Il racconto di Segni del Tempo

A cura di Mariantonietta Fragnelli e Sara Salamina

Da pochi giorni è giunto a termine l’evento nazionale del settore giovani “SEGNI DEL TEMPO” tenutosi a Roma dal 28 al 30 ottobre. Durante queste giornate le vite, i volti e le storie di circa 2000 giovani provenienti da tutt’Italia si sono intrecciate al fine di compiere un cammino di fede e crescita spirituale.

Abbiamo avuto l’opportunità di sperimentare il valore della corresponsabilità e della condivisione. Ognuno di noi ha messo in gioco se stesso creando un dialogo costruttivo e ricco con ed attraverso l’altro seguendo l’ottica della complicità e collaborazione e dandoci l’opportunità di riflettere sulla nostra interiorità. Abbiamo riflettuto sull’importanza della sinodalità che, se gestita come un’azione di comunità, genera coesione sociale materializzandosi in occasioni di condivisione e confronto. All’interno della solidarietà, il pensiero e lo sguardo di ciascuno si fanno dono per tutti. È emerso il valore dell’affrontare processi riflessivi e progettuali che sappiano guardare ai limiti e alle risorse, ai rischi e alle opportunità, alle mancanze e alle potenzialità delle comunità stesse. Per una chiesa migliore è necessario un percorso di discernimento collettivo e sinodale, nella forma dell’ascolto reciproco e della ricerca condivisa finalmente riscoperta attraverso un contatto diretto con l’altro non più virtuale e distanziato. Tre giorni di riscoperta della bellezza delle relazioni rendendoci terreno fertile per un nuovo futuro da coltivare co-costruendo un mondo migliore che vada oltre l’individualismo odierno.

Un momento cruciale di questi tre giorni è stato l’incontro con il nostro Papa Francesco il quale ci ha ricordato: “siate giovani credenti e responsabili credibili, fate attenzione a non perdere il sapore, non diventare giovani tiepidi, cristiani annoiati”.

A seguito dell’udienza con il pontefice siamo stati divisi in gruppi ed abbiamo partecipato a convegni guidati da esperti e figure del settore incentrati su temi diversi quali: scuola, università, lavoro, tempo libero, sport, cultura pop, patrimonio culturale, crocevia di popoli, ambiente, legalità ed impegno civile. Questi incontri hanno contribuito allo sviluppo di uno sguardo attento sui luoghi che viviamo nella nostra quotidianità, immergendoci così nel vivo delle diverse realtà da noi speso ritenute “scontate”.

Noi giovani durante questa esperienza abbiamo potuto sperimentare il “vivere la fede in comunità”, una collettività autentica che potremmo definire come “prossima” poiché riconosce le diversità ma che, attraverso esse, giunge verso la strada dell’incontro in modo che si possa risvegliare in noi il desiderio di ricerca verso il bene comune. Ciò è possibile solo attraverso la responsabilizzazione delle nostre azioni.

La chiesa non va ripartita ma ripensata e rigenerata.

La fede è ossigeno per le relazioni umane ed è il nodo che stringe i credenti tra di loro, i cui diversi membri sono portati a riconoscersi come un unico corpo.

Taranto: una città che si racconta…

A cura della Presidenza Diocesana

Tra qualche giorno la nostra città accoglierà l’esperienza segno realizzata dal Settore Adulti e dal Movimento Lavoratori di Azione Cattolica. Ogni anno infatti, l’Azione Cattolica ed in particolare la presidenza nazionale, sente forte l’esigenza di mettersi in ascolto di un territorio che vive una situazione di disagio, difficoltà e precarietà.

Nel corso degli anni questo ormai consolidato appuntamento ha visto protagonisti i luoghi più disparati del nostro Paese, da Lampedusa, per ascoltare il parroco dell’isola, don Carmelo La Magra, e gli abitanti sull’emergenza immigrati, passando per Arquata del Tronto, tra gli sfollati a causa del terremoto, e poi Genova, tra coloro che avevano perso tutto dopo il crollo del ponte Morandi.

Lampedusa, Arquata del Tronto, Genova e Taranto. Luoghi distanti geograficamente e culturalmente ma con un minimo comune denominatore: il desiderio sconfinato degli uomini di essere ascoltati! La chiesa ci sta dimostrando in questo tempo quanta tenacia ci voglia per mettersi in ascolto, per farsi toccare e, se necessario, ferire dalle storie degli uomini e delle donne del nostro tempo.

