Viandanti sulle strade del nostro tempo

A cura dei partecipanti della nostra diocesi

“La nostra attività conosce uno “ieri” e un “oggi”, nel quale prendiamo le decisioni relative al “domani”. La situazione non rimane solo un elemento esterno per la nostra attività ecclesiale, ma confluisce in essa, contribuisce a determinarne la prassi, così come a sua volta la nostra prassi contribuisce a plasmare la situazione, mantenendola o modificandola.” (P.M. ZULEHNER, Teologia Pastorale, 1. Pastorale fondamentale. La Chiesa fra compito e attesa, Queriniana, Brescia 1992, p 25.)

Siamo chiamati a scelte importanti, scelte alte, scelte che plasmano; oggi all’Azione Cattolica è chiesto proprio questo e come giovani ci è chiesto di essere vento nuovo per l’associazione e per la chiesa.

Se volessimo riassumere il campo che abbiamo vissuto a Molfetta dal 29 Luglio al 1 Agosto, non ci sarebbe parola migliore di scelta. Oltre 150 partecipanti hanno scelto di ritagliarsi un tempo disteso per riflettere su come essere Giovani Wannabe: sulle strade del nostro tempo. Ciò che è emerso da questa esperienza è che vogliamo essere giovani che vivono una responsabilità giovane.

Abbiamo fatto tesoro del confronto vissuto durante il modulo formativo di Montesilvano e ci siamo nuovamente rimessi in discussione attraverso il confronto con ospiti, l’intenso lavoro nei gruppi sinodali e una riflessione personale. Dopo questa esperienza siamo sempre più convinti che lo stile che la nostra AC debba seguire sia quello suggerito dal sinodo, anche il metodo di lavoro da utilizzare è una scelta.

Nei gruppi abbiamo provato a far emergere i bisogni che i giovanissimi e giovani che abitano le nostre associazioni hanno, perché solo partendo da bisogni concreti potremo mettere in cantiere idee, progetti e proposte che rispondano effettivamente a questi bisogni. Come settore dobbiamo accogliere la sfida di accompagnare i nostri soci verso l’adultità, essere ascoltatori attenti delle esigenze dei giovanissimi, trovare modi e tempi per far sentire anche chi studia o lavora fuori dalla propria diocesi a casa.

Sono sfide grandi lo sappiamo, ma è proprio l’essere uniti come un’unica associazione la strada per poter rendere realtà tutto questo. Il presidente nazionale, nell’intervento conclusivo, ci ha ricordato quanto sia importante oggi per l’Azione Cattolica mettere insieme, abbiamo il compito e la responsabilità di creare legami all’interno dell’associazione e delle nostre realtà locali.

Torniamo a casa, nelle nostre associazioni diocesane, con il forte desiderio di essere giovani senza mezze misure, giovani che sono affamati di una chiesa bella, vicina e profetica. Proprio su questo abbiamo pregato sulle orme di un gigante della santità: don Tonino Bello.

“Vivete la vita che state vivendo con una forte passione. Non recintatevi dentro di voi circoscrivendo la vostra vita in piccoli ambiti egoistici, invidiosi, incapaci di aprirsi agli altri. Coltivate le amicizie, incontrate la gente. Voi crescete quanto più numerosi sono gli incontri con la gente, quante più sono le persone a cui stringete la mano.” (A. BELLO, Senza misura, La Meridiana, Molfetta 1993.)

40 anni di servizio generoso alla Chiesa

La Presidenza diocesana, il Consiglio diocesano e l’Associazione tutta rivolgono con affetto e gioia i più sentiti auguri a don Carmine Agresta, Assistente unitario diocesano, per il suo 40.mo anniversario di ordinazione sacerdotale e lo ringraziano di cuore per il servizio che in questi anni sta donando all’Azione Cattolica.

La collaborazione con la gerarchia e l’amicizia sincera con i presbiteri sono uno dei tratti distintivi dell’Ac. In Ac l’assistente ha un “ruolo importante nella formazione di coscienze di laici desiderosi di vivere con gioia la propria vocazione battesimale e di orientare la propria vita ad un progetto di santità” (Progetto Formativo): è un amico con cui crescere nella corresponsabilità e nella fede.

“Al servizio di questo impegno formativo e missionario ponete, carissimi, le vostre migliori energie: la sapienza del discernimento spirituale, la santità della vita, le varie competenze teologiche e pastorali, la familiarità di relazioni semplici e autentiche. Il Papa vi è vicino e vi incoraggia a non perdervi d’animo, soprattutto quando, dovendo contemperare il servizio di Assistente con altri incarichi in Diocesi, vi capita di sperimentare la fatica e la complessità di un tale ministero. Siatene certi: l’essere Assistenti dell’Azione Cattolica, proprio per la singolare relazione di corresponsabilità insita nell’esperienza stessa dell’Associazione, costituisce una sorgente di fecondità per il vostro lavoro apostolico e per la santità della vostra vita”. (Dal Messaggio di San Giovanni Paolo II agli Assistenti di AC)

Caro don Carmine ti accompagniamo con le nostre preghiere e affidiamo il tuo servizio ecclesiale alla Vergine Immacolata, Regina dell’Azione cattolica.

Armida Barelli è Beata!

A cura di Letizia Cristiano – Presidente Diocesano ; Elia Lonoce – Vicepresidente Settore Giovani ; Elio Simone La Gioia – Segretario MSAC

“Il profumo che viene dalla santità, che si alza da questa Chiesa ambrosiana”

Armida avrebbe apprezzato i tanti occhi lucidi e appassionati che hanno riempito ieri mattina il duomo di Milano. Duemila persone riunite insieme in preghiera, per la Beatificazione di due Ambrosiani: don Mario Ciceri e la nostra “sorella maggiore” Armida Barelli.

Cosa possiamo dire di lei? Sicuramente possiamo tracciare il volto di una donna tenace e coraggiosa, aveva compreso bene quanto l’impegno laicale formato fosse essenziale nella Chiesa. Rida, come amava farsi chiamare, si è spesa per promuovere il protagonismo e l’emancipazione delle donne nella sfera ecclesiale e in quella sociale.

Parlando di Armida Barelli, G. B. Montini, sin dagli inizi del suo ministero come Pastore dell’Arcidiocesi di Milano, disse che a lei doveva andare «il plauso non soltanto di Milano, ma dell’Italia, per aver lasciato un’eredità che veramente arricchisce le file della vita cattolica e segnato la via per l’educazione moderna della gioventù femminile» (Discorso del 30 gennaio 1955, in «Discorsi e Scritti Milanesi», I, p. 117).

