Movimento in cantiere: tra rappresentanza e idee

A cura di Elio Simone La Gioia – Segretario MSAC

Dal 26 al 27 novembre, più di 200 msacchini e msacchine si sono ritrovati a Roma per approfondire il tema della rappresentanza durante la Mo.Ca (acronimo di Movimento in Cantiere), evento organizzato dalla Segreteria Nazionale del Movimento Studenti di Azione Cattolica.

Il nostro circolo diocesano non poteva di certo mancare all’occasione!

Lo slogan della due giorni “Oltre l’idea” è molto rappresentativo di quello che i giovanissimi hanno vissuto insieme: le studentesse e gli studenti hanno infatti voluto con questo incontro “chiudere il cerchio” di un percorso sinodale avviato circa un anno fa.

La grande sfida che il MSAC ha deciso di lanciare è stata quella di un ascolto autentico e sincero della voce degli studenti partito durante i CIPS, che hanno visto in 6 città italiane confrontarsi oltre 700 studenti. La riflessione e l’ascolto sono poi continuati durante i campi estivi a Molfetta e Seveso e con una serie di iniziative promosse dai circoli diocesani di tutta la penisola.

L’evento conclusivo ha avuto inizio con un pomeriggio formativo con Agatino Lanzafame, magistrato presso il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio. Egli ci ha ricordato che “la partecipazione non è un’attività o un insieme di esse, non è un modo di fare ma è soprattutto un modo di essere. Un modo di essere attento all’altro”.

Il pomeriggio è proseguito con quattro gruppi di confronto: rappresentanti di classe, rappresentanti d’istituto, rappresentanti consulta e FAST (Forum Nazionale delle Associazioni Studentesche maggiormente rappresentative). Divisi per gruppi, dopo una fase di informazione su questi vari organi di partecipazione, si è lavorato insieme per la stesura di pareri e proposte per poter rendere ancora di più questi luoghi vicini agli studenti e far sentire ciascuno rappresentato da essi.

La domenica mattina, dopo un momento di preghiera dedicato a Don Lorenzo Milani, abbiamo avuto modo di riflettere ed elaborare soluzioni circa la nozione di benessere psicologico, di educazione civica sull’esame di maturità e il PCTO; i risultati di questa nostra attività riflessiva sono stati sottoposti a Giovanni Zagni, direttore di Pagella Politica ed esperto di fact-checking e Silvio Minnetti, ex dirigente scolastico e presidente del Movimento politico per l’unità dei Focolari. In particolare, Zagni ci ha aiutato a valutare la fattibilità delle nostre proposte e a confrontarle con il pensiero delle forze politiche che ci rappresentano, Minnetti invece ci ha ricordato quando sia importante procedere insieme, lavorare in maniera coesa tra studenti, genitori e personale scolastico sul territorio e negli organi di rappresentanza.

Numerose le testimonianze entusiastiche:

  • Roberta: questi due giorni sono stati magici, io sono partita totalmente senza sapere molto di ciò che si facesse anzi all’inizio pensavo di non divertirmi neanche. Devo dire esperienza unica nel suo genere, mi ha fatto capire che la scuola è importantissima per tanti miei coetanei, ora si attende con molta ansia l’SFS;
  • Mariantonietta: incontro, relazione e rappresentanza, sono queste le parole che ci hanno guidato in due questi due giorni. abbiamo avuto l’opportunità di relazionarci e confrontarci con ragazzi nostri coetanei, riscoprendoci simili e confrontandoci sulla nostra realtà scolastica quotidiana. Adesso abbiamo ricaricato quella molla che ci permetterà di riportare quest’esperienza nella nostra diocesi e ripartire con grinta;
  • Simona: posso dire di aver vissuto una nuova esperienza tornando a casa con un bagaglio pieno di emozioni e sensazioni che sono scaturite in me. La Mo.Ca. mi ha aiutato a integrare e scoprire nuove cose che riguardano la nostra realtà attuale da studenti. L’evento è stato motivo anche di nuove conoscenze, divertimento, risate, abbracci ed emozioni che ti rimangono per sempre nel cuore. GRAZIE MSAC!

Alla fine dell’esperienza è stata lanciata l’SFS, la Scuola di Formazione per Studenti, che si terrà a Montesilvano dal 24 al 26 marzo e avrà come titolo “Generazione 2030, studenti che cambiano la realtà”: la costante cui guarderemo saranno gli obiettivi dell’Agenda 2030. In questo grande evento, gli studenti avranno modo di interfacciarsi con grandi ospiti e partecipare a laboratori sulla transizione ecologica, sulla cultura digitale e sulla dignità sociale.

Studenti pronti a tutto…ma proprio a tutto!

A cura di Elio Simone La Gioia – Segretario MSAC

“Il mondo tutto, e maggiormente i giovani, hanno bisogno di profeti che assumano con forza e passione la strada della libertà e della speranza, percorrano la via della bellezza e della bontà, senza paure e fino in fondo, fedeli alla terra e al cielo, pellegrini dell’assoluto, con una sete indomabile di conoscere, capire e studiare i problemi degli altri, le ragioni dei conflitti, le cause dell’ingiustizia, le vertigini estatiche della bellezza e della bontà, i misteri del dolore e dell’amore, il desiderio di continuare a cercare per trovare, e trovare per continuare a cercare ancora.” (P. GRECO, B. SPERANDINI, G. SURACE, Giovani, fede e vocazione, cit., pp. 37-38.)