Da venerdì 26 a domenica 28 agosto i delegati delle diocesi e la presidenza nazionale saranno accompagnati alla scoperta della nostra città, l’esperienza infatti si intitola “Taranto: una città che si racconta tra sofferenza e speranza”. Il ricco programma, stilato con il supporto dell’ufficio diocesano per i Problemi Sociali e il lavoro, Giustizia e Pace, Custodia del Creato, prevede la presenza dei rappresentanti di importanti realtà locali: l’Autorità di Sistema Portuale, Comune di Taranto, CISL, Peacelink, Ordine dei Medici di Taranto e mondo accademico.

Durante l’esperienza sono previste anche delle visite sul territorio, è infatti toccando con mano la sofferenza e le grandi ricchezze della città jonica che i partecipanti potranno vedere con i propri occhi quanto ascoltato durante i workshop. In particolare sono previste visite al quartiere Tamburi, al Castello Aragonese e in città vecchia.

Nella serata di sabato 27 agosto uno dei momenti più intensi della tre giorni sarà la cena-racconto presso il ristorante “Articolo 21”, si tratta di un ristorante sociale che offre lavoro a detenuti in cerca di riscatto, migranti e ragazzi provenienti dalle periferie della città.

Non ci resta che augurare buon ascolto a coloro che parteciperanno a questa preziosa esperienza, ci piace farlo con le parole di Sant’Agostino: “Non abbiate il cuore nelle orecchie, ma le orecchie nel cuore”. “Nolite habere cor in auribus, sed aures in corde” (Sermo 380, 1: Nuova Biblioteca Agostiniana 34, 568).

Studenti pronti a tutto…ma proprio a tutto!

A cura di Elio Simone La Gioia – Segretario MSAC

“Il mondo tutto, e maggiormente i giovani, hanno bisogno di profeti che assumano con forza e passione la strada della libertà e della speranza, percorrano la via della bellezza e della bontà, senza paure e fino in fondo, fedeli alla terra e al cielo, pellegrini dell’assoluto, con una sete indomabile di conoscere, capire e studiare i problemi degli altri, le ragioni dei conflitti, le cause dell’ingiustizia, le vertigini estatiche della bellezza e della bontà, i misteri del dolore e dell’amore, il desiderio di continuare a cercare per trovare, e trovare per continuare a cercare ancora.” (P. GRECO, B. SPERANDINI, G. SURACE, Giovani, fede e vocazione, cit., pp. 37-38.)

Forza, passione e speranza. Penso che non ci siano parole più adeguate per descrivere il campo nazionale che abbiamo vissuto qualche giorno fa a Molfetta assieme ai fratelli e alle sorelle del Settore Giovani.

Per essere studentesse e studenti pronti a tutto ci vuole una forza di fondo che dobbiamo ricercare nell’essere associazione. È emerso più volte nei gruppi di confronto di questi giorni quanto sia importante lavorare insieme: insieme ai nostri compagni sui banchi di scuola, insieme ai vicepresidenti del settore giovani e soprattutto ai membri delle nostre equipe diocesane. La forza e la solidità di un circolo MSAC si vede non tanto dalla quantità di eventi che riesce a realizzare, da quanti rappresentanti riesce a candidare nelle scuole, ma nel bene che si instaura tra gli studenti che di quel circolo fanno parte.

“Vivete la vita che state vivendo con una forte passione!” È questo il consiglio forte e affettuoso che ci arriva dalle solide e delicate parole di don Tonino Bello. Il sogno di don Tonino era quello di giovani con il fuoco dentro, capaci di amare e spendersi per gli altri, di incontrare la gente senza timori e chiusure. Questo atteggiamento di umile apertura è tra le cose fondamentali che il MSAC deve acquisire proprio come stile, un circolo capace di fare rete con altre associazioni studentesche, realtà territoriali e tutti coloro che lavorano per il bene comune.

Non dobbiamo come Azione Cattolica e come MSAC in particolare chiuderci in noi stessi, arroccarci su pareti autoreferenzialità, anzi, dobbiamo essere ancora più impegnati in un ascolto sincero dei bisogni delle nostre scuole. Partendo da questi bisogni, nei giorni del campo ci siamo concentrati sulla stesura di buone pratiche per vivere insieme la nostra responsabilità, per accompagnare i segretari che studiano all’università o lavorano e per lavorare al meglio con le nostre equipe diocesane. Abbiamo accolto l’invito di don Tonino ad essere cristiani autentici sovversivi, il cristiano autentico è sempre un sovversivo; uno che va contro corrente non per posa ma perché sa che il Vangelo non è omologabile alla mentalità corrente.

