Armida Barelli è Beata!

A cura di Letizia Cristiano – Presidente Diocesano ; Elia Lonoce – Vicepresidente Settore Giovani ; Elio Simone La Gioia – Segretario MSAC

“Il profumo che viene dalla santità, che si alza da questa Chiesa ambrosiana”

Armida avrebbe apprezzato i tanti occhi lucidi e appassionati che hanno riempito ieri mattina il duomo di Milano. Duemila persone riunite insieme in preghiera, per la Beatificazione di due Ambrosiani: don Mario Ciceri e la nostra “sorella maggiore” Armida Barelli.

Cosa possiamo dire di lei? Sicuramente possiamo tracciare il volto di una donna tenace e coraggiosa, aveva compreso bene quanto l’impegno laicale formato fosse essenziale nella Chiesa. Rida, come amava farsi chiamare, si è spesa per promuovere il protagonismo e l’emancipazione delle donne nella sfera ecclesiale e in quella sociale.

Parlando di Armida Barelli, G. B. Montini, sin dagli inizi del suo ministero come Pastore dell’Arcidiocesi di Milano, disse che a lei doveva andare «il plauso non soltanto di Milano, ma dell’Italia, per aver lasciato un’eredità che veramente arricchisce le file della vita cattolica e segnato la via per l’educazione moderna della gioventù femminile» (Discorso del 30 gennaio 1955, in «Discorsi e Scritti Milanesi», I, p. 117).

Un altro grande pilastro della nostra sorella maggiore è stata sicuramente la cultura, promotrice e ferma sostenitrice dello studio e della conoscenza. Potremmo dire che Armida intendeva l’impegno nello studio come una forma alta di carità verso il prossimo. Proprio per questo si è spesa per la fondazione e la promozione, con Padre Agostino Gemelli, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Al riguardo, il p. Agostino Gemelli nel suo Testamento spirituale lasciò scritto: «Tutti i miei collaboratori si ricordino che agli occhi degli uomini io appaio come uno che ha fatto delle opere: queste non sarebbero né nate, né fiorite senza lo zelo, la pietà, l’intelligenza e soprattutto la vita soprannaturalmente ispirata della signorina Barelli» (Positio, «Informatio», p. 97).

In particolare, ella volle la Facoltà di Medicina al punto da preferirla come dono del Signore alla guarigione dalla malattia che poi la condusse alla morte (cf. Positio, «Summarium», p. 14). Inoltre, come è sottolineato dal recente Messaggio della Conferenza Episcopale Italiana, in occasione della 98a Giornata dell’Università del Sacro Cuore: «…agendo anche sul piano sociale per la valorizzazione femminile, Armida fu promotrice di un cattolicesimo inclusivo, accogliente e universale.

Come AC siamo debitori ad Armida, debitori di una grazia che ha avuto slancio attraverso la sua vita e che continua ad essere linfa per l’associazione. Proprio come una sorella maggiore è stata capace di essere di esempio, un modello di santità concreto e operoso.

Nella stagione del ritorno alla democrazia nel nostro Paese dopo la devastazione della guerra, spronava le donne, per la prima volta chiamate al voto, a “capire quali sono i principi sociali della Chiesa per esercitare il nostro dovere di cittadine” perché “siamo una forza, in Italia, noi donne”».

“In queste storie di santità: umili e nascoste come quella del beato Mario Ciceri, oppure pubbliche e note come quella della beata Armida Barelli – afferma il cardinale Semeraro, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, che ha presieduto la celebrazione – si manifesta sempre la forza dello Spirito, che il Risorto possiede senza misura”.

Celebrazione della Beatificazione di Armida Barelli e don Mario Ciceri

Nel suo saluto conclusivo, l’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini, si è rivolto in particolare ai giovani. Riferendosi alla figura di Armida Barelli ha invitato i presenti a riflettere su “che cosa potrebbe fare una ragazza di buona famiglia, che ha studiato all’estero, che ha una bella casa di villeggiatura sulle colline del Varesotto che vive in un contesto in cui è bene che le ragazze stiano chiuse in casa, in un momento in cui i cattolici è bene che stiano chiusi nelle sacrestie, in un contesto in cui essere cristiani significa essere ottusi e irrilevanti per le sfide contemporanee? Ecco, per esempio, potrebbe diventare santa”.

Mons. Delpini ha voluto sottolineare che il momento vissuto ieri non è stato un momento conclusivo, ma una strada che si apre. Una strada che ha come meta la santità, con l’invito a diventare santi, “in tempo di guerra e in tempo di pace”.

INSIEME PER LA PACE

A cura di Antonella Caputo – Vicepresidente Adulti

Sabato 2 aprile piazza Garibaldi a Taranto si è riempita di voci e canti, e i colori di cento bandiere hanno urlato il “ NO “ a qualsiasi guerra che possa minacciare la vita umana, la sua dignità, la libertà e la tranquillità di ogni popolo.

