Orizzonti mediterranei: cantieri di cultura e dialoghi

A cura di Daniele Panarelli Vice Presidente del Settore Adulti

L’Azione Cattolica a Bari tra profezia, laicità e il coraggio di essere segno di contraddizione.

Tra le pietre antiche e il respiro caldo di una città da sempre abituata ad allargare le proprie braccia verso il mare, Bari ha vissuto quattro giornate dense di ascolto, fede, impegno civile e profonda umanità. L’incontro nazionale delle presidenze diocesane e delle delegazioni regionali di Azione Cattolica, dal titolo «Orizzonti mediterranei. Abitare la fraternità per una cultura del dialogo», si è rivelato fin dai primi momenti molto più di un semplice appuntamento in agenda. Oltre settecento tra responsabili, delegati e assistenti giunti da ogni angolo d’Italia si sono ritrovati nel capoluogo pugliese per tracciare rotte condivise, riscoprendo la bellezza di una casa comune e lasciando una precisa e tangibile impronta di speranza destinata a sostenere il cammino di chiunque cerchi il bene comune.

L’apertura dei lavori, nella cornice solenne e accogliente del teatro Petruzzelli, ha subito impresso una precisa nota spirituale ed esistenziale. L’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Giuseppe Satriano, nell’evocare la vocazione storica di una terra segnata dall’eredità di San Nicola e da sempre considerata ponte naturale tra Oriente e Occidente, ha invitato la platea a considerare il Mediterraneo non come un confine insuperabile o una barriera che divide, ma come uno spazio corale in cui i popoli s’incontrano per orientare i propri passi verso Cristo. Questo senso di viva appartenenza e di accoglienza si è intrecciato con le parole del questore Annino Gargano, del delegato regionale Piergiorgio Mazzotta e soprattutto della presidente di AC della diocesi di Bari-Bitornto Monica Del Vecchio, felici di mostrare la grazia e le ferite di una terra complessa ma ricca di valori autentici. La sessione inaugurale «Allargare lo sguardo», guidata dalla presidenza nazionale, ha posto l’accento sul valore di scegliere il confronto in una società frammentata, mentre la toccante testimonianza di frate Francesco Ielpo, custode di Terra Santa e guardiano del monte Sion, ha riportato tutti alla concretezza di chi risiede in mezzo a verità contrapposte cercando di custodire i legami umani con la pazienza del Vangelo. In un tempo segnato da disimpegno e solitudini, decidere di mettersi in cammino verso l’itinerario assembleare del prossimo anno rappresenta una scelta di forte responsabilità ecclesiale e civile.

Nel secondo giorno la riflessione ha preso corpo attraverso momenti di intesa spiritualità, confronto istituzionale e alta caratura geopolitica. La celebrazione eucaristica nella Cattedrale di San Sabino ha richiamato i presenti alla forza della profezia cristiana, intesa come capacità intrinseca di denunciare l’ingiustizia e di annunciare che una storia diversa è sempre possibile. Di nuovo al Petruzzelli, il presidente nazionale Giuseppe Notarstefano ha sollecitato i laici a coltivare un pensiero complesso per superare il pessimismo e le lamentele stanche, affiancato dalle parole del sindaco Vito Leccese e dall’invito di monsignor Satriano a riscoprire testimoni luminosi come Aldo Moro e don Tonino Bello, maestri nell’assaporare la vita senza accontentarsi di risposte di comodo. Nella tavola rotonda «Mediterraneo sostantivo plurale», moderata da Enrica Belli, voci diverse come quelle dell’analista Paolo Maggiolini, della professoressa Irene Panozzo e del cardinale Fabio Baggio, Prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, hanno saputo convergere sull’urgenza di abbattere i silenzi complici sulle emergenze internazionali, di comprendere le cause profonde delle migrazioni e di rimettere al centro la comune umanità contro ogni tentazione di chiusura.

Il pomeriggio del secondo giorno è proseguito negli ampi spazi dell’Urban Center presso l’ex Caserma Rossani, dove i tavoli sinodali hanno visto pastori e laici dialogare fraternamente attorno a temi cruciali per il presente dell’associazione e del Paese, quali popolarità, pluralità, vulnerabilità, formazione, corresponsabilità, intergenerazionalità, bene comune e alleanze. In questo contesto, l’intervento del cardinale Matteo Zuppi ha spronato tutti a ricostruire relazioni reali per superare l’isolamento dell’individuo contemporaneo, rafforzato dai contributi dei vescovi Michele Fusco, Andrea Andreozzi e Francesco Savino, quest’ultimo fermo nel chiedere un’Azione Cattolica capace di osare e di rimanere segno di contraddizione nel mondo. Un’intensa preghiera ecumenica, celebrata nella basilica di San Nicola e segnata dalle testimonianze del pastore valdese Luca Anziani e di padre Mihai Driga della Chiesa ortodossa rumena, si è poi conclusa con la consegna del Patto delle Chiese cristiane ai presidenti diocesani, quale impegno solenne a farsi costruttori di comunione nei singoli territori.

La sera del secondo giorno la piazza della Basilica di San Nicola si è trasformata in un grande spazio aperto. Tra le note della Corale Santa Scorese e l’ascolto partecipe della folla, Arnoldo Mosca Mondadori ha presentato L’Orchestra del Mare, i cui strumenti, ricavati dal legno delle imbarcazioni dei migranti giunti a Lampedusa grazie al lavoro dei detenuti del carcere di Opera, sono stati suonati dal Quartetto d’archi Gershwin, mutando una memoria di dolore in canto di speranza e riscatto. Le toccanti parole della professoressa Annalisa Saracino sulla cura medica e umana a Lampedusa, la voce di Vittoriana Sanitate per il Consiglio dei Giovani del Mediterraneo e la testimonianza sul progetto Ecogiustizia subito si sono poi fuse con l’energia trascinante degli Après La Classe, regalando a giovani e meno giovani un momento festoso di autentica gioia condivisa sotto le stelle pugliesi.