Forza, passione e speranza. Penso che non ci siano parole più adeguate per descrivere il campo nazionale che abbiamo vissuto qualche giorno fa a Molfetta assieme ai fratelli e alle sorelle del Settore Giovani.

Per essere studentesse e studenti pronti a tutto ci vuole una forza di fondo che dobbiamo ricercare nell’essere associazione. È emerso più volte nei gruppi di confronto di questi giorni quanto sia importante lavorare insieme: insieme ai nostri compagni sui banchi di scuola, insieme ai vicepresidenti del settore giovani e soprattutto ai membri delle nostre equipe diocesane. La forza e la solidità di un circolo MSAC si vede non tanto dalla quantità di eventi che riesce a realizzare, da quanti rappresentanti riesce a candidare nelle scuole, ma nel bene che si instaura tra gli studenti che di quel circolo fanno parte.

“Vivete la vita che state vivendo con una forte passione!” È questo il consiglio forte e affettuoso che ci arriva dalle solide e delicate parole di don Tonino Bello. Il sogno di don Tonino era quello di giovani con il fuoco dentro, capaci di amare e spendersi per gli altri, di incontrare la gente senza timori e chiusure. Questo atteggiamento di umile apertura è tra le cose fondamentali che il MSAC deve acquisire proprio come stile, un circolo capace di fare rete con altre associazioni studentesche, realtà territoriali e tutti coloro che lavorano per il bene comune.

Non dobbiamo come Azione Cattolica e come MSAC in particolare chiuderci in noi stessi, arroccarci su pareti autoreferenzialità, anzi, dobbiamo essere ancora più impegnati in un ascolto sincero dei bisogni delle nostre scuole. Partendo da questi bisogni, nei giorni del campo ci siamo concentrati sulla stesura di buone pratiche per vivere insieme la nostra responsabilità, per accompagnare i segretari che studiano all’università o lavorano e per lavorare al meglio con le nostre equipe diocesane. Abbiamo accolto l’invito di don Tonino ad essere cristiani autentici sovversivi, il cristiano autentico è sempre un sovversivo; uno che va contro corrente non per posa ma perché sa che il Vangelo non è omologabile alla mentalità corrente.

L’ultima parola per descrivere questa esperienza è sicuramente speranza. La speranza è una virtù rischiosa, una virtù, come dice san Paolo, di un’ardente aspettativa verso la rivelazione del Figlio di Dio (Rm 8,19). Non è un’illusione (Omelia di Santa Marta, 29 ottobre 2013). Ci siamo lasciati al termine del campo con una solida certezza: non è più il tempo di parlare di ripartenza, è tempo di ripartire concretamente guardando al futuro con speranza.

Se la nostra speranza non si traduce in scelte e gesti concreti di attenzione, giustizia, solidarietà, cura della casa comune rischiamo di essere studenti pronti a tutto, ma solo a parole. Specialmente a noi giovanissimi tocca organizzare la speranza, tradurla in vita concreta ogni giorno, nei rapporti umani, nell’impegno sociale e politico. Sta a noi superare la chiusura, la rigidità interiore, la tentazione di coloro che vogliono una Chiesa rigida, sta a noi superare la tentazione di occuparci solo dei nostri problemi e di ignorare quelli dei tanti studenti che vivono al di fuori dei nostri gruppi.

Maturità 2022: Maturi Wannabe!

A cura dell’Equipe MSAC diocesana

Care amiche e cari amici maturandi, sicuramente questa non è una notte come le altre, è una di quelle notti in cui si fa fatica a dormire e si rimane svegli a pensare a tanti ricordi che hanno reso unico il nostro percorso negli anni della scuola superiore.

Un pensiero speciale va sicuramente al primo giorno di scuola del primo anno, ti ricordi? Tutto ha avuto inizio lì salendo i gradini di una scuola, piccola o grande, vicina o lontana da casa. Proprio salendo quei gradini sei cresciuto e maturato, hai imparato a conoscere i tuoi pregi e a valorizzare i tuoi limiti.

Cara amica o caro amico che leggi questo messaggio ti prego di non pensare all’esame come un momento formale, uno step da superare, un qualcosa che prima passa e meglio è. Questi giorni così intensi sono meravigliosi perché sono l’occasione per ciascuno di parlare della propria vita a scuola, ti prego di ricordalo mentre svolgi la prova di Italiano o ti prepari con ansia per l’orale!

Volevo anche dirti che questo per noi studentesse e studenti è tempo non solo di protagonismo ma anche di cambiamento. Queste due parole, strettamente connesse tra loro, sono ingredienti quanto più necessari in questo tempo così particolare, dove la paura per la guerra che è alle porte dell’Europa, la preoccupazione per la recessione economica e l’instabilità politica sono i principali protagonisti della cronaca e dell’attualità.