Un altro grande pilastro della nostra sorella maggiore è stata sicuramente la cultura, promotrice e ferma sostenitrice dello studio e della conoscenza. Potremmo dire che Armida intendeva l’impegno nello studio come una forma alta di carità verso il prossimo. Proprio per questo si è spesa per la fondazione e la promozione, con Padre Agostino Gemelli, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Al riguardo, il p. Agostino Gemelli nel suo Testamento spirituale lasciò scritto: «Tutti i miei collaboratori si ricordino che agli occhi degli uomini io appaio come uno che ha fatto delle opere: queste non sarebbero né nate, né fiorite senza lo zelo, la pietà, l’intelligenza e soprattutto la vita soprannaturalmente ispirata della signorina Barelli» (Positio, «Informatio», p. 97).

In particolare, ella volle la Facoltà di Medicina al punto da preferirla come dono del Signore alla guarigione dalla malattia che poi la condusse alla morte (cf. Positio, «Summarium», p. 14). Inoltre, come è sottolineato dal recente Messaggio della Conferenza Episcopale Italiana, in occasione della 98a Giornata dell’Università del Sacro Cuore: «…agendo anche sul piano sociale per la valorizzazione femminile, Armida fu promotrice di un cattolicesimo inclusivo, accogliente e universale.

Come AC siamo debitori ad Armida, debitori di una grazia che ha avuto slancio attraverso la sua vita e che continua ad essere linfa per l’associazione. Proprio come una sorella maggiore è stata capace di essere di esempio, un modello di santità concreto e operoso.

Nella stagione del ritorno alla democrazia nel nostro Paese dopo la devastazione della guerra, spronava le donne, per la prima volta chiamate al voto, a “capire quali sono i principi sociali della Chiesa per esercitare il nostro dovere di cittadine” perché “siamo una forza, in Italia, noi donne”».

“In queste storie di santità: umili e nascoste come quella del beato Mario Ciceri, oppure pubbliche e note come quella della beata Armida Barelli – afferma il cardinale Semeraro, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, che ha presieduto la celebrazione – si manifesta sempre la forza dello Spirito, che il Risorto possiede senza misura”.

Celebrazione della Beatificazione di Armida Barelli e don Mario Ciceri

Nel suo saluto conclusivo, l’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini, si è rivolto in particolare ai giovani. Riferendosi alla figura di Armida Barelli ha invitato i presenti a riflettere su “che cosa potrebbe fare una ragazza di buona famiglia, che ha studiato all’estero, che ha una bella casa di villeggiatura sulle colline del Varesotto che vive in un contesto in cui è bene che le ragazze stiano chiuse in casa, in un momento in cui i cattolici è bene che stiano chiusi nelle sacrestie, in un contesto in cui essere cristiani significa essere ottusi e irrilevanti per le sfide contemporanee? Ecco, per esempio, potrebbe diventare santa”.

Mons. Delpini ha voluto sottolineare che il momento vissuto ieri non è stato un momento conclusivo, ma una strada che si apre. Una strada che ha come meta la santità, con l’invito a diventare santi, “in tempo di guerra e in tempo di pace”.

#Seguimi – Papa Francesco incontra gli adolescenti italiani

A cura di Elio Simone La Gioia – Segretario MSAC

“Grazie di essere qui! Questa piazza attendeva da tempo di riempirsi della vostra presenza, dei vostri volti, e del vostro entusiasmo. Sono passati due anni con la piazza vuota e alla piazza è successo come succede a noi quando facciamo digiuno: abbiamo voglia di mangiare e, quando andiamo a mangiare dopo il digiuno, mangiamo di più; per questo si è riempita di più: anche la piazza ha sofferto il digiuno e adesso è piena di voi!”

Con queste parole Papa Francesco ha accolto gli oltre 80.000 adolescenti giunti in Piazza San Pietro nel giorno di Pasquetta, per #Seguimi: il pellegrinaggio degli adolescenti italiani È stato il momento del ritrovo, dello stare insieme della preghiera, quella piazza ha accolto i ragazzi provenienti da ogni parte del Paese nel suo caloroso abbraccio.

L’evento organizzato dal Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile ha visto una grande partecipazione di diocesi, aggregazioni laicali e movimenti. È stato emozionante vedere sventolare in punti diversi, lungo il colonnato tante bandiere di AC, una presenza sicuramente significativa frutto dell’impegno di tanti educatori, responsabili associativi e assistenti.

#Seguimi: gli adolescenti italiani attendono il Papa

La giornata ha visto l’alternarsi di volti affermati come Giovanni Scifoni che con un suo monologo, ha portato i ragazzi a scoprirsi nella crescita, quella fase in cui da bambini si diventa adolescenti appunto, una fase strana, insidiosa, ma con un potenziale enorme.

Poi Blanco che ha cantato Blu Celeste, uno dei suoi pezzi più conosciuti, il giovanissimo vincitore di Sanremo ha dedicato questa canzone a tutti quelli che hanno perso una persona importante, sottolineando che oggi siamo tutti importanti e che vedere tanti ragazzi insieme in quella piazza è la prova che l’amore è un’arma potentissima.

Sono seguite diverse testimonianze guidate dalla sapiente mano dell’attore e regista Michele La Ginestra, ragazzi diversi hanno raccontato storie diverse, ma con un minimo comune denominatore: dei momenti di buio. Sappiamo bene infondo quanto l’adolescenza possa essere un periodo difficile e complesso, sicuramente un periodo in cui è utile educarsi a vivere anche quei momenti in cui ci sembra che tutto non vada.

Ci ha ricordato Francesco nel suo messaggio che il buio ci mette in crisi; ma il problema è come io gestisco questa crisi: se la tengo solo per me, per il mio cuore, e non ne parlo con nessuno, non va. Nelle crisi si deve parlare, parlare con l’amico che mi può aiutare, con papà, mamma, nonno, nonna, con la persona che può aiutarmi. Le crisi vanno illuminate per vincerle.”

In questo gli educatori e i responsabili associativi hanno un ruolo fondamentale, senza la presunzione di elevarci a maestri, ma piuttosto facendoci compagni dei nostri ragazzi. Un compagno è quella persona che ti illumina il cammino, è quello che a volte è avanti quando la strada è insidiosa, ti cammina di fianco, ma è anche quello che sa starti dietro per guardarti le spalle.

Proprio sulla compagnia stiamo riflettendo ampiamente con i nostri giovanissimi accompagnati dall’iniziativa annuale Punto di non ritorno, viviamo con i giovanissimi l’avventura di una condivisione sempre possibile; creiamo, con e per loro, le condizioni in cui far fiorire un accompagnamento tra pari, aiutandoli a riconoscersi accompagnati e, al tempo stesso, compagni di viaggio.