La terza giornata si è articolata nel lavoro specifico dei settori associativi, concentrandosi sulle varie fasi della vita. I Presidenti diocesani hanno riflettuto sul senso e sulla bellezza del cammino assembleare che quest’anno è stato intitolato “E vi fu grande gioia in quella città” (At 8,8) aiutati e guidati dalla meditazione dall’assistente generale mons. Claudio Giuliodori. Nel settore Adulti, la psicoterapeuta e formatrice Silvia Landra ha affrontato il tema dei cambiamenti e delle crisi dell’età adulta, indicando nella fiducia e nella speranza gli unici antidoti per attraversare le trasformazioni personali e comunitarie senza cedere al risentimento o alla paura del peggioramento. Nel settore Giovani e nel Movimento Studenti, Emanuela Gitto, Elena Giannini e don Vito Impellizzeri hanno richiamato i ragazzi a una grammatica della concretezza mediterranea, sottolineando come la fede esiga una presenza fisica, coraggiosa e non sottomessa alla finzione dei social media o alle certezze sterili del conflitto. Contemporaneamente, l’articolazione dell’Azione Cattolica dei Ragazzi si è confrontata, insieme alla pedagogista Rosita Deluigi e a don Lino Modesto, sulla figura dei bambini quali veri e propri nativi interculturali, maestri capaci di vivere la diversità con naturalezza e di considerare l’altro come un compagno di strada.

Nel pomeriggio del sabato, la riflessione si è riversata per le vie della città dove le piazze del centro storico si sono spalancate all’intera cittadinanza con i Dialoghi mediterranei. Largo Vito Maurogiovanni ha ospitato un profondo confronto sul tema della pace guidato dai giornalisti Nello Scavo e Angela Napoletano, insieme all’ambasciatore Pasquale Ferrara e a Franco Vaccari di Rondine. Piazza Mercantile ha fatto da sfondo al dibattito sulle migrazioni con la sociologa Laura Zanfrini, il vescovo albanese Gjergj Meta, l’attivista Sonny Olumati, la volontaria Dalila Ardito e la giornalista Giuseppina Paterniti. In Piazza San Pietro si è discusso di convivialità delle differenze con la filosofa Giuseppina De Simone, lo scrittore Giuseppe Lupo, il francescano Francesco Patton e la giornalista Vania De Luca. Infine, in Piazza San Nicola, la rivista Dialoghi ha promosso una riflessione sui cambiamenti culturali e sociali insieme a Ilaria Vellani, a don Matteo Zorzanello con la sua band Controcanto e al vignettista don Giovanni Berti, sotto la guida di Enzo Romeo ed Erminia Foti.

Dopo la sessione conclusiva al Teatro Petruzzelli, con le conclusioni del presidente nazionale Giuseppe Notarstefano, l’incontro nazionale si è chiuso ufficialmente domenica, con la Santa Messa in Cattedrale presieduta dall’assistente generale mons. Claudio Giuliodori. Nelle sue conclusioni, il presidente, oltre a ringraziare per la passione e la generosità dimostrate da tutti i partecipanti, ha salutato l’assemblea augurando un’associazione sempre viva e in movimento, capace di riconoscere nel lavoro insieme il rimedio più efficace contro le fatiche del tempo presente.

Tanti i volti, gli abbracci e le idee che ciascuno porta con sé al rientro. Da Bari ci siamo salutati con la consapevolezza che fare il bene comune è un impegno possibile ogni giorno e che costruire reti sul territorio è fondamentale per dare linfa a una democrazia ancora incompiuta. In questo percorso, l’insegnamento di testimoni come Aldo Moro, don Tonino Bello e San Nicola continuano a tracciare la rotta verso un orizzonte fondato sulla fraterna solidarietà.

Maria: 102 anni di Passione e Fedeltà nel Cuore dell’Azione Cattolica

A cura dell’’Equipe Diocesana del Settore Adulti

Il tempo, quando viene vissuto alla luce della fede, smette di essere un semplice susseguirsi di giorni per farsi storia di salvezza, cammino condiviso e testimonianza viva.

Il 4 gennaio scorso, la comunità della chiesa madre Maria SS Immacolata di Fragagnano e l’intera associazione diocesana si sono strette attorno alla signora Maria Vergine, che ha traguardato l’importante meta dei 102 anni. Celebrare questo compleanno non significa solo rendere omaggio a una longevità anagrafica straordinaria, ma significa, prima di tutto, onorare una vita che continua a farsi dono, radicata in una scelta associativa che dura da quasi nove decenni.

In Maria, vogliamo celebrare e ringraziare tutti i nostri soci adultissimi; colonne silenziose che, nelle parrocchie della nostra diocesi, continuano a spendersi per il bene dell’associazione. Maria è oggi la nostra socia più longeva, la ‘sentinella’ di una memoria che non è rivolta al passato, ma che serve a illuminare il futuro. Attraverso la sua storia, vogliamo dare voce a tutti coloro che, nonostante l’avanzare degli anni, non hanno mai smesso di sentirsi parte attiva e pulsante della famiglia di Azione Cattolica.

Maria si è avvicinata all’Azione Cattolica all’età di 15 anni, un’epoca diversa, un mondo che oggi facciamo fatica a immaginare, segnato da sfide e incertezze profonde. Eppure, la scintilla che la spinse ad aderire è la stessa che oggi cerchiamo di accendere nei cuori dei nostri ragazzi e giovani: il desiderio di non camminare da soli, ma di formarsi all’interno di una comunità per servire meglio il Signore e i fratelli.

Fin da ragazza, Maria ha compreso che la fede non è un sentimento privato da custodire gelosamente, ma un impegno che richiede cura e nutrimento. Un ruolo fondamentale nella sua vita l’hanno avuta gli esercizi spirituali dove, in quei momenti di silenzio e di ascolto, la sua vocazione laicale ha preso forma definitiva, facendola innamorare di un ideale che non l’avrebbe più lasciata. Quella passione, nata nell’entusiasmo dell’adolescenza, non è mai venuta meno, diventando il filo conduttore che ha legato insieme le gioie e le fatiche di oltre un secolo di vita.

La vita di Maria è stata una vita dedicata interamente alla famiglia e alla sua comunità. Sposatasi nel 1947, in un’Italia che cercava di rialzarsi dopo le ferite del conflitto mondiale, ha costruito con suo marito un focolare fondato saldamente sui valori del Vangelo, crescendo con amore e dedizione i suoi due figli. È nella quotidianità del servizio domestico, nella concretezza dei gesti e nella cura delle relazioni primarie che la fede di Maria si è fatta carne.

La sua è una testimonianza di “santità della porta accanto”, che ci dimostra come la vocazione laicale non passi necessariamente per gesti eclatanti o palcoscenici prestigiosi, ma per la fedeltà silenziosa e gioiosa ai propri doveri e alla propria missione nel mondo. Maria ha attraversato le grandi trasformazioni del Novecento e le sfide del Concilio Vaticano II sempre con lo stesso spirito di disponibilità di sempre. Per lei, essere “di Azione Cattolica” non è mai stata una firma su una tessera, ma un modo di abitare il mondo con responsabilità, partecipazione e una preghiera incessante per la Chiesa.