L’ultima parola per descrivere questa esperienza è sicuramente speranza. La speranza è una virtù rischiosa, una virtù, come dice san Paolo, di un’ardente aspettativa verso la rivelazione del Figlio di Dio (Rm 8,19). Non è un’illusione (Omelia di Santa Marta, 29 ottobre 2013). Ci siamo lasciati al termine del campo con una solida certezza: non è più il tempo di parlare di ripartenza, è tempo di ripartire concretamente guardando al futuro con speranza.

Se la nostra speranza non si traduce in scelte e gesti concreti di attenzione, giustizia, solidarietà, cura della casa comune rischiamo di essere studenti pronti a tutto, ma solo a parole. Specialmente a noi giovanissimi tocca organizzare la speranza, tradurla in vita concreta ogni giorno, nei rapporti umani, nell’impegno sociale e politico. Sta a noi superare la chiusura, la rigidità interiore, la tentazione di coloro che vogliono una Chiesa rigida, sta a noi superare la tentazione di occuparci solo dei nostri problemi e di ignorare quelli dei tanti studenti che vivono al di fuori dei nostri gruppi.

Viandanti sulle strade del nostro tempo

A cura dei partecipanti della nostra diocesi

“La nostra attività conosce uno “ieri” e un “oggi”, nel quale prendiamo le decisioni relative al “domani”. La situazione non rimane solo un elemento esterno per la nostra attività ecclesiale, ma confluisce in essa, contribuisce a determinarne la prassi, così come a sua volta la nostra prassi contribuisce a plasmare la situazione, mantenendola o modificandola.” (P.M. ZULEHNER, Teologia Pastorale, 1. Pastorale fondamentale. La Chiesa fra compito e attesa, Queriniana, Brescia 1992, p 25.)

Siamo chiamati a scelte importanti, scelte alte, scelte che plasmano; oggi all’Azione Cattolica è chiesto proprio questo e come giovani ci è chiesto di essere vento nuovo per l’associazione e per la chiesa.

Se volessimo riassumere il campo che abbiamo vissuto a Molfetta dal 29 Luglio al 1 Agosto, non ci sarebbe parola migliore di scelta. Oltre 150 partecipanti hanno scelto di ritagliarsi un tempo disteso per riflettere su come essere Giovani Wannabe: sulle strade del nostro tempo. Ciò che è emerso da questa esperienza è che vogliamo essere giovani che vivono una responsabilità giovane.

Abbiamo fatto tesoro del confronto vissuto durante il modulo formativo di Montesilvano e ci siamo nuovamente rimessi in discussione attraverso il confronto con ospiti, l’intenso lavoro nei gruppi sinodali e una riflessione personale. Dopo questa esperienza siamo sempre più convinti che lo stile che la nostra AC debba seguire sia quello suggerito dal sinodo, anche il metodo di lavoro da utilizzare è una scelta.

Nei gruppi abbiamo provato a far emergere i bisogni che i giovanissimi e giovani che abitano le nostre associazioni hanno, perché solo partendo da bisogni concreti potremo mettere in cantiere idee, progetti e proposte che rispondano effettivamente a questi bisogni. Come settore dobbiamo accogliere la sfida di accompagnare i nostri soci verso l’adultità, essere ascoltatori attenti delle esigenze dei giovanissimi, trovare modi e tempi per far sentire anche chi studia o lavora fuori dalla propria diocesi a casa.

Sono sfide grandi lo sappiamo, ma è proprio l’essere uniti come un’unica associazione la strada per poter rendere realtà tutto questo. Il presidente nazionale, nell’intervento conclusivo, ci ha ricordato quanto sia importante oggi per l’Azione Cattolica mettere insieme, abbiamo il compito e la responsabilità di creare legami all’interno dell’associazione e delle nostre realtà locali.

Torniamo a casa, nelle nostre associazioni diocesane, con il forte desiderio di essere giovani senza mezze misure, giovani che sono affamati di una chiesa bella, vicina e profetica. Proprio su questo abbiamo pregato sulle orme di un gigante della santità: don Tonino Bello.