Il Papa ha però sottolineato una cosa a mio parere importante: i ragazzi hanno “il fiuto” che con l’età noi più grandi abbiamo perduto un po’ per mancanza di stupore e un po’ essendo sopraffatti dall’abitudine. Gli adolescenti sono invece in grado di fiutare la realtà senza appiattirla, quello stesso fiuto che aveva Giovanni: appena visto lì quel signore che diceva: “Buttate le reti a destra”, il fiuto gli ha detto: “È il Signore!”. Era il più giovane degli apostoli. Voi avete il fiuto: non perdetelo! Il fiuto di dire “questo è vero – questo non è vero – questo non va bene”; il fiuto di trovare il Signore, il fiuto della verità.

Il fiuto da solo però non basta, occorre anche il coraggio ci ha ricordato Francesco, il coraggio di Pietro che senza esitazione si butta in acqua per trovare Gesù. Il fiuto e il coraggio messi insieme sono due armi potentissime che ci permettono di sconfiggere la morte, quella più profonda che coinvolge l’anima. È proprio la morte che blocca i nostri slanci di generosità, che non ci permette di buttarci, che ci frena nei nostri pensieri e nelle nostre angosce.

Coraggio, determinazione, gioia tre parole che definiscono il carattere di ogni adolescente, tre atteggiamenti necessari per rispondere in maniera affermativa a quel #Seguimi!

INSIEME PER LA PACE

A cura di Antonella Caputo – Vicepresidente Adulti

Sabato 2 aprile piazza Garibaldi a Taranto si è riempita di voci e canti, e i colori di cento bandiere hanno urlato il “ NO “ a qualsiasi guerra che possa minacciare la vita umana, la sua dignità, la libertà e la tranquillità di ogni popolo.

Agesci e Azione Cattolica si sono unite per realizzare una veglia di preghiera e manifestare a gran voce il ripudio ad ogni tipo di violenza contro l’umanità , dichiarando chiaramente da che parte stare: dalla parte di Cristo e del suo messaggio d’amore.

Le insegne dell’Agesci e dell’Azione Cattolica si sono unite a quella della Pace per vivere un’esperienza unitaria di consapevolezza del momento buio che angoscia il mondo, con la speranza che si possa ritornare a vivere in un contesto libero dalle guerre, senza la paura che minaccia le nostre vite, uniti alla sofferenza delle vittime e alla speranza del domani. Bambini, giovani e adulti hanno risposto positivamente a questa chiamata riempiendo la piazza, e le invocazioni alla pace si sono alternate alla lettura del Vangelo e al messaggio del Santo Padre.

Era presente anche una delegazione del popolo Ucraino ed è stato importante far sentire la loro voce: c’è stata la testimonianza di una donna ucraina che vive in Italia che ha esternato, con le sue parole, tutta la sofferenza che vive la sua gente, ringraziando per la vicinanza, la solidarietà e l’aiuto materiale.
Ricordiamo che anche in Russia ci sono tantissime persone che sono contrarie a questo attacco, infatti subito dopo ha potuto parlare anche una donna russa, altrettanto sofferente per l’ingiustizia di una invasione che causa tante atrocità.

Le due donne si sono unite nell’imprimere l’impronta della loro mano su un telo bianco con al centro la scritta “PACE”.

Ma la veglia di preghiera aveva lo scopo, comunque, di gridare il nostro rifiuto a qualsiasi guerra in corso, senza distinzione. Ogni vicaria della diocesi di Taranto ha avuto un compito: realizzare una bandiera di stoffa con colori diversi , a seconda della vicaria, cucendo 8 quadrati insieme, su cui sono state scritte frasi sulla pace. Alla fine della veglia, queste bandiere si sono unite tra loro coprendo una vasta area, formando un unico tappeto ricco di intenzioni, colori e messaggi usciti dal cuore e dalla mente del popolo della pace, da chi sa che qualsiasi guerra non costruisce nulla, né potere né denaro, perché distrugge ogni cosa, non produce amore, né serenità né progresso.

L’ultimo intervento prima di tornare a casa lo ha regalato Sua Eccellenza Monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, che ha voluto complimentarsi per l’iniziativa ed esortare a perseverare nell’idea di Pace, l’unica via possibile alla convivenza tra i popoli, l’unica certezza di vita, l’unico modo per essere felici.

Una serata fredda e ventosa non ha spento il calore dei presenti, perché erano tutti coscienti dell’importanza di essere lì, di schierarsi, di far sentire la propria voce, di guardarsi dentro per gridare che la Pace è il nostro dna, con la Chiesa e con Colui che ha dato la vita perché noi fossimo felici.

“Ricuciamo la pace” – L’iniziativa del Mese della Pace 2022

A cura di Elio Simone La Gioia – Segretario MSAC

Come sempre Papa Francesco ha la capacità di indurci a riflettere usando parole semplici ma allo stesso tempo efficaci. Non è stato da meno quest’anno nel Messaggio per la 55ma Giornata Mondiale della pace sul tema “Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura”, che si celebra il 1° gennaio 2022 e che apre il Mese della Pace.

Come associazione siamo soliti vivere questo tempo straordinario cercando di far riflettere tutti i soci a partire dai singoli gruppi fino alle proposte diocesane, perché la pace la si costruisce solo insieme. Francesco questo lo ribadisce in maniera insistente ed incessante, infatti la pace “è insieme dono dall’alto e frutto di un impegno condiviso”.

Non possiamo ignorare che “nonostante i molteplici sforzi mirati al dialogo costruttivo tra le nazioni, si amplifica l’assordante rumore di guerre e conflitti, mentre avanzano malattie di proporzioni pandemiche, peggiorano gli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale, si aggrava il dramma della fame e della sete e continua a dominare un modello economico basato sull’individualismo più che sulla condivisione solidale”.

L’iniziativa di pace di quest’anno, “Ricuciamo la pace”, vuole aiutare ciascuno di noi a guardare alla realtà che ci circonda con l’occhio di chi si fa attento ai bisogni e, nel contempo, riesce a scorgere il bene, il bello laddove esso si manifesta. Abbiamo bisogno in fondo di educare gli occhi e il cuore alla pace e al bene, perché “la pace nasce solo da un cuore nuovo” (Giovanni Paolo II – Messaggio per la 17ma Giornata Mondiale della pace).

Il progetto di solidarietà, legato all’iniziativa del 2022, ci porta in Egitto nella città del Cairo, per sostenere l’Associazione Bambino Gesù del Cairo Onlus, nella costruzione dell’Oasi della Pietà, una casa di accoglienza per bambini e ragazzi.

L’orfanotrofio garantirà l’accoglienza ai minori che versano in condizioni disagiate e si configurerà come una vera e propria “oasi” di cura e sostegno per tantissimi bambini soli, che in Egitto purtroppo vivono ancora in stato di difficoltà estrema.