C’è un legame spirituale profondo che unisce Maria e tutti i soci adultissimi alle radici fondative della nostra associazione; nelle loro parole e nel loro modo di porsi, risuona ancora l’eco di figure carismatiche come Armida Barelli dalla quale hanno ereditato e fatto proprio quell’amore incondizionato per l’associazione e per la Chiesa, una passione che hanno cercato di trasmettere a chiunque gli sia stia accanto.

Anche nei momenti di difficoltà che l’associazione ha inevitabilmente attraversato nel corso dei decenni sono rimasti un punto fermo, senza proclami ma con la forza della costanza e del sorriso. Una fede ‘antica’, intesa come nobile e solida, e che oggi si rivela straordinariamente attuale; una fede che non si sgretola davanti alle mode del momento perché è fondata sulla roccia di Cristo e alimentata dalla vita associativa.

Ancora oggi, a 102 anni, Maria non rinuncia alla sua appartenenza e al suo contributo. La sua ferma volontà di partecipare agli incontri del Settore Adulti è per tutti noi, membri dell’equipe e soci tutti, una lezione di vita impagabile.

In un’epoca caratterizzata dall’istantaneità e dalla velocità superficiale, che spesso ci priva della capacità di discernimento, la ‘saggia lentezza’ di Maria contribuisce in modo decisivo a mantenere saldo il timone. Per tutti noi Maria non è una ‘memoria storica’ da ammirare come in un museo ma una testimone attiva che, con la sua sola presenza e le sue brevi ma dense parole, ci ricorda che l’Azione Cattolica è una famiglia intergenerazionale dove ogni stagione ha una sua dignità e una sua missione specifica.

Per la comunità di Fragagnano, così come per tutta l’Azione Cattolica diocesana, Maria Vergine rimane un faro e un monito di speranza. La sua vita ci dice con chiarezza che è possibile restare fedeli ai propri impegni, che la passione per il Vangelo non invecchia mai se coltivata con umiltà e che il servizio alla Chiesa è un onore che si rinnova ogni mattina, a 15 come a 102 anni.

Nel celebrare Maria, socia più anziana della nostra diocesi, l’Equipe Adulti vuole oggi dire grazie a tutti i soci adulti e adultissimi dell’Azione Cattolica. Grazie per la vostra fedeltà, per la vostra preghiera e per quel legame indissolubile che vi tiene stretti alla vita associativa. Siete voi a ricordarci che l’AC non è una stagione della giovinezza, ma una forma di vita che accompagna l’uomo e la donna in ogni loro passo.

Vogliamo guardare a Maria con profonda ammirazione e gratitudine. La sua testimonianza ci sprona a continuare il nostro servizio con rinnovato entusiasmo, certi che la bellezza dell’incontro con Cristo, vissuto nella fraternità associativa, sia il tesoro più prezioso che possiamo e dobbiamo consegnare alle nuove generazioni. Come Maria ha fatto per quasi un secolo, anche noi ci impegniamo a continuare a trasmettere quella stessa “passione cattolica”, fatta di mitezza, preghiera e instancabile dedizione.

Auguri di cuore Maria, grazie per il tuo “sì” che continua a risuonare, limpido, saldo e fecondo, nel cuore della nostra cara Azione Cattolica.

Custodi di speranza: l’impegno dell’Azione Cattolica che abita il territorio

A cura di Daniele Panarelli, vicepresidente Settore Adulti diocesano

Dal 17 al 19 aprile 2026, Carovigno ha ospitato il secondo incontro territoriale in presenza “Custodire la speranza – Abitare il servizio, generare il bene”, un momento importante per la vita associativa che ha coinvolto presidenti parrocchiali, assistenti e consiglieri diocesani. Questo appuntamento ha rappresentato la terza fase di un percorso organico iniziato con i webinar nazionali dedicati all’identità del presidente parrocchiale, dell’assistente parrocchiale e del consigliere diocesano “artigiani di speranza”; alla spiritualità laicale “cercatori di speranza”; al legame associativo “tessitori di speranza” e al legame con la Chiesa e il territorio “seminatori di speranza”.

Un percorso proseguito con l’analisi concreta delle realtà locali nelle singole diocesi e culminato a Carovigno dove il dibattito si è spostato sulla dimensione del servizio e sulla responsabilità di custodire la speranza in un contesto sociale che spesso fatica a scorgerne i segni. Il confronto si è basato sulla necessità di non vivere la fede come un fatto isolato, ma come un impegno che prende forma dentro le strutture della Chiesa e nelle pieghe della società civile.

Il cuore degli incontri è stato alimentato da contributi che hanno richiamato i presenti alla concretezza della loro vocazione. Don Giuliano Zanchi, direttore della rivista del clero italiano, ha analizzato con lucidità la situazione attuale sottolineando che “in un mondo dove sembra esserci il self service della regione ci vuole la saldezza dello stare insieme dei discepoli.” La sua riflessione ha messo in luce il rischio di una spiritualità individuale e frammentata, ribadendo che la forza dell’Azione Cattolica risiede proprio nella stabilità del legame comunitario e nella capacità di camminare insieme nonostante le sfide della modernità. Questa unità non è una chiusura verso l’esterno, ma la condizione necessaria per poter offrire una testimonianza credibile.

Sulla stessa linea di impegno e autenticità si è mossa Francesca Rispoli, presidente di Libera, che ha centrato il suo intervento sul valore della presenza cristiana nel mondo. Secondo Rispoli, testimoniare vuol dire “essere nel mondo prima di fare, ma testimoniando con gioia. Siamo in un mondo dove il pessimismo e il disincanto sono padroni ed è qui che la nostra testimonianza deve dare speranza.” Il suo discorso ha evidenziato come l’ottimismo cristiano non sia un sentimento superficiale, ma una scelta di campo contro la rassegnazione. La gioia diventa quindi uno strumento politico e sociale per scardinare le logiche del disincanto che bloccano il cambiamento nelle comunità.