“Vivete la vita che state vivendo con una forte passione. Non recintatevi dentro di voi circoscrivendo la vostra vita in piccoli ambiti egoistici, invidiosi, incapaci di aprirsi agli altri. Coltivate le amicizie, incontrate la gente. Voi crescete quanto più numerosi sono gli incontri con la gente, quante più sono le persone a cui stringete la mano.” (A. BELLO, Senza misura, La Meridiana, Molfetta 1993.)

40 anni di servizio generoso alla Chiesa

La Presidenza diocesana, il Consiglio diocesano e l’Associazione tutta rivolgono con affetto e gioia i più sentiti auguri a don Carmine Agresta, Assistente unitario diocesano, per il suo 40.mo anniversario di ordinazione sacerdotale e lo ringraziano di cuore per il servizio che in questi anni sta donando all’Azione Cattolica.

La collaborazione con la gerarchia e l’amicizia sincera con i presbiteri sono uno dei tratti distintivi dell’Ac. In Ac l’assistente ha un “ruolo importante nella formazione di coscienze di laici desiderosi di vivere con gioia la propria vocazione battesimale e di orientare la propria vita ad un progetto di santità” (Progetto Formativo): è un amico con cui crescere nella corresponsabilità e nella fede.

“Al servizio di questo impegno formativo e missionario ponete, carissimi, le vostre migliori energie: la sapienza del discernimento spirituale, la santità della vita, le varie competenze teologiche e pastorali, la familiarità di relazioni semplici e autentiche. Il Papa vi è vicino e vi incoraggia a non perdervi d’animo, soprattutto quando, dovendo contemperare il servizio di Assistente con altri incarichi in Diocesi, vi capita di sperimentare la fatica e la complessità di un tale ministero. Siatene certi: l’essere Assistenti dell’Azione Cattolica, proprio per la singolare relazione di corresponsabilità insita nell’esperienza stessa dell’Associazione, costituisce una sorgente di fecondità per il vostro lavoro apostolico e per la santità della vostra vita”. (Dal Messaggio di San Giovanni Paolo II agli Assistenti di AC)

Caro don Carmine ti accompagniamo con le nostre preghiere e affidiamo il tuo servizio ecclesiale alla Vergine Immacolata, Regina dell’Azione cattolica.

HO UN POPOLO NUMEROSO IN QUESTA CITTÀ

A cura di Antonella Caputo – Vicepresidente Adulti

Dal 25 aprile al 2 maggio si è tenuta la XVII ASSEMBLEA NAZIONALE dell’Azione Cattolica Italiana in modalità telematica, causa il prolungarsi dell’emergenza sanitaria.

L’Assemblea ha avuto il compito di rinnovare l’organico del Consiglio Nazionale e presentare il documento assembleare che accompagnerà la vita associativa nel prossimo triennio.

Circa 700 i delegati delle Diocesi di tutta Italia che si sono ritrovati su piattaforma a seguire e partecipare attivamente ai lavori, un numero elevato che ha impegnato non poco gli organizzatori.

I lavori si sono aperti col saluto del Presidente Nazionale uscente Matteo Truffelli che ha ricordato l’importanza del 25 aprile e ha fatto riferimento, naturalmente, alla pandemia che ha condizionato pesantemente la vita di ognuno di noi ma che non ha fermato il cammino di AC.

Truffelli ha parlato della “profezia della mitezza” che trasforma la storia con umiltà e mitezza e che ha avuto come esempi significativi persone come Bachelet, Armida Barelli, Carretto, Sturzo, Mazzolari e don Tonino Bello. Ai soci ha chiesto di rinnovare l’impegno nelle città, lungo i sentieri missionari, perché sia sempre più una AC in uscita, in questa Chiesa e per questa Chiesa, all’insegna della sinodalità come insiste Papa Francesco, invitandoci a seguire le sue parole. Perchè l’Azione Cattolica,  Truffelli l’ha ribadito con decisione, sta con Papa Francesco.

La giornata è proseguita con i messaggi di buon lavoro all’Assemblea, arrivati dal Santo Padre e dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Dopo il saluto iniziale trasmesso sui canali social di AC e Youtube i lavori sono proseguiti su piattaforma riservata ai soli delegati, i quali hanno avuto un po’ di tempo per seguire le spiegazioni tecniche che avrebbero permesso loro di cominciare il lavoro per cui sono stati chiamati.