È questo un tempo che ha bisogno di giovanissimi che hanno voglia di studiare, di formarsi e di informarsi. “Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo” (Gianni Rodari). Maturità è comprendere che ciò che studiamo ci apre degli spazi di infinito e di libertà, ci rende liberi di sviluppare un pensiero critico e libero da condizionamenti. Il mondo oggi ha bisogno di giovani che sono pronti a dire la loro, che non hanno paura di esprimersi, che sanno con garbo, educazione e decisone far sentire la propria voce.

Non possiamo e non dobbiamo dimenticare però che sono stati anni difficili, veniamo da un percorso di didattica a distanza e didattica digitale integrata. Molti di noi hanno toccato con mano la sofferenza per una scuola vissuta da casa per periodi più o meno lunghi. In particolare il 2022 ha visto classi continuamente divise tra compagni online e in presenza.

Un pensiero in questo messaggio sento di rivolgerlo a quanti hanno perso un amico, un parente o un conoscente durante questi anni di pandemia, è anche per loro che abbiamo il dovere di impegnarci perché ciascuno a proprio modo ha lasciato in noi un’eredità che va custodita e conservata.

Ancora sento di voler spendere qualche parola per i professori, compagni di viaggio che da buoni seminatori ogni mattina escono per seminare. Nel seme piantato in ciascuno di noi è presente il futuro perché il seme porta in sé il pane di domani, la vita di domani. Il seme appare quasi niente, è nascosto tra una pagina di letteratura, delle equazioni di matematica e degli esercizi di inglese, tuttavia il seme è la presenza del futuro, è promessa già presente oggi.

Coraggio dunque! Impegnati a far germogliare quel seme, a diffondere il profumo buono e inebriante che è frutto di quel seme. Il mondo ha bisogno di vedere, toccare, fare esperienza di germogli nuovi, il mondo ha bisogno di testimoni di una scuola bella, al passo con i tempi, una scuola capace di formare i cittadini del domani.

L’obiettivo principale della scuola è quello di creare uomini che sono capaci di fare cose nuove, e non semplicemente ripetere quello che altre generazioni hanno fatto” (Jean Piaget).

Ad maiora maturandi!

Ci sono anche io – Parola agli studenti

A cura di Elio Simone La Gioia – Segretario MSAC

Ci sono anche io” è lo slogan che ha guidato la riflessione, il confronto e l’incontro di studentesse e studenti in 6 città italiane nel weekend tra l’1 e il 3 Aprile.

I giovanissimi di Puglia e Basilicata si sono ritrovati a Lecce con il desiderio profondo e autentico di mettersi in ascolto l’uno dell’altro. In fondo i Campi Interregionali Per Studenti sono un po’ questo: un’esperienza di condivisione e ascolto, una possibilità per ciascuno di dire la propria, di far emergere criticità ma anche di condividere buone pratiche e proposte.

Condividere il bello e il buono che c’è nei nostri circoli e, più in generale, nella nostra associazione è una delle indicazioni che ci erano state affidate durante l’ultima assemblea nazionale. Ma c’è di più, il MSAC permette a tutti di raccontare e far conoscere la propria esperienza tra i banchi di scuola.

In sei punti diversi del nostro Paese studentesse e studenti hanno provato a rallentare il passo per trovare parole nuove, capaci di lasciare il segno. Come msacchini, studenti, giovanissimi abbiamo bisogno di un ascolto profondo e autentico per scegliere le parole giuste e per preparare la nostra voce a rompere il silenzio nel modo opportuno.

Abbiamo toccato con mano quanto la nostra voce conta, ci siamo resi conto che la nostra voce è in grado di fare qualcosa di più importante che alzare la voce: quella di dare una parola di confronto, sollievo, vicinanza, a chi è solo. Abbiamo la grande opportunità di dire al mondo il nostro pensiero, farci conoscere dagli altri e ri-conoscerci, e, attraverso quel pensiero, rendere il mondo un posto più giusto, più bello, più educato, più gentile. Se siamo al mondo è solo per dare voce a chi voce non ha. Se la nostra vita deve avere un senso è quello di non tacere le ingiustizie.

Con la voce si muovono le masse, si muovono le montagne, si fa la guerra e si fa la pace (Cos’è la guerra se non la mancanza di un dialogo? E la pace cos’è se non il coraggio di guardarsi negli occhi e ricucire un dialogo?).

Torniamo a casa, nella nostra quotidianità, ricordandoci il valore che quel “Ci sono anche io” acquisisce per ciascuno di noi, per quanto le sfide di ogni giorno siano scomode, paurose, pericolose, con coraggio e impegno vogliamo esserci. Come giovani scegliamo abitare da protagonisti soprattutto queste situazioni di difficoltà, avendo a cuore i nostri compagni, il nostro gruppo giovanissimi, tutte le persone che ogni giorno incontriamo lungo il cammino.

Come studentesse e studenti scegliamo di esserci con uno stile particolare, lo stile msacchino, quello stile che dà un di più al nostro essere studenti, cristiani e cittadini. Ci stanno a cuore non solo le nostre scuole, ma anche il luogo in cui viviamo e, per questo, esserci significa prendere l’iniziativa, attivarsi, mettersi in movimento senza aspettare che sia l’altro a far qualcosa. In prima persona, nel nostro piccolo, desideriamo aprire gli occhi su ciò che non va nel nostro territorio e ci interessa prendercene cura.

