsi di fraternità per dare anima a una società più giusta, più inclusiva, più solidale. Ed è importante fare tutto questo insieme, nella bellezza di un’esperienza associativa che, da un lato, allena a saper ascoltare e dialogare con tutti e, dall’altro, esprime quel “noi più grande” che educa alla vita ecclesiale, vita di popolo che cammina insieme.”

La diocesi di Taranto, e noi giovani dell’Azione Cattolica, abbiamo risposto a questo invito, unendoci al ringraziamento e alla grande assemblea presente in Piazza San Pietro al cospetto del Papa.

 L’incontro con il Papa è stata un’esperienza emozionante, indimenticabile e significativa per il nostro percorso di fede e per la nostra vita. Abbiamo fatto nostro il messaggio del Papa rivolto alle nuove generazioni, sull’importanza dell’esempio di Armida per noi giovani e sull’importanza di onorare la memoria di coloro che hanno fatto la storia. Inoltre, il Papa ha parlato del valore dell’educazione e della formazione di noi ragazzi affinché possiamo divenire noi, per primi, leader di esempio come la beata Armida Barelli, sui valori di umanità, giustizia e solidarietà.

(Chiara Brunetti, Michela e Luciana Saliva, Arianna Falcone, Laura Manfra – ACGiovanissimi e Daniela Angelillo – ACGiovani)

Il racconto della scuola associativa

A cura di Angela Giungato & Fabio Mancini

“La formazione è un impegno che qualifica l’Azione Cattolica”.

Da questa affermazione presente nel Progetto Formativo di A.C.I. e dalla profonda convinzione e volontà della Presidenza Diocesana è nata l’esigenza di offrire ai responsabili e ai soci di A.C.I. una Scuola Associativa che rispondesse ai loro bisogni formativi.La priorità metodologica è stata quella di rendere protagonisti i partecipanti in tutte le fasi dell’iniziativa: dalla scelta della tematica, tramite un questionario on-line somministrato a tutti i responsabili parrocchiali, alla modalità soprattutto laboratoriale degli incontri, fino alla stesura di un progetto realizzabile nelle realtà parrocchiali della nostra Diocesi.

Il tema indicato è “Laici di Azione Cattolica fedeli al Vangelo in questo nostro tempo”.

Dalla lettura nei laboratori sono emerse tre emergenze rispetto al tema generale: la dimensione del tempo nella società contemporanea anche alla luce delle esperienze vissute durante la pandemia; il dialogo tra generazioni; la sfida delle nuove forme virtuali di comunicazione.

A questo punto sono intervenuti in due incontri tre esperti che hanno aiutato a leggere con competenza le problematiche emerse: il dott. Ignazio Punzi come psicologo; la dott.ssa Carmen Sale come sociologa; don Salvatore Miscio che ha curato il taglio ecclesiale e associativo nel particolare momento sinodale. Luca Micelli e Monica Del Vecchio hanno raccontato come l’esperienza formativa e comunitaria vissuta in Azione Cattolica ha profondamente segnato la loro vita di laici impegnati nella famiglia, nella professione, nella Chiesa. Nell’ultimo incontro i gruppi hanno elaborato due progetti sui temi trattati: uno sull’alfabetizzazione informatica e ai social tenuta da giovani per gli anziani e l’altro sulla custodia del creato per giovani e adulti.

La Scuola, che si è svolta con momenti precisi durante tutto l’anno associativo, si è conclusa con la soddisfazione dei circa 50 partecipanti, che hanno auspicato una ripresa dell’esperienza per l’anno prossimo.