E’ stato presentata la bozza del documento assembleare , sottoposto all’attenzione dei delegati che, divisi in gruppi, hanno analizzato ciascuno un punto in particolare decidendo se fare modifiche al documento stesso. Tali modifiche sarebbero poi state portate all’attenzione di tutti i delegati riuniti in plenaria e votati.

Il dibattito sul documento assembleare e la possibilità per tutti di presentare emendamenti è un esercizio di democrazia che caratterizza e nobilita un’associazione come la nostra.

Le serate del 27 e del 29 aprile sono state in chiaro, visibili a tutti. Il 27 aprile abbiamo ascoltato alcune testimonianze relative al “prendersi cura”: un ponte di volontariato tra l’Italia e la Terra Santa e l’impegno di suore cattoliche e laici che a Betlemme mandano avanti HOGAR NINO DIOS prendendosi cura di bambini in difficoltà e rifiutati dai genitori perché gravemente malati. Si è concluso con un momento di preghiera.

Il 29 aprile un altro momento di approfondimento che ha avuto come tema “Sulla stessa barca”.

Sabato 1° Maggio si è entrati nel vivo dei lavori assembleari, deliberando e votando tutti gli emendamenti arrivati ai coordinatori dei vari gruppi.

Ogni delegato ha ottenuto una scrivania virtuale per permettere di esprimere il proprio voto in perfetto anonimato e, volendo, di presentare emendamenti personali diversi dal punto che il suo gruppo ha esaminato. Ovviamente questo ha richiesto moltissimo tempo. Le votazioni sono proseguite fin quasi alla mezzanotte, poi sospese e riprese l’indomani. Ma intanto si è votato anche per il nuovo Consiglio Nazionale ma su piattaforma diversa: ogni delegato ha espresso le proprie preferenze ricevendo un codice identificativo segreto di accesso per votare e nonostante qualche incertezza tutto si è svolto rapidamente.

Nel pomeriggio del 2 maggio si è votato il documento finale che sarà diffuso quanto prima, è stata votata ancora una mozione, aggiunto un contributo dei ragazzi ACR al documento assembleare, quindi i nuovi eletti e le loro Diocesi:

ACR : LOVATO ( Verona ) – D’ANTONI ( Cefalù )– TIBALDI  ( Alba ) – D’ANGELO  ( Teramo-Atri) – MACCHIAVELLO ( Genova ) – TELESCA ( Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo ) – ZAMBON ( Milano )

GIOVANI : ZARDI ( Imola ) – GITTO ( Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela ) – BENEDETTO ( Mondovì ) – CARROZZA ( Sulmona-Valva ) – SERENI ( Terni-Narni-Amelia ) – TORRINI ( Fiesole ) – BIANCHI ( Brescia )

ADULTI : FRATINI ( Fiesole ) – BOSSIO ( Ancona-Osimo ) – PANZANI ( Milano ) – PAPARELLA ( Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi ) – MELI ( Ragusa ) – DE SANTIS ( Cosenza-Bisignano ) – CARROZZO ( Brindisi-Ostuni )

Prima di chiudere la XVII Assemblea Nazionale un emozionato e commosso Matteo Truffelli ha salutato con vari ringraziamenti chi lo ha accompagnato in questo settennato di Presidenza AC, citando, per 6 volte, lo stesso verbo-impegno; amare.

AMARE il nostro tempo come seminatori di speranza, non diffondendo paure e timori.

AMARE il nostro mondo tenendo presente l’ecologia integrale che tanto sta a cuore a Papa Francesco, prendendoci cura del nostro territorio.

AMARE la Chiesa, camminando con quella locale, italiana e mondiale,

AMARE la gente, soprattutto i piccoli, i poveri, gli emarginati. Ricordiamoci che siamo popolo di Dio.

AMARE chi si affida alla nostra passione educativa, impegno verso tutta la società civile.

AMARE l’AC, speranza di migliaia di persone: raccontarla, promuoverla, sostenerla.

Tutto questo perché l’AC, come disse il vescovo Mansueto Bianchi, assistente ecclesiastico di Azione Cattolica, “Siete una Chiesa bellissima”.

Termina qui questa anomala Assemblea Nazionale, in cui tutto è anomalo a causa di una pandemia che ci ha piegati ma non sconfitti.

Ringrazio anch’io la Presidenza Diocesana che ha voluto coinvolgermi in questa esperienza e che mi è stata accanto aiutandomi e sostenendomi.