Da questa esperienza però portiamo in valigia anche tanta amicizia, relazioni e vite che si sono intrecciate in così poco tempo, tra laboratori, attività e preghiera insieme. Abbiamo scoperto che la somma di tanti “io” avrà come risultato uno splendido “noi”. Ci siamo resi conto che anche il compagno di classe più timido, che all’apparenza non parla mai, può essere a volte la voce più intonata di un coro.

Il nostro compito adesso è continuare ogni giorno a ripeterci con decisione quel “Ci sono anche io”, perché è solo nostra la responsabilità dell’essere presenti, sicuramente le parole, le storie e i volti di questi giorni vissuti insieme ci saranno di stimolo!

Ai banchi di partenza: la rivoluzione dell’avere a cuore

A cura dell’Equipe MSAC diocesana

“Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola e come faccio a averla piena. Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter far scuola. Bisogna aver le idee chiare in fatto di problemi sociali e politici. Non bisogna essere interclassisti, ma schierati. Bisogna ardere dell’ansia di elevare il povero a un livello superiore. Non dico a un livello pari a quello dell’attuale classe dirigente. Ma superiore: più da uomo, più spirituale, più cristiano, più tutto” (Esperienze pastorali p.239)

Hai preparato lo zaino? Hai preso tutto? Diario, quaderni e astuccio ci sono? Scommetto che la tua giornata è iniziata con almeno una di queste domande, segno che c’è qualcosa di diverso rispetto ai giorni precedenti: è tornata la scuola! Oggi per molti studenti della nostra diocesi suonerà la prima campanella, torneremo in quel posto tanto amato e temuto, torneremo a ritrovarci alla fermata dell’autobus ancora assonnati, a parlare con il compagno di banco, a rivedere i professori e a conoscerne di nuovi.

Quest’anno scolastico si apre ancora una volta in un contesto non semplice, l’influenza della pandemia all’interno delle nostre vite è ancora forte e nell’aria si avverte un timido senso di fiducia rispetto alla totale ripresa delle attività didattiche in presenza. In questo clima di incertezza noi studenti abbiamo un compito molto importante: studiare per essere seminatori di speranza.

Papa Francesco nella Fratelli Tutti ci ricorda che “il modo migliore per dominare e avanzare senza limiti è seminare la mancanza di speranza e suscitare la sfiducia costante” (Fratelli Tutti 15). Come noi giovanissimi possiamo diventare seminatori di speranza? Studiando e volendo bene alla nostra scuola, ai nostri compagni e anche a quel professore che non riusciamo proprio a sopportare. Studiare infatti è molto più che il lavoro richiesto a noi adolescenti: si tratta di una responsabilità sociale. Infatti, ogni volta che ci offriamo con disponibilità ad apprendere cose nuove, stiamo già modificando la nostra società. Qualche anno fa una ragazza di nome Malala ha ricordato al mondo proprio questo, con l’ormai celebre frase: “un bambino, un insegante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”.

Ci auguriamo dunque un nuovo anno scolastico in cui poter prendere sempre più consapevolezza del gesto rivoluzionario che svolgiamo sui banchi di scuola, è importante che questa piccola gigantesca rivoluzione non resti solo un bell’Ideale ma diventi uno stile di vita da esercitare. È una nostra responsabilità che non possiamo rifiutare o delegare, ma siamo chiamati ad accogliere perché “prendersi cura del mondo che ci circonda e ci sostiene significa prendersi cura di noi stessi” (Fratelli Tutti 17).

Ci auguriamo di avere aspettative grandi sulla nostra scuola e di metterci in gioco in prima persona affinché mete sempre più alte siano raggiunte. Specialmente nei momenti più difficili, quando con la scuola siamo arrabbiati perché c’è qualcosa che non funziona, quando ci ritroveremo ad affrontare i problemi che la pandemia aveva messo in pausa e quelli che sono emersi durante l’emergenza sanitaria.

Ci auguriamo di essere studenti inquieti che non sia accontentano delle risposte preconfezionate ma hanno desiderio di conoscere, scoprire, approfondire. Inquieti non significa essere seduti all’ultimo banco e disturbare, non significa nemmeno alzare la voce quando qualcosa non ci va giù, non significa essere polemici ed aizzare i nostri compagni. Inquieti vuol dire essere sempre in Movimento, quello con la M maiuscola. Un Movimento in cui circolino idee, proposte, progetti. Un Movimento che faccia sentire ciascuno accolto e amato. Un Movimento che veda noi studenti protagonisti ma non unici attori, perché la scuola la si migliora solo insieme, lavorando e sognando insieme con i dirigenti, i docenti e il personale amministrativo.

Buona rivoluzione a tutti!