Per sostenere questo progetto, anche quest’anno c’è la possibilità di acquistare il gadget del Mese della Pace, targato Ac: un braccialetto realizzato con la collaborazione di QUID, un’importante realtà imprenditoriale di sartoria sociale di Verona, che lavora con la rigenerazione di stoffe che il mercato della grande distribuzione ritiene difettose e la lavorazione di scarti di produzione, ad opera di mani sapienti che danno vita a collezioni uniche nel segno della Creatività. Creazioni sostenibili nel segno di un modello di sviluppo aziendale alternativo (per saperne di più: https://www.quidorg.it).

L’idea di fondo è quindi quella di educarci alla pace. Sì, perché la pace è anche un’arte che si impara. Questo tempo di prolungata emergenza sanitaria forse ci ha insegnato che non basta lo slogan. Non basta una marcia. Non basta un cartello. Ci vuole lo studio e l’istruzione, come ci ha ricordato il Papa nel messaggio. Occorre il confronto. È necessario prendere posizione perché “l’equilibrismo non è il modo giusto di difendere la pace” (Don Tonino Bello, in Scritti di pace, Luce e Vita, p. 12).

In ultima battuta questo è tempo di riflessione, potremmo porci alcune domande in maniera personale e poi in base al servizio che rendiamo in associazione in modo da vivere questo Mese della pace in pienezza.

  • Ho mai pensato di costruire autentici percorsi di educazione alla pace? Quali scelte posso compiere per proporre una mentalità evangelica che accolga l’invito a essere operatori di pace?
  • “Ricucire la pace” cosa significa per me oggi? Come posso contribuire ad alimentare la capacità di dialogo nei luoghi che frequento quotidianamente (in casa, a scuola, a lavoro, nel tempo libero…)?
  • Il Papa più volte ci esorta a pregare per la pace, mi fermo a pregare per la pace? Attraverso la preghiera so far emergere, individuare, a volte smascherare, piccole e grandi forme di ingiustizia, di egoismo, di sopraffazione e di odio per affidarle al Padre?

Di seguito, in basso, è possibile scaricare il sussidio che presenta nel dettaglio il progetto e le attività per il Mese della Pace.

Ci aspetta davvero un tempo di riflessione e impegno straordinario, che vivremo appieno insieme a tutti i bambini, i ragazzi, i giovani e gli adulti della nostra Associazione.

Sussidio Ricuciamo la Pace –> Sussidio-Ricuciamo-la-Pace-2022

Genitori Per! Una proposta dell’Azione Cattolica Italiana per i genitori

Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti. L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane. Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.

(Khalil Gibran, Il Profeta)

DA DOVE PARTIAMO

L’Azione Cattolica ha da sempre tenuto nelle proprie fondamenta l’attenzione alla famiglia.[1]«L’Ac collabora al pieno sviluppo della famiglia, in cui si incontrano la naturale esperienza umana e la grazia del sacramento del matrimonio, e favorisce la promozione del suo ruolo attivo e … Continua a leggere E sin da quando è nata l’articolazione dell’ACR è stata prerogativa dell’associazione condividere con le famiglie l’impegno della formazione umana e cristiana dei bambini e dei ragazzi.[2]«Condivide con le famiglie e con la comunità ecclesiale l’impegno alla formazione umana e cristiana dei bambini e dei ragazzi, attraverso educatori, giovani e adulti di Azione cattolica, … Continua a leggere

Nonostante i mutamenti sociali che l’hanno investita e le fragilità che ne segnano il cammino, l’AC continua a credere che la famiglia sia il luogo formativo a cui riconoscere il primato assoluto: “è qui che avviene la prima e più importante educazione, che passa attraverso la parola semplice dei genitori, il loro stile di vita, la loro testimonianza di amore. Consapevole di questa priorità, l’Azione Cattolica cerca legami continui con la famiglia, di cui favorisce il coinvolgimento e con cui instaura un dialogo, per costruire attorno ai più giovani quasi un’alleanza che sostenga la loro crescita.”[3]Progetto formativo AC

Nel corso dell’ultimo decennio, nel territorio si sono moltiplicate le esperienze di coinvolgimento dei genitori, sia per una maggiore consapevolezza dell’importanza di questa relazione, sia per una serie di stru- menti creati dal centro nazionale (Genitori per, Formato famiglia, Un cammino con la famiglia, In Famiglia) e di iniziative (su tutte, il seminario di studio condiviso da ACR e Area Famiglia e Vita “Sotto lo stesso tetto. Il coraggio delle relazioni educative”, 19-20 novembre 2011).

L’esperienza maturata in questo ambito è patrimonio acquisito di tutta l’Associazione: in questo triennio l’Area Famiglia e Vita sta cercando di condividerne i frutti e le promesse, anche attraverso la raccolta delle iniziative presenti nel territorio, con l’obiettivo di sistematizzare e semplificare i percorsi formativi per i genitori.

Nel corso del seminario di Area del novembre 2018, e nelle diverse occasioni di confronto con i Settori e l’ACR, ci siamo interrogati a partire dalla realtà dei genitori di oggi, prendendo consapevolezza di quanto emerso nella presentazione dei risultati del questionario proposto alle presidenze diocesane: alla buona co- noscenza dell’esistenza degli strumenti AC “Genitori per” e “In famiglia” non consegue un utilizzo così diffuso all’interno dell’Associazione. Sono emerse così alcune istanze:

  • L’importanza di riuscire ad individuare una continuità nella proposta formativa, tenendo insieme la molteplicità delle esperienze di vita: un genitore è anche adulto (e probabilmente sposo);
  • La presenza di adulti genitori all’interno del gruppo di lavoro che prepara le proposte per i genitori: ci si è accorti di alcune attenzioni verso i ragazzi e i loro genitori solo quando si è vissuta a sua volta la genitorialità;
  • La necessità di fare rete con le altre “agenzie” educative del territorio: scuola, educatori del tempo libero, realtà sensibili. Si evita così eccessive frammentazioni, anche a livello ecclesiale. Un progetto di pastorale d’insieme, integrata;
  • Leggere e intercettare le autentiche esigenze dei genitori di oggi, cogliendo le domande di senso che li abitano e aprendoci ad un reale ascolto di genitori che hanno ritmi di vita frenetici, ma al contempo con desideri di bene per la crescita dei figli.

A partire da queste istanze, il coinvolgimento dei genitori nel cammino di fede dei ragazzi è un’opportunità che nelle comunità parrocchiali va sempre più consolidandosi con l’obiettivo, da un lato, di offrire ai ragazzi un’esperienza più armoniosa e graduale, e dall’altro, di far sentire sempre più tutta la famiglia protagonista nella vita della Chiesa.[4]“La famiglia si costituisce così come soggetto dell’azione pastorale attraverso l’annuncio esplicito del Vangelo e l’eredità di molteplici forme di testimonianza: la solidarietà verso i … Continua a leggere
Da qui l’idea che GENITORI PER, integrando le diverse iniziative associative, diventi l’unica proposta che l’AC fa per i genitori. Non un autonomo percorso formativo, ma piuttosto un processo che mette in gioco la fami- glia associativa, in particolare Adulti, ACR, Giovanissimi, per sostenere i genitori nella loro missione educativa, perché formando i loro figli edifichino la Chiesa e sperimentino la bellezza della vocazione alla maternità e alla paternità[5]Amoris Laetitia, 85.