E ringrazio anch’io l’AC .

Promuovere la nostra Associazione, farla conoscere, è un impegno davvero necessario, perché l’AC è uno scrigno pieno di pietre preziose che prendono luce dal Vangelo. La luce del Vangelo deve essere per tutti!

I ragazzi dell’ACR alla XVII Assemblea Nazionale di Azione Cattolica

A cura di Tecla Zani – Responsabile ACR

In 700 delegati, da tutta Italia, ci siamo ritrovati a discutere del futuro dell’AC e a rinnovare il Consiglio Nazionale. Abbiamo approvato il documento assembleare, sei capitoli con circa 50 emendamenti da votare, tanti occhi stanchi, tante voci da ascoltare, in una stanza che però mi ha sempre vista da sola. Chi l’avrebbe mai pensato di incontrare tante persone senza muovermi da casa. Quasi alla fine di questo lungo pomeriggio, arrivano loro: i ragazzi!

Sembra che una strana medicina abbia risvegliato i delegati, anche quelli che ormai non davano più segni di vita.
I ragazzi! Ma che bello! Quanta gioia! Meno male che ci sono loro, un po’ di colore ci voleva…

E mentre noi guardiamo lo schermo e sprechiamo zuccherosi commenti, i ragazzi ci parlano. Vogliono tornare a riempire i luoghi, vogliono tornare a stringere relazioni. Ci chiedono coraggio, quello che a loro non è mai mancato, ma a noi forse sì.

“Aiutateci a riabitare i nostri luoghi: la scuola, la parrocchia, la città.”

L’emendamento passa con il massimo dei voti. I ragazzi sono davvero missionari della gentilezza. Nel nuovo documento assembleare al capitolo 5 “Per una rinnovata vocazione educativa”, al paragrafo 7 troviamo: “(…) un protagonismo per essere autentico ha bisogno di adulti e giovani (…) che siano in grado di ascoltare e non solo di parlare, di accogliere istanze oltre che di proporre soluzioni, di essere compagni di strada.”

È tempo di dare ai ragazzi il loro posto nell’associazione, che non siano un cornice colorata nei nostri eventi, è tempo di dare spazio alle loro idee e alla loro voce. È tempo!
Per la nostra Diocesi a partecipare ai lavori regionali sono stati Sofia Mancini della Parrocchia Santi Medici in Taranto e Gabriele Gentile della Parrocchia Sant’Antonio in Taranto.

Sofia ci scrive: “Da qualche anno faccio parte della consulta diocesana di ACR, un’esperienza fantastica, perché ho avuto la possibilità di essere partecipe a scelte e ad esperienze di vita molto belle. Nel 2018 ho partecipato al Sinodo dei Ragazzi – LIGHT UP – a Roma, mi sono sentita veramente a casa, perché non c’erano differenze, eravamo tutti felici. Possiamo definirci protagonisti solo se ascoltati, soprattutto in questo periodo storico della nostra vita. Mi mancano tanto gli incontri della consulta e dell’ACR, non vedo l’ora che questo brutto periodo finisca per tornare ad essere felice. Grazie ACR per esserci sempre stata per me.”

Allora prendiamo in mano il nostro coraggio; coraggio educatori!

“Il coraggio di inoltrarci in percorsi inesplorati,
per lasciarci convertire dalla realtà che vogliamo servire”

dal discorso di Matteo Truffelli all’Assemblea Nazionale.

Rendiamo autentica la nostra ACR, l’Azione Cattolica dei ragazzi, fatta da e per i ragazzi.

Chi è il giovane di AC?

Brevissime riflessioni sul Settore Giovani di Azione Cattolica e sul suo posto nella Chiesa e nella società

A cura di Alessandro Greco – Consigliere Diocesano per il settore giovani

Chi è il giovane di AC? Da cosa lo si riconosce? Cos’ha di diverso dagli altri giovani cristiani e, in definitiva, dagli altri giovani?

In un’epoca caratterizzata da una comunicazione rapida e scarna e da un perenne bisogno di etichette, queste domande identitarie si ripropongono con frequenza. La risposta, molto semplicemente, è che non c’è alcuna differenza. Nessun segno di riconoscimento, nessun distintivo, in ultima analisi neanche uno specifico programma da portare avanti.

E allora chi è il giovane di Azione Cattolica?