Quando la vocazione ti porta… “fuorisede”

A cura di Elio Simone La Gioia – Segretario MSAC

La fine di un anno, sia scolastico che universitario, coincide quasi sempre, con il momento di tirare le somme e per me, ancora di più quest’anno. Detto questo, ho pensato di voler condividere con voi una storia particolare, la mia: quella di uno dei tanti studenti che lasciano la propria terra d’origine per andare a studiare fuori.

Non è mai facile lasciare il luogo in cui si è cresciuti: la propria famiglia, gli amici di sempre, tantomeno la propria parrocchia. Con questo sentimento di malinconia iniziale sono partito ad inizio settembre per raggiungere Roma e durante il tragitto di questo primo viaggio da fuorisede, tante domande hanno iniziato a balenarmi per la testa, una su tutte però, mi interrogava su come sarebbe stata la mia vita, da quel giorno in poi, così lontano da casa.

Abbastanza ricorrenti sono state le parole del mio parroco, don Lucangelo De Cantis, che salutandomi mi rincuorava dicendomi che a Roma avrei trovato “un tabernacolo davanti al quale pregare e una parrocchia che mi avrebbe accolto”: posso affermare che, a quasi un anno di distanza, queste parole si sono rivelate proprio vere.

In questo nuovo anno ho avuto la fortuna di poter proseguire il cammino in associazione grazie al progetto Fuorisede,  il quale da anni si impegna ad aiutare e sostenere  giovani studenti e lavoratori, tramite la collaborazione tra diocesi diverse.

Mi è capitato durante questi mesi di incontrare tante persone, ognuna con la propria unicità ed originalità ed in particolare mi ha colpito l’incontro con uno studente fuorisede “inusuale”: un giovane seminarista della diocesi di Castellaneta, Giovanni Fonseca, qui a Roma per concludere la sua formazione in vista del sacerdozio.

Chiacchierando con lui spesso, ci siamo confrontati  sull’esperienza bella che l’AC rappresenta per la mia vita ed, in una delle nostre ultime conversazioni, gli ho posto qualche domanda ripensando alle parole che il presidente nazionale uscente ci ha consegnato in occasione della XVII Assemblea Nazionale: “dobbiamo sentire forte la responsabilità di avere cura […] dei seminaristi, che dobbiamo accompagnare e sostenere, facendo loro pregustare la possibilità di vivere in pienezza la propria vocazione godendo dell’amicizia e della collaborazione di laici maturi e generosi, capaci di camminare insieme, sinodalmente, nella corresponsabilità”.

Senza accorgercene, abbiamo toccato temi importanti, sui quali l’AC è particolarmente attenta, come: la varietà dei carismi che lo Spirito suscita nella chiesa, il protagonismo laicale e (perché no) anche di vocazione. Detto questo, ho pensato allora, di volere condividere con voi alcune di queste riflessioni.

C’è un aspetto che ti ha colpito particolarmente del cammino che l’AC propone?

Personalmente provengo da una realtà ecclesiale in cui l’Azione Cattolica, in tutte le sue forme, rappresenta il cuore pulsante della formazione di ogni cristiano. È un dato di fatto che l’AC ha da sempre avuto a cuore la persona nella sua interezza, come Papa Francesco ha ricordato all’associazione in occasione del suo 150° anniversario. In quest’anno, ritengo che sia stata particolarmente stimolante e utile per la mia formazione pastorale, l’esperienza che ho maturato nella parrocchia di San Roberto Bellarmino in cui risiedo e dove ho avuto modo di conoscere più da vicino l’Azione Cattolica dei Ragazzi.

Ritengo particolarmente profetica, soprattutto in seguito al periodo scoraggiante appena trascorso, la dimensione peculiare dell’ACR in cui la formazione, oltre a risiedere nel gruppo, valorizza ogni aspetto del singolo.

Da studente fuorisede, una bella sorpresa è stata quella di conoscere il MSAC, un interessante provocazione alla missionarietà rivolta ai giovanissimi.Sono contento che questa interessante iniziativa sia nata da poco, anche tra le fila dei giovani studenti della mia diocesi di Castellaneta.

vocazione

Da seminarista, come pensi che AC e vocazione, si incontrino?

Non è mai banale o scontato parlare di vocazione, soprattutto se ci si ritrova a diversi confrontare con chi (magari da tempo) è in ricerca di certezze sul proprio futuro. Solo quando la parola “vocazione” si incontra con la parola “discernimento”, è allora possibile comprendere come la storia di ognuno di noi, nasconda in se, qualcosa di grande: un amore capace di servire, donando la propria vita per gli altri. 

Vocazione ed AC, per me, rappresentano un binomio consolidato che, anche nella specificità laicale che contraddistingue l’associazione, concorre a generare e sostenere anche le vocazioni destinate al sacerdozio o alla vita consacrata. È un dato di fatto che l’Azione Cattolica rappresenti un grembo fecondo per la nascita e per la crescita attenta di nuovi carismi a servizio della Chiesa.

Come l’AC può provare ad aiutare ragazzi, giovani e adulti in un cammino di ricerca della propria vocazione?

Qui la questione è davvero seria! Perché qualsiasi scelta avventata che possiamo compiere nella nostra vita, rischia di compromette seriamente la nostra felicità. È perciò fondamentale che ogni vocazione sia sempre e comunque accompagnata, custodita e valorizzata, così come ci ricorda il Documento finale del Sinodo dei Vescovi riguardo “i giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. 