OBIETTIVO DI “GENITORI PER!”

L’obiettivo della proposta per i genitori è di mettere al centro la persona del genitore come uomo/donna di questo tempo, che spesso è distante dall’esperienza ecclesiale, ma che porta nel cuore le domande di vita e di fede a cui ancora non ha trovato una risposta. Non si tratta quindi di momenti informativi sul cammino dei ragazzi, né di proposte di nuovi gruppi, ma piuttosto di momenti, luoghi, opportunità di riflessione personale e comunitaria sulla propria esperienza di vita come persona, coniuge e genitore[6]Cfr Progetto formativo AC, cap.5 Gli itinerari formativi- § 5 La riscoperta della fede, per riscoprire altresì la dimensione missionaria dell’essere “genitori per” tutti, non solo per i propri figli.

Questa meta non deve in alcun modo strumentalizzare i bambini e i ragazzi per avere gli adulti che a volte sfuggono dalla vita comunitaria. Per questo il cammino con i genitori deve porre attenzioni a tutte le parti che entrano in gioco in questa relazione educativa – figli, genitori, educatori -, avendo cura di:

far vivere ai figli l’esperienza del cammino di fede assieme ai propri genitori quali primi testimoni della fede;

far conoscere l’AC ai genitori come associazione che accompagna il loro essere genitori, attraverso l’impegno degli educatori e l’offerta di luoghi e momenti di formazione specifici, che potranno avere come approdo l’esperienza del gruppo adulti;

dare l’opportunità agli educatori di relazionarsi con le famiglie per mettersi in ascolto del loro vissuto e della loro esperienza di fede. Questa esperienza vuole avere un forte taglio missionario, “portando da laici il fermento del Vangelo”[7]Giovanni Paolo II, Angelus a Loreto, 5 settembre 2004 a tutte le persone che andiamo ad incontrare: in particolare, si deve aver cura di accompagnare i ragazzi che vivono le iniziative senza la presenza dei genitori o che vivono situazione di divisione in famiglia.

IL PROCESSO

Parliamo di GENITORI PER innanzitutto come Processo, nell’accezione di Evangelii Gaudium, prima che di “progetto” o “percorso”:

  • perché non sostituisce, ma si integra, con il Progetto di AC e con i suoi percorsi formativi;
  • perché, proprio come vuole EG, intende mettere in moto una dinamica di accompagnamento, verso i genitori, che richiede tempo, gradualità, pazienza, costanza, sinodalità, gesti, e pervenga ad un cambiamento concreto.

Chi fa cosa

– I responsabili associativi

Il consiglio parrocchiale di AC ha il compito di prendersi cura di tutta la vita associativa, assicurando che il carisma dell’AC venga proposto e comunicato in modo vero alle persone e alla comunità.

In ordine alla proposta formativa dedicata ai genitori il loro compito si può così sintetizzare:

  • la ricerca continua di tessere relazioni con i genitori, cercando di stringere rapporti di comunione e di fraternità;
  • l’individuazione di chi all’interno dell’associazione può dedicarsi ad accompagnare i genitori, suscitando vocazioni educative e consentendo un’azione educativa pensata e condivisa: la responsabilità di animare il gruppo genitori sia affidata possibilmente ad una coppia di sposi o nel caso non sia possibile a più singoli adulti che vivono l’esperienza della genitorialità;
  • aver cura che il percorso per genitori sia aperto a tutti i genitori della comunità, non solo quelli che partecipano alle attività dell’ACR, ma invitando anche chi ha figli più piccoli o più grandi.

– I responsabili educativi

Il punto di partenza per intraprendere un percorso genitori è coinvolgere quelli già in qualche misura interessati dall’esperienza che i propri figli stanno facendo in ACR, come anche nei GVV: per far sì che tutta l’associazione si senta parte di un unico cammino è bene che periodicamente ci sia un incontro tra gli anima- tori del percorso genitori e il gruppo educatori ACR.

Animatori percorso genitori

Gli animatori del percorso genitori sono dei soci di AC che si dedicano stabilmente a questo servizio. Il per- corso genitori non richiede una struttura pesante (verosimilmente 3-5 incontri annuali), ma soprattutto richiede una tessitura di relazioni che esce dalle dinamiche strutturate degli incontri e si spende nella gratuità, apprendendo sempre più l’arte dell’accompagnamento, in una dimensione comunitaria.[8]“In una civiltà paradossalmente ferita dall’anonimato e, al tempo stesso, ossessionata per i dettagli della vita degli altri, spudoratamente malata di curiosità morbosa, la Chiesa ha bisogno di … Continua a leggere Alcuni punti fermi:

  • Mettersi in ascolto della famiglia: non accostiamola pensando che non abbiamo nulla da guadagnarci. Gli sposi cristiani hanno ricevuto il Sacramento del Matrimonio che investe tutta la loro esistenza, nel quale sono chiamati, giorno dopo giorno, ad accogliere e valorizzare la grazia che ne scaturisce. Tra le famiglie, ce ne saranno sicuramente molte che vivono l’amore sponsale in maniera bella e gioiosa: impariamo a metterci in ascolto del loro vissuto, della loro esperienza per coglierne il senso profondo, la forza e la solidità della loro unione coniugale.
  • Questa grammatica dell’ascolto non può non incrociare la vita e l’esperienza di chi sta facendo un percorso diverso: dai separati e divorziati, ai genitori conviventi, a quanti sono uniti solo civilmente. Attraverso l’esercizio della condivisione, impariamo insieme a leggere i segni della Grazia di Dio che opera in tutte le persone e in tutte le situazioni[9]Cfr. Amoris Laetitia, 297
  • Discrezione e rispetto dei tempi: quando ci si relaziona con una famiglia si entra dentro un terreno sacro. Essere persone di speranza e dunque capaci di pazienza.
  • Guardare ogni famiglia come una potenzialità d’amore. Nelle situazioni di divisione avere maggiore attenzione nello sviluppare atteggiamenti di accoglienza e di ascolto. In questo frangente è necessario collaborare con la famiglia di origine, maturando con l’assistente parrocchiale la modalità più corretta ed opportuna per la singola situazione. È inoltre importante ricordarsi che marito e moglie scelgono di separarsi/divorziare, ma con questo non smettono di essere genitori.
  • Collegamento con la comunità cristiana: viviamo in un tempo in cui i confini delle nostre comunità parrocchiali sono molto più labili e in un territorio segnato da una mobilità assai elevata con un con- seguente venir meno di un senso di appartenenza alla comunità cristiana. L’esperienza del percorso genitori può essere quel ponte che fa sì che i genitori riescano ad inserirsi nella vita della comunità parrocchiale.