Il giovane di AC (ci insegna la Chiesa attraverso i suoi documenti) è solo e semplicemente un giovane come gli altri, un battezzato che sceglie di mettersi al servizio dell’intera comunità insieme ad altri battezzati. «Leggendo il Progetto – scrive l’AC nel suo Progetto Formativo nazionale – qualcuno potrebbe obiettare che molte delle cose che vi sono proposte appartengono a tutti i cristiani. Si tratta di una scelta, conseguenza dell’anima ecclesiale dell’AC […]» (Perché sia formato Cristo in voi, Ave, Roma 2020, p. 14). L’Azione Cattolica, infatti, sceglie di non avere una finalità propria, e così tutti i suoi membri: «Fine immediato di tali organizzazioni è il fine apostolico della Chiesa, cioè l’evangelizzazione e la santificazione degli uomini e la formazione cristiana della loro coscienza, in modo che riescano ad impregnare dello spirito evangelico le varie comunità e i vari ambienti» (Concilio Vaticano II, Apostolicam Actuositatem 20).

Il ruolo del Settore Giovani può essere inteso come forza propulsiva dell’intera associazione. Per la sua natura transitoria, infatti, l’età giovanile è un crocevia delle più diverse esperienze e dei più diversi interrogativi: esperienze di studio, di lavoro, di impegno nella società in varie forme (spesso incerte e contraddittorie), necessità di tradurre alcuni impulsi istintivi in scelte di vita ponderate. E, non ultimo ma alla base e al fondo di tutto questo, consolidare la scelta di compiere un cammino di fede.

Questo bagaglio di esperienze e di situazioni tipiche dell’età giovanile (e forse non è un caso che l’Azione Cattolica sia nata proprio dall’idea di due giovani) costituisce una ricchezza e in un certo senso un perno per tutta l’azione, soprattutto formativa, dell’associazione. D’altro canto, l’essere inseriti in un’associazione che fa dell’interazione fra generazioni uno dei propri aspetti caratteristici garantisce che questo impegno apostolico dei più giovani cammini su gambe solide e non rischi di risultare effimero, come spesso accade ai migliori impulsi giovanili.

Il Settore Giovani di Azione Cattolica è anche, però, uno strumento fragile. Nell’incredibile varietà di proposte formative e di impegno, infatti, si può essere facilmente tentati dal cercare un proprio specifico, un’identità ben delimitata, accattivante e facilmente presentabile al mondo. Essere giovane di AC, invece, è un’esperienza che non si lascia racchiudere in formule preconfezionate: è presenza discreta, messa al servizio dell’intera comunità, sia ecclesiale che civile; è occasione di crescita; è, prima e dopo tutto, una palestra di vita.

Lo sguardo dei giovani

A cura di Alessia Colucci – Consigliere diocesano

Pandemia, lockdown, Covid-19, queste sono solo alcune delle parole che, ammettiamolo, hanno segnato in maniera totalizzante ogni aspetto della nostra vita da marzo 2020 fino ancora ad oggi. In questo tempo e in questa prospettiva, inevitabilmente, è stato segnato il nostro cammino come giovani di Azione Cattolica, un po’ perché non potevamo certo esimerci dal rispetto delle regole imposte dal Governo, su richiesta della comunità medica e scientifica, in quanto segno di quella responsabilità civile a cui tanto aneliamo come associazione e come singoli, ma soprattutto perché, il cammino di un giovane in AC coincide con la sua vita nella società. 

È così che si sono affacciati i primi sentimenti di solitudine, tristezza, sconforto, che hanno accompagnato la quotidianità di, forse, ogni ragazzo, più in generale di ogni essere umano, che si sia improvvisamente trovato a mettere in pausa ogni aspetto sociale della propria vita. Scuola, università, lavoro, parenti, amici, incontri, convegni, feste, ogni cosa è stata sospesa, per più o meno tempo, o rivoluzionata nel suo funzionamento, comportando un ovvio spaesamento di ciascuno di noi. 

È proprio in questo momento che all’interno delle nostre teste inizia a rimbombare la necessità di sentirci più vicini, anche se a distanza, e di poter continuare a sostenerci, affiancandoci l’uno al cammino dell’altro. E come farlo? 

Come équipe giovani, abbiamo pensato che sfruttare i social fosse un modo semplice ed efficace per provare ad arrivare a tutti. Crediamo fortemente nella potenza della comunicazione, e nell’idea che, se usati nel modo corretto, i social e le tecnologie possano essere una risorsa fondamentale, soprattutto in tempi in cui la vicinanza fisica potrebbe essere più un rischio che un aiuto. 