L’identità dell’associazione è stata richiamata attraverso una provocazione lanciata da Papa Francesco durante l’incontro per la celebrazione dei centocinquanta anni, ovvero la trasformazione dell’Azione Cattolica in Passione cattolica. Questa passione si traduce nella volontà di prendere posizioni chiare che sappiano contribuire a trasformare la vita difficile delle nostre periferie in vita fatta di dignità e uguaglianza. La vita associativa trova il suo baricentro nella parrocchia, intesa come spazio di accoglienza e accompagnamento. La Chiesa deve essere percepita come una casa dove ci si sente liberi e dove le relazioni sono autentiche. Abitare il servizio, in questo senso, significa creare reti positive e alleanze significative nel quotidiano, capaci di generare un impatto reale sul territorio attraverso un impegno che diventa contagioso.

Il lavoro si è poi articolato in numerosi laboratori tematici che hanno toccato i punti nevralgici dell’impegno laicale. Si è discusso di spiritualità incarnata nella quotidianità e di fraternità intesa come capacità di tessere relazioni. Il dialogo intergenerazionale è stato individuato come la chiave per costruire speranza tra le diverse età della vita, mentre la corresponsabilità tra assistenti e laici è stata riaffermata come un cammino condiviso tra vocazioni differenti. Altri tavoli di lavoro hanno affrontato temi urgenti come la mobilità dei giovani, la cura del creato, la passione educativa e la vicinanza alle situazioni di marginalità attraverso reti di prossimità nelle periferie. Particolare attenzione è stata data all’impegno socio-politico dei cattolici e alla vocazione all’amore vissuta dalle giovani coppie e dalle famiglie.

Un momento di particolare intensità e partecipazione è stato quello dedicato alla condivisione delle esperienze associative. Raccontare ciò che accade nelle parrocchie e nelle diocesi ha permesso di dare il giusto valore all’impegno costante che ogni aderente, responsabile o meno, mette in campo ogni giorno. La serata di sabato ha visto come protagonisti i ragazzi, gli educatori e i genitori del gruppo musicale Children of the sun della parrocchia San Pio X della diocesi di Taranto. La loro animazione, caratterizzata da un entusiasmo travolgente, ha coinvolto tutti i presenti, dal Presidente nazionale fino a chi si trovava all’esterno della struttura. La loro musica e il loro ritmo sono stati la prova tangibile di come lo scambio intergenerazionale e la condivisione del talento possano creare bellezza e inclusione.

In queste giornate di dialogo e verifica, i partecipanti hanno potuto assaporare la qualità dell’ascolto e del racconto, dando un senso compiuto ai sacrifici che il servizio associativo comporta. La stanchezza accumulata nel servizio è stata letta non come un limite, ma come un segno di dedizione, quasi un olio che santifica l’impegno profuso per il bene comune. L’associazione infine ha dimostrato di voler sperimentare nuove vie per abitare il tempo presente, inserendo l’azione dei singoli in un panorama più vasto di appartenenza

Le conclusioni sono state affidate a Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale di Azione Cattolica, che ha richiamato tutti a una missione precisa per il futuro. Egli ha dichiarato che “dobbiamo essere una realtà che costruisce una narrazione diversa, quella che deriva dal vangelo, una narrazione che non si preoccupa ma che fa risuonare la bellezza che è per tutti. Far risuonare quei luoghi e quelle esperienze dove si vive questa speranza.” Con queste parole si è chiuso l’incontro di Carovigno, lasciando ai responsabili il compito di tornare nelle proprie realtà locali non solo con nuovi strumenti operativi, ma con la consapevolezza che la speranza va costruita ogni giorno attraverso la testimonianza e la presenza viva nei luoghi della vita quotidiana.

“Signore, è bello per noi essere qui!”

a cura di Daniele Panarelli, vice presidente adulti diocesano AC – Arcidiocesi di Taranto

Presentazione dell’icona biblica dell’anno per l’Azione Cattolica diocesana

Nella calda e accogliente atmosfera della Parrocchia Santa Famiglia di Taranto, domenica 12ottobre, la comunità diocesana di Azione Cattolica si è riunita in gran numero per la presentazione dell’icona biblica del nuovo anno associativo, ispirata al racconto della Trasfigurazione secondo Matteo e intitolata “Signore, è bello per noi essere qui!”.

La meditazione, condotta da Don Carmine Agresta, assistente unitario di Azione Cattolica, ha toccato i cuori di tutti i presenti, guidando ciascuno verso un autentico incontro con la Parola. Con il suo linguaggio semplice ma profondo, Don Carmine ha invitato a contemplare la bellezza di Dio che si rivela nel mistero, una “nube luminosa” che avvolge senza oscurare, svelando attraverso la voce: “Questi è il Figlio mio, l’amato”.

Le sue parole hanno risuonato nel salone parrocchiale come un’eco di una presenza viva, ricordando a tutti che Dio non si lascia imprigionare, ma si avvicina a noi nella sua luce e nel suo mistero.

La riflessione ha avuto un forte valore spirituale e umano, offrendo a ciascuno l’opportunità non solo di approfondire la conoscenza del testo evangelico, ma anche di lasciarsi trasfigurare interiormente, collegando la Parola alla propria vita quotidiana.

La domenica è stata intensa e la preghiera è stata preceduta dal comitato dei presidenti parrocchiali, un momento prezioso di dialogo e condivisione. Uno strumento che vuole diventare fondamentale per il cammino associativo e che si propone come un luogo dove potersi raccontare ed ascoltare, permettendo a ciascuna parrocchia di condividere le proprie esperienze, vissuti e speranze.

Il percorso, avviato con un’analisi SWOT condivisa, ha dato ai presidenti l’opportunità di iniziare a ragionare insieme su punti di forza e debolezza, opportunità e minacce, tutto in un clima di discernimento e corresponsabilità. Un metodo strutturato e partecipativo, che ha suscitato apprezzamento tra i presenti e che può essere un primo concreto passo per un cammino condiviso, perché nessuno si senta solo.

Così, l’inizio di questo nuovo anno associativo si apre all’insegna della bellezza, della comunione e dell’ascolto. La riflessione di Don Carmine ha tracciato un percorso luminoso, ricordando che la fede è un’esperienza di incontro e meraviglia. Il lavoro dei presidenti parrocchiali ha dimostrato che solo uniti si può costruire una Chiesa viva, capace di portare bellezza nel mondo.

Come sottolinea il titolo stesso dell’icona biblica, “è bello per noi essere qui”: è bello ritrovarsi, riconoscersi come fratelli, sostare davanti alla Parola che trasfigura e ripartire con rinnovato entusiasmo verso le nostre comunità, affinché la luce che si è manifestata sul monte Tabor continui a illuminare il cammino di tutti.