Educatori ACR/GVV

È necessario che gli educatori ACR e GVV siano formati per costruire una solida alleanza educativa con i genitori dei ragazzi che partecipano al gruppo, maturando atteggiamenti e buone prassi. Ne elenchiamo a titolo esemplificativo alcune qui di seguito:

  • Entrare in casa”, avere a cuore ogni singolo ragazzo, creando una relazione di fiducia: il fatto stesso che i genitori ce li affidino è un atto di fiducia più o meno esplicito. Per esempio, la scelta di riaccompagnare di volta in volta un ragazzo a casa per avere l’occasione di conoscere i genitori può portare la famiglia a cogliere, magari con stupore, che abbiamo a cuore ciascun ragazzo nella sua unicità anche in mezzo ad un gruppo.
  • All’uscita raccontare ai genitori come è andata l’attività, i miglioramenti: dedicare tempo alla “riconsegna” dei ragazzi per spiegare le scoperte fatte, i passi nuovi del cammino, gli interventi del proprio figlio; ciò può essere utile per allacciare una relazione, approfondire passaggi e poter realmente sostenere la continuazione in famiglia del cammino di fede.
  • Atteggiamento di accoglienza: portare a catechismo o fuori dalla scuola l’invito a partecipare all’ACR è una prassi ormai consolidata. Provare a passare casa per casa in modo da poter presentare direttamente ai genitori la proposta del cammino è segno di interesse per ogni ragazzo, di andare in cerca non solo di quelli che arrivano in parrocchia, ma anche di chi è fuori dal giro.
  • Rendere i genitori partecipi nelle attività per fare qualcosa con/per i figli. Il tempo che i genitori riescono a dedicare ai ragazzi è il frutto spesso di ritagli nella giornata. In alcune iniziative (pranzi, uscite, feste del Ciao, ecc.) cerchiamo di dar loro la possibilità di poter vivere un tempo di famiglia disteso, gratuito, sereno. Organizzare giochi in famiglia, far preparare loro qualcosa inoltre crea le condizioni per relazionarsi con altre famiglie e potersi sostenere con una testimonianza reciproca.

La dinamica formativa: Il Processo e le schede

Le schede “Genitori per”, sia quelle già realizzate negli anni sia le nuove, diventano lo strumento metodologico del progetto. Le schede saranno pensate secondo la dinamica formativa che l’Azione Cattolica sceglie per i suoi percorsi formativi. Innestate nella struttura contenutistica del testo adulti, si concentre- ranno sulla consapevolezza e sull’esercizio della genitorialità dentro la vita, anche quella associativa, dei pro- pri figli, per crescere nella capacità di essere madri e padri.

La vita è appunto il luogo da cui si parte, e in cui ciascuno viene raggiunto dalla Parola di Dio, perché questa possa agire e trasformarla. L’incontro con il Signore, con la sua Parola, fa ritornare alla vita di ogni giorno in maniera diversa.

Ciascuna scheda si articolerà in tre passi:

  1. In ascolto della Vita → A partire dalla vita, dare attenzione alla realtà concreta delle persone nella sua complessità e nella sua bellezza, immergendosi nella loro storia, nelle domande di senso che li abitano, negli snodi e negli incroci che attraversano, accogliendo inquietudini e fragilità.
  2. Dalla vita alla Parola → L’incontro diretto con la Parola, attraverso attività di confronto semplici per far incontrare i membri del gruppo con la Scrittura, luce per orientare il cammino e per illuminare le domande sulla vita. Il confronto con la Parola è l’esperienza che contribuisce a plasmare l’esistenza del credente e che ci fa crescere nella familiarità con il Signore.
  3. Dalla Parola alla vita nuova → I genitori sono invitati a rivedere la propria vita alla luce della Parola, traendo degli impegni (atteggiamenti/scelte) piccoli ma concreti per tradurre in vita quanto la Parola ha suscitato.

Le schede finora pubblicate nei vari strumenti saranno riviste e messe a disposizione in modo organico nel sito nazionale nella sezione dell’Area Famiglia e Vita.

I contenuti

A cambiare è la lettura della vita:

  • lettura della vita dei figli che interpella l’essere genitori;
  • lettura della vita dell’essere genitore e al tempo stesso adulto e famiglia.

A fronte di queste considerazioni sono state individuate alcune “questioni vitali/passaggi della vita” che at- traversano tutta l’esperienza genitoriale e che si vorrebbero proporre attraverso il percorso genitori: la noti- zia/l’attesa di un figlio, l’uscita dal nido, l’educazione affettiva e sessuale, il lutto/la malattia/il dolore, la cura tra generazioni, la costruzione dell’identità del figlio, il conflitto in famiglia, la dimensione spirituale…

SCHEDE PERCORSO GENITORI PER!

Scheda 0 Inizio: https://www.actaranto.it/wp-content/uploads/2021/11/Scheda-0_inizio.pdf

Scheda 1 Zoom: https://www.actaranto.it/wp-content/uploads/2021/11/Scheda-1_zoom.pdf