– Angela Giungato

Venerdì 14 aprile si è concluso il percorso formativo della scuola associativa di Azione Cattolica della Diocesi di Taranto. Ispirato al valore della formazione come impegno ed esperienza qualificante, l’iter è iniziato nel mese di settembre con il primo incontro durante il quale i partecipanti si sono interrogati sul “nostro tempo”: bisogni, urgenze e cambiamenti che hanno trasformato la nostra società e conseguentemente il nostro (nuovo) modo di comunicare, con la consapevolezza di riconsiderare le relazioni intergenerazionali in un nuovo clima culturale. Per questo motivo, nel secondo incontro, è stato necessario che qualcuno, con la sua competente esperienza formativa e scientifica, “raccontasse” e spiegasse i cambiamenti intervenuti nell’attuale contesto sociale in modo da orientare le scelte educative, le prassi pastorali e le eventuali attività formative parrocchiali. L’occasione è stata propizia per approfondire diversi aspetti dell’attuale areopago culturale attraverso una lettura sociologica, pedagogica, psicologica e antropologica.

In seguito all’analisi delle dimensioni implicate nei processi educativi e comunicativi, il percorso formativo ha previsto, nel terzo incontro, la conoscenza di una reale e concreta esperienza progettuale in “azione” che consentisse di fare memoria e tesoro della ricchezza germinale delle esperienze associative come risposte ai bisogni del nostro tempo in cui l’azione non è un semplice ‘fare’ ma è opera di discernimento e di evangelizzazione. Infine l’ ultimo incontro ha segnato il passaggio alle proposte attraverso cui siamo chiamati a “progettare” percorsi educativi rispondenti ai bisogni del nostro tempo in sintonia con gli orientamenti del Progetto formativo (2004) secondo cui questo è tempo di missione e “la comunità e in essa l’associazione devono trovare parole e forme nuove per comunicare il Vangelo ed entrare in dialogo con un mondo in cambiamento”. Noi ci abbiamo provato!

– Fabio Mancini

ESERCIZI SPIRITUALI CASA SAN PAOLO

A cura di Antonella Caputo – Vicepresidente Adulti

Il Settore Adulti dell’Azione Cattolica diocesana ha organizzato e portato a termine un appuntamento più volte rimandato a causa della pandemia, che ci ha privati per troppo tempo della gioia di un incontro spirituale condiviso.
Dal 3 al 5 marzo Casa San Paolo a Martina Franca ha ospitato gli Esercizi Spirituali, accogliendo una trentina tra associati e simpatizzanti della nostra Associazione, desiderosi di vivere un’esperienza rigenerante e arricchente per la nostra vita di Fede.

Nel nostro percorso siamo stati guidati e assistiti da don Giuseppe D’Alessandro.
Sulle orme del Vangelo di Marco i partecipanti sono entrati in profondità nella ricchezza di brani già noti, ma che acquistano una nuova luce quando c’è chi ci aiuta a penetrare e comprendere sfumature preziose, elementi di cui il Vangelo è pieno.

La meditazione, la preghiera personale che segue, creando una situazione da “ deserto”, ha fatto sì che il tempo acquistasse un ritmo più dilatato in contrasto con quello che la vita quotidiana ci impone, allontanando, per questi tre giorni, gli impegni e i pensieri che cadenzano il nostro vivere.
Rigenererarsi, appunto, e riscoprire l’essenziale, quello che a volte sfugge perché sempre di corsa o con la mente altrove.
Riscoprirsi, anche se solo per pochi giorni, e, come ha sottolineato don Giuseppe, riuscire a fissare un concetto, una frase o solo una parola di questa lectio, qualcosa da portare nel bagaglio personale, che ci faccia crescere come persone di Fede nel mondo.
Il silenzio è stato il filo conduttore di questi Esercizi, cosa non facile in un mondo basato sulla comunicazione, ma ci si accorge di quanto sia importante, a volte, fermarsi a riflettere su se stessi, sul proprio mondo interiore, sull’io che viene in contatto con la presenza salvifica di Dio Padre e di quanto questa paternità sia decisiva nel nostro mondo.
Ci si deve fermare per riprendere il cammino, fortificando la nostra spiritualità.