Settimana Sociale, si è chiusa la cinquantesima edizione a Trieste

a cura di Alessandro Greco (delegato per l’arcidiocesi di Taranto)

È stata un’edizione nel segno della partecipazione, la cinquantesima Settimana Sociale dei Cattolici in Italia, che si è appena conclusa a Trieste. Partecipazione di cui non si è solo parlato, ma che si è sperimentata con una modalità innovativa sin dall’organizzazione dell’evento.

Meno relazioni in plenaria rispetto alla precedente Settimana Sociale di Taranto, più spazio ai laboratori tematici, nei quali si è sperimentato un metodo di discernimento complesso basato sulla scrittura. Per rifuggire dal tradizionale “cerchio” da gruppo di catechesi che tutti ben conosciamo, in cui si corre sempre il rischio di non approdare mai ad una conclusione, si è adottato un metodo, con l’ausilio del digitale, basato sulla condivisione e rilettura di proposte scritte elaborate da ciascun membro del gruppo, selezionate attraverso una sorta di setaccio in più passaggi sino a individuarne un numero ristretto sul quale elaborare indirizzi concreti.

Questo metodo, che all’inizio ha incontrato non poche resistenze a causa dell’obbligo di sintesi che rischia senz’altro di impoverire il dibattito, ha però via via acquisito sempre più consensi nei tre giorni di laboratori, in quanto si è riconosciuto che esso ha garantito voce a tutti e soprattutto ha lasciato una traccia tangibile degli esiti delle discussioni.

Proprio da questi esiti ripartirà il comitato scientifico e organizzatore per redigere il documento finale, che sarà pubblicato a settembre.

Se dunque ci si dovesse chiedere quale sia il frutto della Settimana Sociale di Trieste, la risposta sarebbe questa: non un contenuto (eppure ce ne sono stati molti), non una proposta concreta (sebbene ne siano state formulate a decine), ma un metodo di discernimento comunitario che per la comunità civile è stimolo di partecipazione democratica, ma per quella ecclesiale è processo sinodale in ascolto della voce dello Spirito.

Al via la Settimana Sociale dei Cattolici in Italia

a cura di Alessandro Greco, delegato per l’Arcidiocesi di Taranto

Sta partendo a Trieste la cinquantesima Settimana Sociale, che da questa edizione perde il tradizionale nome di Settimana Sociale dei Cattolici Italiani per sostituirlo con quello di Settimana Sociale dei Cattolici in Italia.

L’edizione, che fa seguito a quella di Taranto che si focalizzò su temi ambientali, avrà al centro un argomento quanto mai attuale: quello della partecipazione democratica. La scelta di focalizzarsi su questo aspetto della vita sociale riflette un clima quanto mai complesso per le democrazie. I dati dell’affluenza alle ultime elezioni europee e amministrative (mai così bassi nella Storia della Repubblica) hanno infatti rimarcato una volta di più come non sia possibile pensare che la democrazia regga senza un’ampia, consapevole e convinta partecipazione di tutti i cittadini.

In questo, i cattolici e in special modo i laici cattolici, secondo il carisma loro proprio (come più volte ricordato, fra gli altri, da San Paolo VI), non possono restare a guardare ma devono, anzi, essere “lievito che fa fermentare la massa”.

Per sviscerare i molti aspetti di questo complesso tema, gli oltre mille delegati provenienti da quasi tutte le diocesi italiane oltre ai lavori in plenaria avranno occasione di dibattere in numerosi tavoli tematici: dall’istruzione alle nuove tecnologie, dal mondo del lavoro alla comunicazione passando per l’ambiente, i gruppi di lavoro saranno occasione di confronto, scambio di esperienze ed elaborazione di proposte.

Nell’organizzazione di questa edizione si è avuta cura di dedicare ampio spazio anche a momenti di approfondimento culturale, con spettacoli e tavole rotonde aperti non solo ai delegati, ma anche alla cittadinanza.

A sottolineare l’importanza di questa cinquantesima edizione, la presenza all’inaugurazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e quella di Papa Francesco per la Celebrazione Eucaristica conclusiva.

La delegazione dell’Arcidiocesi di Taranto, guidata dall’Arcivescovo mons. Miniero, è composta per questa edizione da Mons. Antonio Panico, don Ezio Succa, Pietro Panzetta, Paola Casella e Alessandro Greco, che vi scrive.

“Cultura ed identità europea: l’integrazione che vogliamo”

a cura di Daniele Panarelli, vice presidente diocesano, settore Adulti


In occasione dell’appuntamento elettorale per le votazioni del Parlamento europeo, si è svolto lo scorso 6 giugno, presso il teatro Tarentum di Taranto, l’incontro/dibattito dal titolo “Cultura ed identità europea: l’integrazione che vogliamo”. Fortemente voluto dall’Azione Cattolica diocesana e dall’Ufficio diocesano per la pastorale sociale, il lavoro, la giustizia, la pace e la custodia del creato, l’incontro ha dato l’opportunità ai presenti di approfondire il tema dell’identità europea.

Davanti ad una platea numerosa ed attenta, il dott. Marco Cilento, Responsabile delle politiche istituzionali della Confederazione Europea dei Sindacati (CES) nonché componente del Board del Movimento Europeo Internazionale, ha raccontato quali opportunità l’Unione Europea offre ai suoi cittadini. Partendo dalla sua personale storia, infatti vive e lavora a Bruxelles ormai da oltre 20 anni, il dott. Cilento ha sapientemente esplicitato i progressi fatti in tutti questi anni come anche raccontato in maniera esaustiva i progetti che sono adesso in cantiere. “Attraverso lo scambio di cultura si crea una identità nuova che si spera possa accomunare i popoli ora e in futuro nel grande obiettivo finale che è la pace” cosi Cilento ha esortato i presenti a prendersi cura di questa istituzione, a partire dall’esercizio del voto. Il dibattito è stato inoltre impreziosito da alcuni interventi fatti dagli organizzatori della serata.