Abbiamo sentito l’esigenza di continuare a tenere i contatti con chi nelle parrocchie cerca di prendersi cura dei ragazzi della nostra diocesi, provando ad incontrarci online, a chiacchierare, ma anche a chiederci di cosa, in questi mesi, sentiamo necessità. 

Nell’ottica del riscoprire la bellezza, anche in momenti in cui questa ci sembra poco visibile, abbiamo scelto di “adorare il lunedì”, di guardarci intorno e di saper riscoprire che, proprio nel giorno che un po’ tutti detestano, possiamo ripartire nel segno della bellezza, ricaricati dall’ascolto della Parola della domenica e dalla promessa di viverla nella vita di ogni giorno. Rifacendoci all’iniziativa nazionale, ogni lunedì chiediamo a dei ragazzi delle nostre parrocchie di raccontarci, con immagini, video o frasi, il loro personale “adoro il lunedì “, pubblicando poi il tutto sui nostri canali social, affinché lo sguardo gioioso di uno possa contagiare quello di tanti. 

Abbiamo, inoltre, dato avvio ad un’iniziativa social chiamata “ti devo dire un fatto”, con la quale ogni mercoledì sui nostri social proviamo a dare degli spunti di riflessione su alcuni temi che sentiamo, in un momento così delicato, importanti da affrontare (ad esempio abbiamo affrontato il tema dell’immobilismo nel tempo attuale, della relazione con Dio, della solitudine e della relazione con sé stessi). Così per non perdere l’allenamento, anche in un tempo in cui tutto ci sembra fermo, cerchiamo di interrogarci e di chiederci cosa non va, cosa possiamo fare come giovani e come possiamo migliorarci. 

Tutto questo perché non possiamo e non dobbiamo mai perdere i contatti con ciò che accade nel mondo e, anche nella difficoltà, saper essere fermento vivo di una società che non può “arrendersi” alla prospettiva di una vita in stand-by. Per questo vogliamo impegnarci personalmente, per quello che ci è possibile, a sentirci sale della Terra e a fare in modo che anche la più piccola porzione di storia che tocchiamo possa prendere sapore dal nostro entusiasmo e dalla nostra freschezza. 

È ovvio che speriamo di poterci riabbracciare tutti il prima possibile, ma nell’attesa di poter di nuovo stringerci la mano, sorridere a viso scoperto e fonderci in un grande abbraccio, vogliamo augurarci di saper vivere ogni momento che ci viene affidato da Dio con sguardo critico, interrogatorio, ma soprattutto tenero e aperto a tutti. 

Il termine Pace

A cura di Antonella Caputo – Vicepresidente Adulti

Il termine Pace, come il termine Amore, indica la non violenza interiore. Papa Francesco, citando Paolo VI, descrive il cammino verso la pace come l’unica e vera linea dell’umano progresso. 

L’esempio ce lo consegna Gesù di Nazareth nel discorso della montagna sulla vera felicità, nell’amore per gli ultimi e l’indipendenza dai potenti, nel coraggio con cui morì per amore fedele alla verità e all’umanità, difendendosi unicamente con gesti e parole di verità. Gesù ha lottato contro il male con la pura forza dell’amore. 

Questo è anche un messaggio rivolto ai leader politici e religiosi, è una sfida a costruire la società e la comunità con lo stile degli operatori di pace. Vivere in pace dovrebbe essere una condizione unica e imprescindibile per considerarci popolo evoluto, e nella pace piena si devono considerare anche le libertà dell’individuo: libertà di parola, di opinione e di scelta.  E gli ostacoli alla pace sono molti: pregiudizio, egoismo, indifferenza sembrano meno visibili e quindi meno dannosi degli ostacoli palesi quali guerra, sfruttamento, diseguaglianza economica.  La pace, invece, ha bisogno di servizio e amore per contrastare questo disagio.  Se l’idea di pace viene associata solo all’assenza di guerra ecco che risulta un concetto debole, confuso e generico e quindi sottoposto a strumentalizzazioni, ma bisogna associarla al suo reale significato: una società in cui tutti gli esseri umani possono godere dei propri diritti come frutto maturo di giustizia. 

” La pace che pronunciate con la bocca diventi opera delle vostre braccia”

San Francesco