Agesci e Azione Cattolica si sono unite per realizzare una veglia di preghiera e manifestare a gran voce il ripudio ad ogni tipo di violenza contro l’umanità , dichiarando chiaramente da che parte stare: dalla parte di Cristo e del suo messaggio d’amore.

Le insegne dell’Agesci e dell’Azione Cattolica si sono unite a quella della Pace per vivere un’esperienza unitaria di consapevolezza del momento buio che angoscia il mondo, con la speranza che si possa ritornare a vivere in un contesto libero dalle guerre, senza la paura che minaccia le nostre vite, uniti alla sofferenza delle vittime e alla speranza del domani. Bambini, giovani e adulti hanno risposto positivamente a questa chiamata riempiendo la piazza, e le invocazioni alla pace si sono alternate alla lettura del Vangelo e al messaggio del Santo Padre.

Era presente anche una delegazione del popolo Ucraino ed è stato importante far sentire la loro voce: c’è stata la testimonianza di una donna ucraina che vive in Italia che ha esternato, con le sue parole, tutta la sofferenza che vive la sua gente, ringraziando per la vicinanza, la solidarietà e l’aiuto materiale.
Ricordiamo che anche in Russia ci sono tantissime persone che sono contrarie a questo attacco, infatti subito dopo ha potuto parlare anche una donna russa, altrettanto sofferente per l’ingiustizia di una invasione che causa tante atrocità.

Le due donne si sono unite nell’imprimere l’impronta della loro mano su un telo bianco con al centro la scritta “PACE”.

Ma la veglia di preghiera aveva lo scopo, comunque, di gridare il nostro rifiuto a qualsiasi guerra in corso, senza distinzione. Ogni vicaria della diocesi di Taranto ha avuto un compito: realizzare una bandiera di stoffa con colori diversi , a seconda della vicaria, cucendo 8 quadrati insieme, su cui sono state scritte frasi sulla pace. Alla fine della veglia, queste bandiere si sono unite tra loro coprendo una vasta area, formando un unico tappeto ricco di intenzioni, colori e messaggi usciti dal cuore e dalla mente del popolo della pace, da chi sa che qualsiasi guerra non costruisce nulla, né potere né denaro, perché distrugge ogni cosa, non produce amore, né serenità né progresso.

L’ultimo intervento prima di tornare a casa lo ha regalato Sua Eccellenza Monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, che ha voluto complimentarsi per l’iniziativa ed esortare a perseverare nell’idea di Pace, l’unica via possibile alla convivenza tra i popoli, l’unica certezza di vita, l’unico modo per essere felici.

Una serata fredda e ventosa non ha spento il calore dei presenti, perché erano tutti coscienti dell’importanza di essere lì, di schierarsi, di far sentire la propria voce, di guardarsi dentro per gridare che la Pace è il nostro dna, con la Chiesa e con Colui che ha dato la vita perché noi fossimo felici.

“Ricuciamo la pace” – L’iniziativa del Mese della Pace 2022

A cura di Elio Simone La Gioia – Segretario MSAC

Come sempre Papa Francesco ha la capacità di indurci a riflettere usando parole semplici ma allo stesso tempo efficaci. Non è stato da meno quest’anno nel Messaggio per la 55ma Giornata Mondiale della pace sul tema “Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura”, che si celebra il 1° gennaio 2022 e che apre il Mese della Pace.

Come associazione siamo soliti vivere questo tempo straordinario cercando di far riflettere tutti i soci a partire dai singoli gruppi fino alle proposte diocesane, perché la pace la si costruisce solo insieme. Francesco questo lo ribadisce in maniera insistente ed incessante, infatti la pace “è insieme dono dall’alto e frutto di un impegno condiviso”.

Non possiamo ignorare che “nonostante i molteplici sforzi mirati al dialogo costruttivo tra le nazioni, si amplifica l’assordante rumore di guerre e conflitti, mentre avanzano malattie di proporzioni pandemiche, peggiorano gli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale, si aggrava il dramma della fame e della sete e continua a dominare un modello economico basato sull’individualismo più che sulla condivisione solidale”.

L’iniziativa di pace di quest’anno, “Ricuciamo la pace”, vuole aiutare ciascuno di noi a guardare alla realtà che ci circonda con l’occhio di chi si fa attento ai bisogni e, nel contempo, riesce a scorgere il bene, il bello laddove esso si manifesta. Abbiamo bisogno in fondo di educare gli occhi e il cuore alla pace e al bene, perché “la pace nasce solo da un cuore nuovo” (Giovanni Paolo II – Messaggio per la 17ma Giornata Mondiale della pace).

Il progetto di solidarietà, legato all’iniziativa del 2022, ci porta in Egitto nella città del Cairo, per sostenere l’Associazione Bambino Gesù del Cairo Onlus, nella costruzione dell’Oasi della Pietà, una casa di accoglienza per bambini e ragazzi.