Ogni cristiano è chiamato, perciò, ad essere custode e promotore della propria vocazione, ma soprattutto altrui; allo stesso modo, auguro che i responsabili associativi, ad ogni livello, possano sentire forte questo richiamo a collaborare attivamente con i propri pastori, per garantire alla Chiesa sempre nuovi discepoli-missionari.

Sperando che questi spunti di riflessione possano essere utili, soprattutto a chi leggendo, si riconosce in queste righe, desidero concludere ricordando che il MSAC è sempre a disposizione di tutti coloro che proprio come me, hanno deciso di compiere la scelta di studiare lontano dalla propria terra.

Se hai domande, dubbi o vuoi proseguire il percorso in associazione contattaci sui nostri social o all’indirizzo mail msac@actaranto.it

In movimento verso il Congresso Nazionale

A cura di Elio Simone La Gioia – Segretario MSAC

È da poco iniziato il XVII Congresso Nazionale del Movimento Studenti di Azione Cattolica (MSAC) e non vediamo l’ora di raccontarvelo. Siamo certi che saranno questi giorni di passione grande per la scuola, per l’associazione e per la chiesa.

Prossimamente condivideremo con voi i nostri pensieri e il nostro impegno come delegati del circolo diocesano, pronti a rimetterci in movimento appena terminati i lavori congressuali. Vorremmo però condividere con voi ciò che ci ha preparato a questo momento così importante per il nostro circolo e per tutti i circoli d’Italia.

Abbiamo iniziato fin da subito a confrontarci sulla bozza del Documento Congressuale, l’abbiamo letta, riassunta e condivisa con quanti più compagni in modo da ascoltare la voce di tutti. Siamo stati mossi dal desiderio che il congresso non rimanesse un momento solo per segretari e delegati ma fosse una sincera occasione per riflettere su ciò che è stato e ha fatto il MSAC e su cosa farà nei prossimi anni.

Ci siamo interrogati a lungo sul titolo che ci ha accompagnati: Scegliamo il noi! Cosa significa scegliere il noi? Come possiamo scegliere di mettere da parte l’io e incoraggiare il noi in un tempo che ci vede chiusi ognuno nelle nostre camere? La risposta forse sta proprio in questo tempo: la pandemia ci ha insegnato il valore grande della vicinanza, dell’essere prossimi, di quell’I CARE che il MSAC ha come motto.

Nella riflessione ci ha aiutato anche la frase di Aldo Moro che guida il nostro circolo dalla fondazione: “oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità”. Ciascuno di noi è responsabile del proprio compagno di classe, di quell’amico che non si collega più o preferisce tenere la telecamera spenta, di quei docenti che abbiamo “accolto virtualmente” nelle nostre case come loro hanno fatto con noi.

Di cosa parleremo quindi al Congresso? Ci soffermeremo sia sul MSAC ma anche su grandi tematiche da sempre sono care al movimento: il benessere a scuola, la didattica, l’edilizia scolastica, la rappresentanza studentesca, i trasporti, la mobilità, il diritto allo studio e la dispersione scolastica.

Sono queste delle tematiche che il MSAC ha a cuore e il Congresso è l’opportunità per mettere per iscritto i nostri sogni. Su una maglietta di qualche anno fa c’era scritto un proverbio africano: “se si sogna da soli è solo un sogno, se si sogna insieme è la realtà che comincia”. Siamo studenti che sognano una scuola attenta a tutti e in particolar modo a chi è rimasto indietro, a chi in questa DAD è stato più penalizzato. Sogniamo una scuola come quella di don Lorenzo Milani in cui “chi era senza basi, lento o svogliato si sentiva il preferito. Veniva accolto come si accoglie il primo della classe” (Lettera a una professoressa).

Generazioni a confronto

A cura dell’Equipe MSAC diocesana

Ciao a tutti ragazzi! Noi msacchini abbiamo deciso di portarvi un contenuto diverso dal solito: abbiamo intervistato due ragazzi della nostra equipe e una professoressa. Ci siamo resi conto di come, molte volte, coloro che vediamo come le persone che meno possono capirci sono in realtà le più vicine.

Ma presentiamo i protagonisti di quest’intervista…

La prima persona che vogliamo presentare è la professoressa Marisa Nasti (PROF.MN), insegnante di lettere classiche al Liceo “Tito Livio” di Martina franca.

La seconda persone che presentiamo è Francesca Speziale(FS), alunna del liceo “Tito Livio” di Martina Franca. La sua passione sono le lingue e spera, un giorno, di diventare insegnante.

L’ultimo, ma non per importanza, è Daniele Taurino (DT), alunno dell’istituto elettronico “Majorana” di Martina Franca. Spera di poter intraprendere la carriera militare.

Dopo un breve intervento del segretario MSAC diocesano Simone, abbiamo iniziato con l’intervista.

COS’È PER TE LA SCUOLA?