Il primo a cura di Cosimo Spezio, vice presidente del settore giovani di Azione Cattolica nonché responsabile dell’area internazionale di Azione Cattolica il quale ha raccontato la personale esperienza vissuta durante il periodo di Erasmus svolto a Strasburgo e quale contributo questo progetto abbia dato all’integrazione dei popoli europei. A seguire Antonio Santoro, membro del direttivo della scuola di formazione diocesana all’impegno sociale e politico, partendo dalla lettera di raccomandazione in vista delle elezioni a firma della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’UE (COMECE), ha parlato delle questioni sovranazionali non risolvibili dai singoli Stati e delle strategie che l’Unione adotta per affrontarli. Infine Daniele Panarelli, vice presidente
del settore adulti di Azione Cattolica, ha rappresentato i grandi passi fatti negli ultimi decenni dalla UE in materia di pace e cooperazione cercando di seguire i valori fondanti dei padri fondatori. L’incontro è stato moderato da Pietro Panzetta, membro del direttivo della scuola di formazione diocesana all’impegno sociale e politico, il quale ha dibattuto con il relatore principale sulle attuali politiche del lavoro. In questo periodo storico in cui la sensazione di sfiducia nelle istituzioni risulta acclarato, soprattutto dalle ultime statistiche di affluenza alle urne, è stato bello vedere all’interno della sala un buon numero di giovani, alcuni dei quali si stavano preparando per la loro prima esperienza di voto. Un segnale di speranza che ci piace mettere in risalto e che ci da la possibilità di poter continuare a credere che le vie da percorrere non sono esaurite. Da sottolineare anche il bellissimo percorso di preparazione svolto dai membri della presidenza diocesana di AC insieme ai membri della scuola di formazione diocesana all’impegno sociale e politico che, in quest’ultimo mese, in piena sinergia, hanno ideato e sviluppato la serata e che, come detto durante la presentazione dalla Presidente diocesana di Azione Cattolica Letizia Cristiano “questo dà proprio il senso di una chiesa che cammina insieme, che è aperta alla società e che vuole sensibilizzare le coscienze”. Siamo convinti che l’UE abbia ancora molto da offrire ai suoi cittadini e che oggi più che mai debba lavorare per distinguersi quale forza per il bene nel mondo. Di fatto, l’Unione Europea non è perfetta ma è il miglior strumento che abbiamo per costruire un futuro migliore per noi stessi e per le generazioni future.

“TESTIMONI DI TUTTE LE COSE DA LUI COMPIUTE”

a cura di Cosimo Spezio, vice presidente diocesano, settore Giovani

Dal pomeriggio di giovedì 25 aprile alla mattinata di domenica 28 aprile si è svolta presso la Fraterna Domus in Sacrofano (RM) la XVIII Assemblea Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana.
Pur essendo un’associazione laicale con oltre 150 anni di storia, la numerazione delle Assemblee Nazionali viene considerata a partire dall’approvazione del nuovo statuto post-conciliare del 1969.
Accompagnati dall’Assistente Unitario in qualità di uditore, dalla nostra diocesi hanno partecipato in qualità di delegati la presidente (accompagnata dal coniuge come uditore), il vicepresidente per gli adulti, il vicepresidente per i giovani, la responsabile dell’ACR e una rappresentante dell’equipe
diocesana dei ragazzi dell’ACR.


Dopo l’emozionante incontro con il Santo Padre in Piazza San Pietro del 25 aprile “A braccia aperte”, l’associazione tutta si è radunata per soffermarsi a riflettere attraverso la relazione del presidente uscente sul triennio appena concluso e tracciare le linee programmatiche per il triennio
appena cominciato. Scanditi dalle stimolanti riflessioni durante le celebrazioni da parte dei cardinali Parolin, Farrell, Semeraro e Zuppi, i lavori hanno riguardato la discussione ed approvazione del documento assembleare, la cui bozza è stata redatta a partire dalle indicazioni raccolte dai territori nell’ultimo anno. Si tratta di un testo segnato da alcune scelte di fondo indicate in 5 capitoli: persone e comunità, comunione e responsabilità, formazione e scultura, spiritualità e sinodalità, alcune questioni emergenti. Questo testo sarà recepito dal neoeletto Consiglio Nazionale per tracciare i prossimi orientamenti triennali.
La grande novità di questa assemblea è stata l’attiva partecipazione dei ragazzi dell’ACR (Azione Cattolica dei Ragazzi). Anche loro sono stati coinvolti nei lavori sul documento assembleare e hanno proposto i propri emendamenti, esprimendo il proprio punto di vista originale sull’associazione di cui sono sia presente che futuro. “Ci hanno chiesto cosa volessimo migliorare dell’AC”, commenta la piccola Rachele. “Mentre scrivevamo, io mi sentivo “grande” e ascoltata.
Quando ho scoperto che l’Assemblea aveva approvato l’emendamento presentato dal mio gruppo sono stata molto contenta, perché è bellissimo sapere che quello che hanno scritto dei ragazzi è stato apprezzato da giovani e adulti. Per noi fa molto sapere che i nostri pensieri siano ascoltati
nonostante la nostra età e la poca esperienza”. È stato determinante, allora, questo contributo affinché l’associazione sia davvero a misura di tutte le sue componenti (ragazzi, giovani e adulti).


Nel corso dell’evento non sono mancati momenti di gioia vera, come l’annuncio da parte del card. Marcello Semeraro (Prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi) della prossima canonizzazione del beato Pier Giorgio Frassati. Ci sono stati anche momenti di approfondimento, come la serata in
preparazione alla 50° Settimana Sociale dei Cattolici in Italia e la serata organizzata con l’Agenzia Italiana per la Gioventù sulle opportunità riservate ai giovani dall’Unione Europea.
L’Assemblea Nazionale, infine, è stata un’occasione per l’associazione laicale più grande del Paese per (ri)scoprirsi una grande famiglia e, ponendosi sul solco tracciato dal Cammino Sinodale della Chiesa Italiana, mettersi in ascolto delle proprie comunità territoriali. L’Azione Cattolica è ormai pronta a mettersi alle spalle un periodo difficile per provare a “leggere i segni dei tempi” con rinnovato entusiasmo in questo tempo che ci è dato vivere.

A braccia aperte! L’incontro nazionale dell’A.C. con Papa Francesco

Nei giorni precedenti all’evento le notizie che ci arrivavano parlavano di 50.000 presenze.

50.000 tra bambini, giovani ed adulti di Azione Cattolica, tutti in piazza San Pietro per l’incontro con Papa Francesco. Mentre ci incamminavamo ci chiedevamo proprio questo…chissà quanti saremo?!?! Siamo stati tra i primi ad oltrepassare il maestoso colonnato del Bernini per ritrovarci in una piazza fresca, non ancora riscaldata dal sole e dal calore dei soci di AC. Abbiamo visto pian piano la piazza riempirsi intorno a noi e nel giro di un paio d’ore l’annuncio: “Siamo 80.000”, un grido di gioia si è alzato da una folla contraddistinta dai colori associativi, in un luogo che, architettonicamente “abbraccia”, accoglie ed avvolge.