Gli Esercizi Spirituali sono un insegnamento, una guida, una forza che forse in noi era addormentata e con l’aiuto di una guida spirituale abbiamo avuto il dono della gioia nella Fede.
Grazie a chi è intervenuto, donando il proprio tempo, le proprie riflessioni, condivisioni ed esperienze, raccontandosi con la propria testimonianza, con la presenza, la preghiera.
Il Vangelo di Marco ha fatto compagnia ai nostri pensieri, finalmente sgombri dalla frenesia delle nostre vite, riempiendo il nostro cassetto non più di scontati oggetti o taccuini di ricordi ma di contenuti lieti e solidi, fatti di conoscenza più approfondita di Cristo.
E grazie di cuore a don Giuseppe D’Alessandro che ci ha presi per mano presentandoci quel Cristo sempre vicino a noi, concreto, amorevole, Maestro e Luce, a cui affidare la nostra vita senza paura e che è presente sia nella città rumorosa che nell’ascolto del silenzio che, ogni tanto, è bene provare.

Passare per Crescere

Riti di Passaggio nella Vita dei Ragazzi

a cura di Cinzia Scatigna, Sara Panarelli, Francesca Mesto (Parrocchia Maria SS. Immacolata – S. Giorgio J.), Michele Vitale (Parrocchia S. Vito Martire – S.Vito)

Nel weekend, dal 9 all’11 dicembre, a Sacrofano (Roma), si è tenuto il convegno nazionale degli educatori dell’ACR, che ha riunito più di 500 partecipanti da tutta Italia.

In questo convegno, come citato dal titolo, gli argomenti trattati sono stati i passaggi evolutivi dei ragazzi.

Ha dato il via al convegno Mons. Gualtiero Sigismondi, assistente unitario, che durante la celebrazione di accoglienza ci ha consegnato queste sue riflessioni:

“Passare voce del verbo lasciare, lasciare infinito del verbo crescere” e ancora “Cresce solo chi impara a lasciare, soprattutto chi si allena ogni giorno a lasciare se stesso, perché lasciare se stessi è una disciplina che dura tutta la vita”.

Mons. Gualtiero Sigismondi e Don Francesco Marrapodi

La prima relazione del convegno è stata con il formatore Ignazio Punzi che ci ha aiutato a capire come comportarci con chi sta affrontando dei passaggi, che possono comportare paure e fragilità. Non c’è passaggio che avviene senza paura e con la condizione di una vita nuova. Nella Bibbia viene riportato 365 volte la frase “non abbiate paura”, detta da Gesù stesso. “La paura va abitata. Alla paura va data parola perché ci spiega dove ci troviamo. Ma senza mai soccombere ad essa”.

Ma gli educatori come devono comportarsi? Essi, nel loro piccolo, devono accompagnare il ragazzo facendolo sentire al sicuro e incoraggiandolo a partire, in quanto per il ragazzo e, in particolare, per il bambino “il volto dell’altro è figura del mondo”

L’intensa giornata che ci si prospettava sabato è iniziata con la celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, presieduta dal Cardinale Angelo De Donatis. Nella sua omelia ha ripreso i concetti già espressi da Punzi invitandoci ad essere “educatori profeti, innamorati di Dio e dei fratelli più piccoli”. Soffermandosi anche sul fatto che ogni passaggio non è un realizzare se stessi, ma la gratuità, facendo di questa garanzia della crescita dei ragazzi che ci sono affidati.

Si sono poi tenuti alla Pontificia Università Lateranense tre miniconvegni differenti, che trattavano le dimensioni del “CRESCERE, INSIEME e CREDERE”. I tre seminari trattavano dei passaggi evolutivi, studiati e raccontati da tre punti di vista differenti, dove sono stati messi in evidenza la capacità dell’educatore di riconoscere i propri sogni, responsabilità ed errori, l’importanza della comunità nei passaggi e di come le etichette possano bloccare i processi, e che l’Azione Cattolica è un luogo in cui il Vangelo di nuovo accade, che si fa storia.