PROF.MN: “Io credo moltissimo nella scuola. Per me è il mio mondo, un mondo che mi gratifica tantissimo, un mondo che mi appassiona tantissimo soprattutto perché fatto di relazioni. La scuola non è solamente trasmettere delle nozioni ai ragazzi ma anche tessere delle relazioni con loro. Per me scuola significa educare, sia a livello di conoscenze che di relazioni”.

FS: “Per me la scuola è l’ambiente nel quale posso esprimermi al meglio, non è solamente studio ma anche sapere, conoscere e applicare ció che studiamo; è l’ambiente nel quale posso affermare le mie idee e le mie convinzioni. La scuola è anche esprimere se stessi e fare ci  che più ci piace”.

DT: “La scuola per me è un luogo di formazione culturale e non, un luogo dove instaurare relazioni e aiutarsi a vicenda. Qui riusciamo a capire quanto il confronto con una persona adulta possa essere costruttivo”.

MEGLIO LA SCUOLA IN PRESENZA O LA DAD?

PROF.MN: “Completamente a favore della scuola in presenza. Probabilmente con la DaD ho potuto sentire i miei alunni più vicini, ho sentito la necessità di stare continuamente a contatto con loro soprattutto durante il primo lockdown. Tanti compiti da correggere ma altrettante relazioni da continuare a tessere. Temo che questa situazione possa generare dei precedenti; spero che questa non diventi l’occasione per sostituire determinate cose che si facevano in presenza con la didattica a distanza. Certo ci siamo arricchiti di capacità dal punto di vista informatico e ritengo anche utile la lezione a distanza quando non si tratta di scuola quotidiana, quindi per orientamenti universitari ad esempio, permettendo così ai ragazzi di arrivare a “frequentare” ambienti che probabilmente nella normalità non avrebbero potuto toccare. La didattica a distanza, secondo me, penalizza in un certo senso gli studenti che molto spesso non riescono a distaccarsi dal nucleo famigliare e di conseguenza potrebbe venire a mancare un punto fondamentale della scuola ovvero quello dell’esprimere se stessi.

FS: “Anche io preferisco la scuola in presenza. Forse l’unica cosa positiva della DaD è il potermi alzare più tardi la mattina poiché, essendo pendolare, la mattina ero costretta a svegliarmi presto per arrivare puntuale a scuola. Ma continuerò  a preferire la scuola in presenza perché con la DaD stiamo vedendo mancare sempre meno il contatto umano tra studenti e professori. La stessa attenzione che si presta alla lezione è ormai diventata minima. Noi vogliamo continuare a fare scuola ma non così. Spero di poter ritornare al più presto sui banchi di scuola come abbiamo sempre fatto”.

DT: “Anch’io preferisco la didattica in presenza. Sono molto in difficolta con il programma e recuperare con queste modalità non è per nulla semplice. Stare in ambiente scolastico mi aiuterebbe a rimanere concentrato cosa che da casa viene meno”.

COME STAI VIVENDO QUESTO PERIODO?

PROF.MN: “Attualmente vedo questo periodo come un periodo senza via d’uscita: quando sembra che le cose stiano migliorando, si torna indietro. Penso che abbiamo usato male il tempo datoci in estate. Ci siamo sentiti liberi di tornare alla normalità e poi di piombo ci siamo trovati chiusi drasticamente. Sono una persona molto attiva e ormai la mia volontà è piuttosto relativa. Ripongo davvero molta speranza nel vaccino”.

FS: “Questo per me è un periodo molto buio e pieno di confusione, determinato anche dal rientro a scuola rinviato di settimana in settimana. La situazione in se per se è molto grave, i posti letto sono minimi, se non inesistenti e ci sono tante persone che stanno morendo, il covid è sempre in agguato”.

DT: “Personalmente sto vivendo questo periodo sotto pressione. Sto cercando di dare il meglio di me e di riportarmi al passo con il programma. Spero che questo periodo sia un periodo di transito anche se leggendo le notizie sembrerebbe non essere così”:

COS’È PER TE IL COVID?

PROF.MN: “Io purtroppo credo che il covid sia una malattia seria. Ho perso mia mamma proprio per questa malattia quindi ho potuto toccare da vicino, anche perché poi sono diventata positiva anche io. Il covid esiste ed è diventato per me e la mia famiglia una minaccia, anche per la nostra pace interiore. Anche se chi non lo prova pensa sia lontano, il covid è molto vicino e colpisce anche le persone più inaspettabili. Al covid non si sfugge”.

FS: “Anche io penso che il covid sia una brutta malattia. Anche noi come famiglia abbiamo vissuto da vicino questa situazione e provato tanta tristezza, ma anche tanta rabbia. Il covid è una brutta malattia che non perdona nessuno”.

DT: “Anche io sono d’accordo con voi. A me stamattina è arrivata la notizia di una persona venuta a mancare per covid. Mi verrebbe da dire che oltre ad essere una malattia, è anche una vera e propria sfida”.

COSA PENSI CHE MANCHI AGLI STUDENTI/AI PROF?

PROF.MN: “La relazione con gli altri anche se spesso vedo in alcuni ragazzi un atteggiamento di comodo che li porta a strumentalizzare la situazione, così da rimanere chiusi nelle loro vite. Come insegnate mi manca davvero tutto; noi abbiamo bisogno di stare insieme, l’uno con l’altro anche solo per confrontarci.”.