Quella del 25 aprile scorso è stata una giornata ricca di emozioni per i tanti accorsi all’invito del Santo Padre, una data scelta dal Pontefice che è stata anche un modo per festeggiare insieme i tanti cattolici che parteciparono alla lotta partigiana contro il Nazifascismo e per la liberazione dell’Italia.

La giornata è iniziata con un momento di preghiera, presieduto dall’Assistente Ecclesiastico Generale, S.E. Mons. Claudio Giuliodori che ha proposto una riflessione, sottolineando l’importanza dell’incontro con Cristo che aiuta ad andare avanti anche nei tempi drammatici attuali, invitando a essere sempre più testimoni del Risorto in ogni campo della vita.

A seguire tanti i momenti di riflessione e intrattenimento, presentati da Massimiliano Ossini ed Antonella Ventre. Dal sagrato abbiamo ascoltato i “Rulli Frulli” che hanno raccontato la loro vicenda di banda musicale di inclusione, dove ognuno può partecipare suonando strumenti inusuali. Il presidente nazionale di AC, Giuseppe Notarstefano, ha poi commentato il rapporto tra l’associazione e il Papa, soprattutto «l’insegnamento che ci ha dato invitandoci a essere una Chiesa in uscita e sostenendoci nelle nostre innumerevoli sfide che affrontiamo sempre con il sorriso e, appunto, a braccia aperte». Significativo l’intervento di Neri Marcorè che ha cantato un testo e letto delle riflessioni contro la guerra, ricordando la Festa della liberazione.

Qualche minuto dopo sulle note di “Jesus Christ You Are My Life” l’arrivo di Papa Francesco sulla sua papamobile che girando per la piazza ha salutato tutti i presenti.

Dopo un lungo giro, il Papa prende la parola, ci saluta ed accoglie. Un discorso incentrato sulla cultura dell’abbraccio.

Il titolo che avete scelto per il vostro incontro è infatti “A braccia aperte”. L’abbraccio è una delle espressioni più spontanee dell’esperienza umana. La vita dell’uomo si apre con un abbraccio, quello dei genitori, primo gesto di accoglienza, a cui ne seguono tanti altri, che danno senso e valore ai giorni e agli anni, fino all’ultimo, quello del congedo dal cammino terreno. E soprattutto è avvolta dal grande abbraccio di Dio, che ci ama, ci ama per primo e non smette mai di stringerci a sé, specialmente quando ritorniamo dopo esserci perduti, come ci mostra la parabola del Padre misericordioso”.

Proseguendo il Papa ci ha proposto tre tipi di abbraccio, “l’abbraccio che manca, l’abbraccio che salva, l’abbraccio che cambia la vita”.

Quando l’abbraccio manca, “le braccia si irrigidiscono e le mani si serrano minacciose, divenendo non più veicoli di fraternità, ma di rifiuto e contrapposizione, anche violenta, di diffidenza nei confronti degli altri, vicini e lontani, fino a portare al conflitto”. Perciò “all’origine delle guerre ci sono spesso abbracci mancati o rifiutati, a cui seguono pregiudizi, incomprensioni e sospetti, fino a vedere nell’altro un nemico”.

Poi c’è l’abbraccio che salva che “raggiunge il suo culmine nell’Eucaristia e sulla Croce, quando Cristo offre la sua vita per la salvezza del mondo, per il bene di chiunque lo accolga con cuore sincero, perdonando anche ai suoi crocifissori. E tutto questo ci è mostrato perché anche noi impariamo a fare lo stesso. Lasciamoci abbracciare da Lui, come bambini, per poter abbracciare i fratelli e le sorelle con la stessa carità”.

Infine l’abbraccio che cambia la vita. Un abbraccio può cambiare la vita, mostrare strade nuove, strade di speranza. Sono molti i santi nella cui esistenza un abbraccio ha segnato una svolta decisiva, come San Francesco, che lasciò tutto per seguire il Signore dopo aver stretto a sé un lebbroso. E se questo è stato valido per loro, lo è anche per noi. Ad esempio per la vostra vita associativa, che è multiforme e trova il denominatore comune proprio nell’abbraccio della carità, unico contrassegno essenziale dei discepoli di Cristo, regola, forma e fine di ogni mezzo di santificazione e di apostolato. Lasciate che sia essa a plasmare ogni vostro sforzo e servizio, perché possiate vivere fedeli alla vostra vocazione e alla vostra storia”

Infine ci ha esortati ad essere atleti e portabandiera di sinodalità nelle diocesi e parrocchie di appartenenza per una piena attuazione del cammino fino ad oggi compiuto.

Al termine del discorso il Papa ha salutato i presenti sul sagrato e tutti noi con un ultimo giro sulla papamobile.

La mattinata è proseguita con i cantanti Stefano Picchi e Giovanni Caccamo, con le testimonianze di pace di giovani dell’Ucraina e della Terra Santa, con la lettura di testimonianze di soci di Ac che hanno partecipato alla Resistenza e alla nascita della Repubblica e ascoltato le esperienze di cura del Creato da giovani delle Marche e dell’Emilia Romagna, vittime delle alluvioni del 2022 e del 2023.

Non poteva mancare l’inno della giornata “A Braccia Aperte” di Emanuele Fossi che ci ha accompagnato durante la giornata e continuerà a farlo.

Quello del 25 aprile è stato un grande evento, frutto di una grande organizzazione che ha coinvolto tutti i livelli della nostra associazione. Sono stati mesi e giorni impegnativi, per far sì che tutto andasse per il meglio.

Sette i pullman partiti, la sera prima, dalla nostra diocesi, 400 i partecipanti.

Non vivevamo un momento così importante da sette anni, quando festeggiammo i 150 anni dell’Azione Cattolica, in mezzo la pandemia. Avevamo bisogno tutti di ripartire con un grande abbraccio.

Grazie agli AmiCi del gruppo “referenti bus” per il sostegno reciproco, ai responsabili dei gruppi parrocchiali che per primi hanno coinvolto le loro realtà associative.

Grazie ai volontari che sono partiti da Taranto: Adriana, Alessia, Francesca, Guglielmo e Rosa, che si sono resi disponibili affinchè tutto procedesse senza intoppi, affiancandosi a tutti gli altri provenienti da tutta la penisola.