Nel pomeriggio vi è stata la visita alla tomba di Nennolina, presso la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, con un piccolo momento di preghiera.

Dopodiché un intero pomeriggio alla scoperta di “storie di passaggio” attraverso un itinerario culturale, un viaggio a tappe tra le bellissime vie di Roma, ricca di scorci suggestivi e luoghi pieni di storia.

Il convegno si è concluso con un laboratorio: gli educatori hanno creato degli striscioni di incoraggiamento per i ragazzi, legati all’iniziativa annuale, per far capire che tutti loro sono una squadra. Grazie a questo convegno anche gli educatori hanno vissuto dei passaggi essendo però in grado di comprenderli. E’ per questo che essi vanno via con una consapevolezza e un compito in più: diventare quell’educatore di cui il ragazzo ha bisogno nei momenti più importanti della sua vita, “non come compagni di giochi ma come fratello maggiore, che ha abitato e superato prima di lui questi passaggi”.

Ritorniamo a casa colmi di gratitudine verso i nostri Presidenti parrocchiali e il Centro Diocesano che hanno permesso di farci vivere questa esperienza.

“Proviamo a fare così anche noi con quello che viviamo, che impariamo, che sperimentiamo. Mettiamo via, facciamo provviste di esperienze, di incontri, di relazioni significative, di piccole e grandi conquiste, di storie avvincenti e scoperte sorprendenti. Non sappiamo bene quando e come ci potranno aiutare ad accompagnare i ragazzi in quei momenti inediti e sconvolgenti che sono i passaggi di vita, ma sapremo di camminare insieme a loro per loro per fare sì, davvero, che passare voglia dire crescere.”

[Annamaria Bongio, responsabile nazionale ACR, con il prezioso contributo di Maurizio Tibaldi, viceresponsabile nazionale ACR]

Viandanti sulle strade del nostro tempo

A cura dei partecipanti della nostra diocesi

“La nostra attività conosce uno “ieri” e un “oggi”, nel quale prendiamo le decisioni relative al “domani”. La situazione non rimane solo un elemento esterno per la nostra attività ecclesiale, ma confluisce in essa, contribuisce a determinarne la prassi, così come a sua volta la nostra prassi contribuisce a plasmare la situazione, mantenendola o modificandola.” (P.M. ZULEHNER, Teologia Pastorale, 1. Pastorale fondamentale. La Chiesa fra compito e attesa, Queriniana, Brescia 1992, p 25.)

Siamo chiamati a scelte importanti, scelte alte, scelte che plasmano; oggi all’Azione Cattolica è chiesto proprio questo e come giovani ci è chiesto di essere vento nuovo per l’associazione e per la chiesa.

Se volessimo riassumere il campo che abbiamo vissuto a Molfetta dal 29 Luglio al 1 Agosto, non ci sarebbe parola migliore di scelta. Oltre 150 partecipanti hanno scelto di ritagliarsi un tempo disteso per riflettere su come essere Giovani Wannabe: sulle strade del nostro tempo. Ciò che è emerso da questa esperienza è che vogliamo essere giovani che vivono una responsabilità giovane.

Abbiamo fatto tesoro del confronto vissuto durante il modulo formativo di Montesilvano e ci siamo nuovamente rimessi in discussione attraverso il confronto con ospiti, l’intenso lavoro nei gruppi sinodali e una riflessione personale. Dopo questa esperienza siamo sempre più convinti che lo stile che la nostra AC debba seguire sia quello suggerito dal sinodo, anche il metodo di lavoro da utilizzare è una scelta.