References
1 «L’Ac collabora al pieno sviluppo della famiglia, in cui si incontrano la naturale esperienza umana e la grazia del sacramento del matrimonio, e favorisce la promozione del suo ruolo attivo e responsabile nella pastorale, anche offrendole la possibilità di partecipare alla propria attività apostolica.», Statuto art. 9
2 «Condivide con le famiglie e con la comunità ecclesiale l’impegno alla formazione umana e cristiana dei bambini e dei ragazzi, attraverso educatori, giovani e adulti di Azione cattolica, specificamente preparati.», Statuto art. 16
3 Progetto formativo AC
4 “La famiglia si costituisce così come soggetto dell’azione pastorale attraverso l’annuncio esplicito del Vangelo e l’eredità di molteplici forme di testimonianza: la solidarietà verso i poveri, l’apertura alla diversità delle persone, la custodia del creato, la solidarietà morale e materiale verso le altre famiglie soprattutto verso le più bisognose, l’impegno per la promozione del bene comune anche mediante la trasformazione delle strutture sociali ingiuste, a partire dal territorio nel quale essa vive, praticando le opere di misericordia corporale e spirituale. Ciò va collocato nel quadro della convinzione più preziosa dei cristiani: l’amore del Padre che ci sostiene e ci fa crescere, manifestato nel dono totale di Gesù, vivo tra noi, che ci rende capaci di affrontare uniti tutte le tempeste e tutte le fasi della vita.”, Papa Francesco, Amoris leatitia, n. 290
5 Amoris Laetitia, 85
6 Cfr Progetto formativo AC, cap.5 Gli itinerari formativi- § 5 La riscoperta della fede
7 Giovanni Paolo II, Angelus a Loreto, 5 settembre 2004
8 “In una civiltà paradossalmente ferita dall’anonimato e, al tempo stesso, ossessionata per i dettagli della vita degli altri, spudoratamente malata di curiosità morbosa, la Chiesa ha bisogno di uno sguardo di vicinanza per contemplare, commuoversi e fermarsi davanti all’altro tutte le volte che sia necessario. In questo mondo i ministri ordinati e gli altri operatori pastorali possono rendere presente la fragranza della presenza vicina di Gesù ed il suo sguardo personale. La Chiesa dovrà iniziare i suoi membri – sacerdoti, religiosi e laici – a questa “arte dell’accompagnamento”, perché tutti imparino sempre a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro (cfr Es 3,5). Dobbiamo dare al nostro cammino il ritmo salutare della prossimità, con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana. Più che mai abbiamo bisogno di uomini e donne che, a partire dalla loro esperienza di accompagnamento, conoscano il modo di procedere, dove spiccano la prudenza, la capacità di comprensione, l’arte di aspettare, la docilità allo Spirito, per proteggere tutti insieme le pecore che si affidano a noi dai lupi che tentano di disgregare il gregge.” Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 169.171
9 Cfr. Amoris Laetitia, 297

A tutto campo! – Adesioni 2022

Occhi aperti perché a breve partirà la campagna Adesioni 2022 e quest’anno sarà… A tutto campo! Occhi aperti, dicevamo: è la vista che quest’anno desideriamo allenare, riscoprendo la gioia di incrociare lo sguardo dei fratelli e delle sorelle nella vita di ogni giorno e di comunicare, anche attraverso l’incontro visivo, l’entusiasmo di appartenere all’AC, la rete di relazioni che mai ci lascia soli.

Fissi su di lui” (Lc 4,14-21) è l’icona biblica che accompagnerà l’anno formativo che sta per iniziare: in essa cogliamo l’invito a vivere il cammino associativo con «la consapevolezza che qualcosa di diverso deve finalmente succedere» e che «quando c’è attesa, immancabilmente gli occhi si spalancano, lasciando che giunga qualcosa di nuovo e ci scuota, ci liberi, ci rimetta in piedi» (Orientamenti per l’anno associativo 2021-2022).

Fissi, dunque, ma non immobili. Dopo l’esperienza delle chiusure e delle restrizioni dovuti alla pandemia, sentiamo il bisogno di leggere l’invito alla fissità non come ad una fuga da ciò che ci circonda, ma come la chiamata ad allargare lo sguardo, determinati – in questo sì, fissi (forse anche un po’ fissati) – a notare i particolari, a leggere la realtà complessa in cui siamo immersi, a scorgere chi sta ai margini.

Ciascuno di noi può essere il buon giardiniere che fa fiorire la vita associativa, quel campo dove continuare sempre a seminare con passione e tanta cura. Per questo, anche quest’anno potremo contare su alcuni strumenti e materiali molto semplici, a partire dalla della locandina e dal banner, per iniziare a promuovere l’adesione all’Azione Cattolica in parrocchia e sui canali social.

Guardando Gesù, facendoci illuminare dal suo Volto, potremo allenare il nostro sguardo a superare i limiti di un campo visivo ristretto dall’individualismo e dall’autoreferenzialità e arrivare ad incontrare i più fragili, a praticare la fraternità universale, a ritessere relazioni “sfilacciate”, a coinvolgere tutti in una vita associativa davvero… A tutto campo!

In una fresca sera d’estate

A cura di Antonella Caputo – Vicepresidente Adulti

Una serata organizzata dal Settore Adulti di Azione Cattolica per parlare di ripartenza, di suggerimenti, di appartenenza e fiducia. Ma soprattutto voglia di ritrovarsi, non per lasciarci alle spalle il periodo complicato della pandemia, che non è esaurito del tutto, ma per imparare a trarre da questa esperienza il senso del nostro vivere da cristiani pronti a comprendere il tempo che ci è imposto.

Riuniti nel chiostro del Villaggio Sant’Agostino di Martina Franca, abbiamo avuto il piacere di una numerosa presenza di amici, consiglieri, presidenza, segretari MSAC e del settore Giovani, che hanno reso possibile questa serata. Per coloro impossibilitati a presenziare ci saranno senz’altro altre occasioni perché capiamo che il periodo estivo può causare difficoltà.

L’introduzione del Vicepresidente per il settore Adulti Pasquale Massafra ha sottolineato soprattutto l’intenzione di ricominciare a camminare con fiducia e speranza. Non abbiamo ricette né soluzioni, ma la nostra storia di 150 anni ha percorso strade non certo sempre facili. E la storia la fanno le persone, con il loro entusiasmo, le loro energie, le loro convinzioni, il loro contributo, piccolo o grande. E con la Fede. Ribadendo l’idea di popolarità, proprio intesa come vicinanza alla gente.

La presidente Letizia Cristiano, sempre presente accanto agli aderenti AC, ha parlato di un argomento che è stato costantemente alla base del suo mandato: le relazioni. Ha esortato i presenti alla vicinanza, a comprendere i motivi di eventuali allontanamenti dall’associazione, alla comprensione di fragilità che possono turbare qualche socio.

E questo non per banali questioni di tessere, ma per realizzare la frase che ci accompagna: Una AC di tutti e per tutti. Perché l’AC non è la presidenza, i consigli parrocchiali, i responsabili di settore, ma ogni singolo associato, con la sua ricchezza e i suoi talenti, chiunque accolga l’offerta formativa di questa associazione vicina alla Chiesa e agli uomini.

Sì alle idee e alle parole, ma anche alla preghiera, base immancabile della nostra vita. Don Francesco Maranò ha letto e commentato il brano del Vangelo secondo Marco (4, 35-41 ), aiutandoci nella lettura e proponendoci spunti di riflessione, con semplicità ma con concetti incisivi,  ci ha raccomandato di vivere con maturità e stile il nostro quotidiano.

Antonella Caputo ha poi sintetizzato gli impegni suggeriti dal Centro Nazionale, marcando gli aspetti che riguardano l’importanza della cura dell’associazione, dei gruppi parrocchiali, che anche se poco numerosi, hanno la stessa importanza dei gruppi più consistenti, proprio perché ogni singolo associato è Azione Cattolica.

Maria Carmela Basile ha sintetizzato un po’ tutti gli argomenti della serata presentando un cartellone con alcune domande rivolte ai presenti, i quali non solo hanno risposto, ma hanno contribuito in maniera davvero interessante con idee e proposte, interagendo tra loro dando vita ad un incontro nell’incontro.