Concludo questo “resoconto” con le parole delle nostre due amiche che si sono messe a servizio di tutti noi.

“Questa era la mia prima esperienza come volontaria al servizio di un evento A.C.; sono stati due giorni belli intensi: dopo averci suddivisi nei vari team e aver spiegato i vari compiti, sveglia alle 3 per iniziare la giornata! È stato bellissimo vedere quante persone arrivassero, gruppi numerosissimi e di qualsiasi età. C’è stata tanta collaborazione tra noi per aiutarci a vicenda nel gestire tutto al meglio, e questo mi ha sostenuta nell’arco della giornata aiutandomi ad essere serena e a godermi ogni momento.
Sicuramente non abbiamo potuto vivere appieno la festa in piazza, ma l’esperienza da volontaria mi ha arricchita in modo differente, cambiare il punto di vista di esperienze che ho sempre vissuto da ‘ospite’ è emozionante, fa riflettere su quanto impegno ci sia dietro ogni cosa”. (Alessia Rodio – San Francesco D’Assisi, Crispiano)

“Essere discepolo significa avere la disposizione permanente di portare agli altri l’amore di Gesù e questo avviene spontaneamente in qualsiasi luogo, nella via, nella piazza, al lavoro, in una strada. Dall’esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco (127)
E’ la preghiera con cui i noi volontari abbiamo dato inizio ad una grande avventura.
Eravamo circa 150 accomunati da un unico intento: permettere che ciascuno potesse partecipare all’evento pienamente e in modo gioioso.
Accogliere i gruppi ai parcheggi, gestire i flussi alle banchine delle metro, indirizzarli verso la destinazione con info e consigli.
Essere operativa e attiva dalle 04.00 alle 15.00, è stato fisicamente stanchevole ma totalmente appagante. Anche se non sono riuscita a vedere il Papa! Peccato, eh sì, ma era una probabilità che avevo messo in conto. Ma il Papa mi ha comunque toccato il cuore ed emozionata. In famiglia ci si aiuta, e nella grande famiglia di AC era questo il mio compito. Alla prossima!” (Rosa Marinò – Madonna del Rosario, Statte).

E quindi… Un abbraccio a braccia aperte per raggiungere tutti.
Mariangela Di Geronimo

Eletta la nuova Presidenza di AC

Di seguito la comunicazione, a tutti i soci, dell’Assistente Unitario Don Carmine Agresta

Carissimi,

dopo l’assemblea diocesana tenutasi il 18 febbraio u.s. nella quale è stato eletto il nuovo Consiglio Diocesano della Azione Cattolica, sono stati definiti i nuovi incarichi associativi.

S.E. Mons. Arcivescovo ha riconfermato nella carica di Presidente Diocesano la Dott.ssa CRISTIANO LETIZIA della parrocchia S. Famiglia in Taranto, al suo secondo mandato dopo l’esperienza del primo triennio/quadriennio. A Mons. Miniero il grazie per la sollecitudine con cui ha risposto al desiderio di tutta l’Associazione, segno della cura e dell’attenzione del presule per la vita di una realtà che collabora strettamente con la Gerarchia per il servizio nella Chiesa e la sua missione nel mondo. Come consuetudine è stata presentata all’Arcivescovo dal Consiglio Diocesano una terna di nomi da cui è stata scelta la nuova Presidente.

Il Consiglio Diocesano ha poi provveduto, in data 13 marzo 2024, ad eleggere i Vice presidenti di Settore e il Responsabile dell’ACR nelle persone di DANIELE PANARELLI (Vice Presidente Adulti Uomini) della parrocchia Maria SS. Immacolata di San Giorgio Jonico, ANGELA MIOLA (Vice Presidente Adulti Donne) della parrocchia S. Maria della Neve di Crispiano, COSIMO SPEZIO (Vice Presidente Giovani Uomini) della parrocchia S. Maria del Monte Carmelo di Martina Franca, PANARELLI SARA (Vice Presidente Giovani Donne) della parrocchia Maria SS. Immacolata di San Giorgio Jonico, PETROSILLO MARIA ROSARIA (Responsabile ACR) della parrocchia Maria SS. Immacolata di San Giorgio Jonico.

Ricomincia così il cammino della nostra Associazione nel segno della continuità con la storia che ci ha preceduto ma anche nella consapevolezza di nuove sfide che ci attendono. Il quadriennio che lasciamo alle spalle non è stato un periodo facile. Il Covid 19 ha segnato profondamente la nostra esperienza di uomini e di credenti. Ci ha mostrato l’evidenza della fragilità della condizione umana e anche la nostra fede è stata messa in crisi. Ci siamo sentiti disorientati e, dopo un primo periodo in cui ci siamo compattati intorno ai grandi valori umani e cristiani, ci siamo ritrovati ancor più individualisti di prima.

Ma è stato anche un periodo di grande fecondità sul piano pastorale. Abbiamo provato ad immaginare nuove strategie pastorali, soprattutto durante il lockdown, per raggiungere con fatti e parole di speranza i nostri fratelli in difficoltà. Abbiamo soprattutto capito che la sempre nuova e più grande strategia di evangelizzazione è la cura delle relazioni, in cui ci siamo spesi, in particolare, come Presidenza.

Ora, nel triennio che ci sta davanti, sentiamo che siamo chiamati a rimetterci in gioco, facendo appello alla nostra più autentica vocazione battesimale, in piena adesione al cammino sinodale che la Chiesa ci chiede di vivere in questo periodo storico. Intuiamo che un grande coraggio e una certa audacia sono necessari, sul piano pastorale e della testimonianza di fede, per sfondare il muro di indifferenza che si innalza sempre più intorno a noi. Ci conforta e ci sostiene in questo compito il mandato che il Signore ha affidato alla sua Chiesa: “Andate in tutto il mondo e fate discepoli tutti i popoli…” (Mt 28, 19) e la sete di infinito presente nel cuore di ogni uomo che attende di essere colmata. Sentiamo infine, la fiducia e l’incoraggiamento del nostro nuovo Arcivescovo che ci spinge ad essere “Testimoni di tutte le cose da Lui compiute”.

Nel salutarvi, giungano ai nuovi incaricati diocesani e a tutta l’Associazione, i più sinceri auguri di un proficuo e fecondo lavoro pastorale e, vista l’imminenza delle feste pasquali, di una santa Pasqua di risurrezione.

Taranto, 15 marzo 2024

Don Carmine Agresta