Nei gruppi abbiamo provato a far emergere i bisogni che i giovanissimi e giovani che abitano le nostre associazioni hanno, perché solo partendo da bisogni concreti potremo mettere in cantiere idee, progetti e proposte che rispondano effettivamente a questi bisogni. Come settore dobbiamo accogliere la sfida di accompagnare i nostri soci verso l’adultità, essere ascoltatori attenti delle esigenze dei giovanissimi, trovare modi e tempi per far sentire anche chi studia o lavora fuori dalla propria diocesi a casa.

Sono sfide grandi lo sappiamo, ma è proprio l’essere uniti come un’unica associazione la strada per poter rendere realtà tutto questo. Il presidente nazionale, nell’intervento conclusivo, ci ha ricordato quanto sia importante oggi per l’Azione Cattolica mettere insieme, abbiamo il compito e la responsabilità di creare legami all’interno dell’associazione e delle nostre realtà locali.

Torniamo a casa, nelle nostre associazioni diocesane, con il forte desiderio di essere giovani senza mezze misure, giovani che sono affamati di una chiesa bella, vicina e profetica. Proprio su questo abbiamo pregato sulle orme di un gigante della santità: don Tonino Bello.

“Vivete la vita che state vivendo con una forte passione. Non recintatevi dentro di voi circoscrivendo la vostra vita in piccoli ambiti egoistici, invidiosi, incapaci di aprirsi agli altri. Coltivate le amicizie, incontrate la gente. Voi crescete quanto più numerosi sono gli incontri con la gente, quante più sono le persone a cui stringete la mano.” (A. BELLO, Senza misura, La Meridiana, Molfetta 1993.)

40 anni di servizio generoso alla Chiesa

La Presidenza diocesana, il Consiglio diocesano e l’Associazione tutta rivolgono con affetto e gioia i più sentiti auguri a don Carmine Agresta, Assistente unitario diocesano, per il suo 40.mo anniversario di ordinazione sacerdotale e lo ringraziano di cuore per il servizio che in questi anni sta donando all’Azione Cattolica.

La collaborazione con la gerarchia e l’amicizia sincera con i presbiteri sono uno dei tratti distintivi dell’Ac. In Ac l’assistente ha un “ruolo importante nella formazione di coscienze di laici desiderosi di vivere con gioia la propria vocazione battesimale e di orientare la propria vita ad un progetto di santità” (Progetto Formativo): è un amico con cui crescere nella corresponsabilità e nella fede.

“Al servizio di questo impegno formativo e missionario ponete, carissimi, le vostre migliori energie: la sapienza del discernimento spirituale, la santità della vita, le varie competenze teologiche e pastorali, la familiarità di relazioni semplici e autentiche. Il Papa vi è vicino e vi incoraggia a non perdervi d’animo, soprattutto quando, dovendo contemperare il servizio di Assistente con altri incarichi in Diocesi, vi capita di sperimentare la fatica e la complessità di un tale ministero. Siatene certi: l’essere Assistenti dell’Azione Cattolica, proprio per la singolare relazione di corresponsabilità insita nell’esperienza stessa dell’Associazione, costituisce una sorgente di fecondità per il vostro lavoro apostolico e per la santità della vostra vita”. (Dal Messaggio di San Giovanni Paolo II agli Assistenti di AC)

Caro don Carmine ti accompagniamo con le nostre preghiere e affidiamo il tuo servizio ecclesiale alla Vergine Immacolata, Regina dell’Azione cattolica.

Armida Barelli è Beata!

A cura di Letizia Cristiano – Presidente Diocesano ; Elia Lonoce – Vicepresidente Settore Giovani ; Elio Simone La Gioia – Segretario MSAC

“Il profumo che viene dalla santità, che si alza da questa Chiesa ambrosiana”

Armida avrebbe apprezzato i tanti occhi lucidi e appassionati che hanno riempito ieri mattina il duomo di Milano. Duemila persone riunite insieme in preghiera, per la Beatificazione di due Ambrosiani: don Mario Ciceri e la nostra “sorella maggiore” Armida Barelli.