La conclusione è stata degna di un incontro tra amici che hanno molto in comune, che si ritrovano e scambiano saluti e sorrisi. Certo, i sorrisi erano ancora nascosti dalle mascherine ma gli occhi e il tono della voce non si possono imprigionare. Mascherine che sono state tolte al buffet organizzato per gli intervenuti, per consumare un fresco aperitivo gustato intorno all’artistico pozzo del chiostro.

Un incontro tra amici. Per ritrovarsi.

Quando la vocazione ti porta… “fuorisede”

A cura di Elio Simone La Gioia – Segretario MSAC

La fine di un anno, sia scolastico che universitario, coincide quasi sempre, con il momento di tirare le somme e per me, ancora di più quest’anno. Detto questo, ho pensato di voler condividere con voi una storia particolare, la mia: quella di uno dei tanti studenti che lasciano la propria terra d’origine per andare a studiare fuori.

Non è mai facile lasciare il luogo in cui si è cresciuti: la propria famiglia, gli amici di sempre, tantomeno la propria parrocchia. Con questo sentimento di malinconia iniziale sono partito ad inizio settembre per raggiungere Roma e durante il tragitto di questo primo viaggio da fuorisede, tante domande hanno iniziato a balenarmi per la testa, una su tutte però, mi interrogava su come sarebbe stata la mia vita, da quel giorno in poi, così lontano da casa.

Abbastanza ricorrenti sono state le parole del mio parroco, don Lucangelo De Cantis, che salutandomi mi rincuorava dicendomi che a Roma avrei trovato “un tabernacolo davanti al quale pregare e una parrocchia che mi avrebbe accolto”: posso affermare che, a quasi un anno di distanza, queste parole si sono rivelate proprio vere.

In questo nuovo anno ho avuto la fortuna di poter proseguire il cammino in associazione grazie al progetto Fuorisede,  il quale da anni si impegna ad aiutare e sostenere  giovani studenti e lavoratori, tramite la collaborazione tra diocesi diverse.

Mi è capitato durante questi mesi di incontrare tante persone, ognuna con la propria unicità ed originalità ed in particolare mi ha colpito l’incontro con uno studente fuorisede “inusuale”: un giovane seminarista della diocesi di Castellaneta, Giovanni Fonseca, qui a Roma per concludere la sua formazione in vista del sacerdozio.

Chiacchierando con lui spesso, ci siamo confrontati  sull’esperienza bella che l’AC rappresenta per la mia vita ed, in una delle nostre ultime conversazioni, gli ho posto qualche domanda ripensando alle parole che il presidente nazionale uscente ci ha consegnato in occasione della XVII Assemblea Nazionale: “dobbiamo sentire forte la responsabilità di avere cura […] dei seminaristi, che dobbiamo accompagnare e sostenere, facendo loro pregustare la possibilità di vivere in pienezza la propria vocazione godendo dell’amicizia e della collaborazione di laici maturi e generosi, capaci di camminare insieme, sinodalmente, nella corresponsabilità”.

Senza accorgercene, abbiamo toccato temi importanti, sui quali l’AC è particolarmente attenta, come: la varietà dei carismi che lo Spirito suscita nella chiesa, il protagonismo laicale e (perché no) anche di vocazione. Detto questo, ho pensato allora, di volere condividere con voi alcune di queste riflessioni.

C’è un aspetto che ti ha colpito particolarmente del cammino che l’AC propone?

Personalmente provengo da una realtà ecclesiale in cui l’Azione Cattolica, in tutte le sue forme, rappresenta il cuore pulsante della formazione di ogni cristiano. È un dato di fatto che l’AC ha da sempre avuto a cuore la persona nella sua interezza, come Papa Francesco ha ricordato all’associazione in occasione del suo 150° anniversario. In quest’anno, ritengo che sia stata particolarmente stimolante e utile per la mia formazione pastorale, l’esperienza che ho maturato nella parrocchia di San Roberto Bellarmino in cui risiedo e dove ho avuto modo di conoscere più da vicino l’Azione Cattolica dei Ragazzi.

Ritengo particolarmente profetica, soprattutto in seguito al periodo scoraggiante appena trascorso, la dimensione peculiare dell’ACR in cui la formazione, oltre a risiedere nel gruppo, valorizza ogni aspetto del singolo.

Da studente fuorisede, una bella sorpresa è stata quella di conoscere il MSAC, un interessante provocazione alla missionarietà rivolta ai giovanissimi.Sono contento che questa interessante iniziativa sia nata da poco, anche tra le fila dei giovani studenti della mia diocesi di Castellaneta.

vocazione

Da seminarista, come pensi che AC e vocazione, si incontrino?

Non è mai banale o scontato parlare di vocazione, soprattutto se ci si ritrova a diversi confrontare con chi (magari da tempo) è in ricerca di certezze sul proprio futuro. Solo quando la parola “vocazione” si incontra con la parola “discernimento”, è allora possibile comprendere come la storia di ognuno di noi, nasconda in se, qualcosa di grande: un amore capace di servire, donando la propria vita per gli altri. 

Vocazione ed AC, per me, rappresentano un binomio consolidato che, anche nella specificità laicale che contraddistingue l’associazione, concorre a generare e sostenere anche le vocazioni destinate al sacerdozio o alla vita consacrata. È un dato di fatto che l’Azione Cattolica rappresenti un grembo fecondo per la nascita e per la crescita attenta di nuovi carismi a servizio della Chiesa.

Come l’AC può provare ad aiutare ragazzi, giovani e adulti in un cammino di ricerca della propria vocazione?

Qui la questione è davvero seria! Perché qualsiasi scelta avventata che possiamo compiere nella nostra vita, rischia di compromette seriamente la nostra felicità. È perciò fondamentale che ogni vocazione sia sempre e comunque accompagnata, custodita e valorizzata, così come ci ricorda il Documento finale del Sinodo dei Vescovi riguardo “i giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. 

Ogni cristiano è chiamato, perciò, ad essere custode e promotore della propria vocazione, ma soprattutto altrui; allo stesso modo, auguro che i responsabili associativi, ad ogni livello, possano sentire forte questo richiamo a collaborare attivamente con i propri pastori, per garantire alla Chiesa sempre nuovi discepoli-missionari.

Sperando che questi spunti di riflessione possano essere utili, soprattutto a chi leggendo, si riconosce in queste righe, desidero concludere ricordando che il MSAC è sempre a disposizione di tutti coloro che proprio come me, hanno deciso di compiere la scelta di studiare lontano dalla propria terra.

Se hai domande, dubbi o vuoi proseguire il percorso in associazione contattaci sui nostri social o all’indirizzo mail msac@actaranto.it