FS: “Vale anche per me. Penso che sia a noi alunni che ai professori manchi il contatto umano”.

DT: “Concordo anche io. Penso che sia proprio questa la cosa che più di tutto sia mancata a tutti noi”.

Ed infine abbiamo chiesto: QUALE MESSAGGIO VORRESTE MANDARE A COLORO CHE LEGGERANNO QUEST’INTERVISTA?

PROF.MN: “Abbiate fiducia ragazzi. Continuate a stare attenti e cercate di cogliere il meglio da quello che ogni giorno la vita ci sta offrendo”.

FS: “Tenete duro, perché nonostante non sia un momento facile, dobbiamo essere fiduciosi e ottimisti. Abbiate pazienza e speranza affinché questo covid ci lasci al più presto. Ce la faremo!”.

DT: “Siate sempre propositivi verso questa situazione e soprattutto impegnatevi sempre anche a livello didattico, nella speranza di tornare al più presto alla normalità”.

Ringraziamo ancora la prof.ssa Marisa Nasti per aver preso parte a quest’intervista e ringraziamo tutti voi che state leggendo.

Studenti tra DAD e Sogni

A cura dell’Equipe MSAC diocesana

Come tutti ben sappiamo, ci troviamo nel mezzo di una pandemia che ha condizionato la vita non solo degli individui, ma dell’intera società civile; e, in particolare, ha cambiato il sistema scolastico, il rapporto tra gli studenti e con gli insegnanti. Nessuno avrebbe potuto pronosticare un evento di tale portata. Nonostante questo, vorrei che provassi per un momento a chiudere gli occhi e ad immaginare che le scuole, in realtà, sono state chiuse in occasione delle vacanze estive e che il Governo italiano ha pensato bene di rimandare la loro apertura per permettere a noi ragazzi di dedicarci alle passioni a cui teniamo di più, a quelle attività che altrimenti non riusciremmo a fare se fossimo sommersi di studio. Resta con gli occhi chiusi, immagina di essere sul letto in camera tua mentre aspetti di incontrare quella persona che, lo sai, è in grado di cambiarti l’umore in poco tempo: probabilmente ne hai tanto bisogno, perché proprio oggi, tra l’autobus strapieno di gente, la prof. che ti ha colto impreparato, tua madre che urla perché tu metta a posto la camera, vorresti gettare la spugna e cancellare tutto. Poi, d’un tratto, riesci a vedere e ad abbracciare quell’amico/a che ti farà spuntare un sorriso, magari andrete al cinema insieme oppure vi mangerete una bella pizza in quel locale che tanto vi fa impazzire! 

Ora apri lentamente gli occhi e non ti demoralizzare nello scoprire che purtroppo tutte queste emozioni, che hai vissuto fino a poco tempo fa sono lontane, adesso l’unica cosa che ci è concessa è quella di incontrare online, e non dal vivo, i nostri affetti più cari. Tuttavia non rattristarti perché, dopo ogni temporale, esce sempre il sole!

Effettivamente in questo momento le scuole sono chiuse, e non perché sono state prolungate le vacanze estive: in questa situazione noi studenti sentiamo di essere come una barca in mare aperto, sballottata dalle onde dell’incertezza, oscillando tra la possibilità di tornare fra i banchi di scuola e la necessità di continuare a stare a casa in DAD. 

Di solito la maggior parte degli studenti delle classi superiori è chiamata a utilizzare il trasporto pubblico per recarsi a scuola. Forse questo rappresenta l’ultimo ostacolo da superare, per tornare quanto prima in classe. Sarebbe bello poter avere tra le mani una bacchetta magica per risolvere immediatamente tutti i problemi! Non avendone una a disposizione, noi studenti possiamo seguire un’altra strada per contribuire ugualmente a cambiare questo tempo: e cioè ribadire l’urgenza di ristabilire un patto educativo, tra una generazione e l’altra, tra docenti e discenti, tra educatori ed educandi, che metta al centro l’importanza e la bellezza del contatto sincero, del dialogo costruttivo, della disponibilità ad apprendere e ad accogliere da entrambe le parti. Vorremo ribadire anche la necessità di rimettere la causa giovanile ed educativa al centro delle agende politiche, perché uno Stato si rivela adulto e responsabile a partire dalle priorità che si dà; vorremmo che chi decide anche del nostro futuro possa prendersi maggiormente cura di noi “più piccoli”, con passione sincera, e così formarci davvero perché un domani, nella nostra realizzazione personale e sociale, possiamo essere in grado, a nostra volta, di avere a cuore le sorti delle generazioni che verranno!

“La Didattica a distanza sta semplicemente mettendo in evidenza se le scuole erano aperte prima che succedesse tutto questo perché ciò che deve essere aperta è la relazione tra discepolo e maestro. Quando la relazione è reale, ha effetti reali sulle persone. E quindi la distanza sta mettendo alla prova se la relazione esistesse già da prima. […] Si insegna con l’essere prima ancora che con le parole.”  

Alessandro D’Avenia