Cosa possiamo dire di lei? Sicuramente possiamo tracciare il volto di una donna tenace e coraggiosa, aveva compreso bene quanto l’impegno laicale formato fosse essenziale nella Chiesa. Rida, come amava farsi chiamare, si è spesa per promuovere il protagonismo e l’emancipazione delle donne nella sfera ecclesiale e in quella sociale.

Parlando di Armida Barelli, G. B. Montini, sin dagli inizi del suo ministero come Pastore dell’Arcidiocesi di Milano, disse che a lei doveva andare «il plauso non soltanto di Milano, ma dell’Italia, per aver lasciato un’eredità che veramente arricchisce le file della vita cattolica e segnato la via per l’educazione moderna della gioventù femminile» (Discorso del 30 gennaio 1955, in «Discorsi e Scritti Milanesi», I, p. 117).

Un altro grande pilastro della nostra sorella maggiore è stata sicuramente la cultura, promotrice e ferma sostenitrice dello studio e della conoscenza. Potremmo dire che Armida intendeva l’impegno nello studio come una forma alta di carità verso il prossimo. Proprio per questo si è spesa per la fondazione e la promozione, con Padre Agostino Gemelli, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Al riguardo, il p. Agostino Gemelli nel suo Testamento spirituale lasciò scritto: «Tutti i miei collaboratori si ricordino che agli occhi degli uomini io appaio come uno che ha fatto delle opere: queste non sarebbero né nate, né fiorite senza lo zelo, la pietà, l’intelligenza e soprattutto la vita soprannaturalmente ispirata della signorina Barelli» (Positio, «Informatio», p. 97).

In particolare, ella volle la Facoltà di Medicina al punto da preferirla come dono del Signore alla guarigione dalla malattia che poi la condusse alla morte (cf. Positio, «Summarium», p. 14). Inoltre, come è sottolineato dal recente Messaggio della Conferenza Episcopale Italiana, in occasione della 98a Giornata dell’Università del Sacro Cuore: «…agendo anche sul piano sociale per la valorizzazione femminile, Armida fu promotrice di un cattolicesimo inclusivo, accogliente e universale.

Come AC siamo debitori ad Armida, debitori di una grazia che ha avuto slancio attraverso la sua vita e che continua ad essere linfa per l’associazione. Proprio come una sorella maggiore è stata capace di essere di esempio, un modello di santità concreto e operoso.

Nella stagione del ritorno alla democrazia nel nostro Paese dopo la devastazione della guerra, spronava le donne, per la prima volta chiamate al voto, a “capire quali sono i principi sociali della Chiesa per esercitare il nostro dovere di cittadine” perché “siamo una forza, in Italia, noi donne”».

“In queste storie di santità: umili e nascoste come quella del beato Mario Ciceri, oppure pubbliche e note come quella della beata Armida Barelli – afferma il cardinale Semeraro, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, che ha presieduto la celebrazione – si manifesta sempre la forza dello Spirito, che il Risorto possiede senza misura”.

Celebrazione della Beatificazione di Armida Barelli e don Mario Ciceri

Nel suo saluto conclusivo, l’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini, si è rivolto in particolare ai giovani. Riferendosi alla figura di Armida Barelli ha invitato i presenti a riflettere su “che cosa potrebbe fare una ragazza di buona famiglia, che ha studiato all’estero, che ha una bella casa di villeggiatura sulle colline del Varesotto che vive in un contesto in cui è bene che le ragazze stiano chiuse in casa, in un momento in cui i cattolici è bene che stiano chiusi nelle sacrestie, in un contesto in cui essere cristiani significa essere ottusi e irrilevanti per le sfide contemporanee? Ecco, per esempio, potrebbe diventare santa”.

Mons. Delpini ha voluto sottolineare che il momento vissuto ieri non è stato un momento conclusivo, ma una strada che si apre. Una strada che ha come meta la santità, con l’invito a diventare santi, “in tempo di guerra e in tempo di pace”.