L’orfanotrofio garantirà l’accoglienza ai minori che versano in condizioni disagiate e si configurerà come una vera e propria “oasi” di cura e sostegno per tantissimi bambini soli, che in Egitto purtroppo vivono ancora in stato di difficoltà estrema.

Per sostenere questo progetto, anche quest’anno c’è la possibilità di acquistare il gadget del Mese della Pace, targato Ac: un braccialetto realizzato con la collaborazione di QUID, un’importante realtà imprenditoriale di sartoria sociale di Verona, che lavora con la rigenerazione di stoffe che il mercato della grande distribuzione ritiene difettose e la lavorazione di scarti di produzione, ad opera di mani sapienti che danno vita a collezioni uniche nel segno della Creatività. Creazioni sostenibili nel segno di un modello di sviluppo aziendale alternativo (per saperne di più: https://www.quidorg.it).

L’idea di fondo è quindi quella di educarci alla pace. Sì, perché la pace è anche un’arte che si impara. Questo tempo di prolungata emergenza sanitaria forse ci ha insegnato che non basta lo slogan. Non basta una marcia. Non basta un cartello. Ci vuole lo studio e l’istruzione, come ci ha ricordato il Papa nel messaggio. Occorre il confronto. È necessario prendere posizione perché “l’equilibrismo non è il modo giusto di difendere la pace” (Don Tonino Bello, in Scritti di pace, Luce e Vita, p. 12).

In ultima battuta questo è tempo di riflessione, potremmo porci alcune domande in maniera personale e poi in base al servizio che rendiamo in associazione in modo da vivere questo Mese della pace in pienezza.

  • Ho mai pensato di costruire autentici percorsi di educazione alla pace? Quali scelte posso compiere per proporre una mentalità evangelica che accolga l’invito a essere operatori di pace?
  • “Ricucire la pace” cosa significa per me oggi? Come posso contribuire ad alimentare la capacità di dialogo nei luoghi che frequento quotidianamente (in casa, a scuola, a lavoro, nel tempo libero…)?
  • Il Papa più volte ci esorta a pregare per la pace, mi fermo a pregare per la pace? Attraverso la preghiera so far emergere, individuare, a volte smascherare, piccole e grandi forme di ingiustizia, di egoismo, di sopraffazione e di odio per affidarle al Padre?

Di seguito, in basso, è possibile scaricare il sussidio che presenta nel dettaglio il progetto e le attività per il Mese della Pace.

Ci aspetta davvero un tempo di riflessione e impegno straordinario, che vivremo appieno insieme a tutti i bambini, i ragazzi, i giovani e gli adulti della nostra Associazione.

Sussidio Ricuciamo la Pace –> Sussidio-Ricuciamo-la-Pace-2022

Genitori Per! Una proposta dell’Azione Cattolica Italiana per i genitori

Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti. L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane. Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.

(Khalil Gibran, Il Profeta)

DA DOVE PARTIAMO

L’Azione Cattolica ha da sempre tenuto nelle proprie fondamenta l’attenzione alla famiglia.[1]«L’Ac collabora al pieno sviluppo della famiglia, in cui si incontrano la naturale esperienza umana e la grazia del sacramento del matrimonio, e favorisce la promozione del suo ruolo attivo e … Continua a leggere E sin da quando è nata l’articolazione dell’ACR è stata prerogativa dell’associazione condividere con le famiglie l’impegno della formazione umana e cristiana dei bambini e dei ragazzi.[2]«Condivide con le famiglie e con la comunità ecclesiale l’impegno alla formazione umana e cristiana dei bambini e dei ragazzi, attraverso educatori, giovani e adulti di Azione cattolica, … Continua a leggere

Nonostante i mutamenti sociali che l’hanno investita e le fragilità che ne segnano il cammino, l’AC continua a credere che la famiglia sia il luogo formativo a cui riconoscere il primato assoluto: “è qui che avviene la prima e più importante educazione, che passa attraverso la parola semplice dei genitori, il loro stile di vita, la loro testimonianza di amore. Consapevole di questa priorità, l’Azione Cattolica cerca legami continui con la famiglia, di cui favorisce il coinvolgimento e con cui instaura un dialogo, per costruire attorno ai più giovani quasi un’alleanza che sostenga la loro crescita.”[3]Progetto formativo AC

Nel corso dell’ultimo decennio, nel territorio si sono moltiplicate le esperienze di coinvolgimento dei genitori, sia per una maggiore consapevolezza dell’importanza di questa relazione, sia per una serie di stru- menti creati dal centro nazionale (Genitori per, Formato famiglia, Un cammino con la famiglia, In Famiglia) e di iniziative (su tutte, il seminario di studio condiviso da ACR e Area Famiglia e Vita “Sotto lo stesso tetto. Il coraggio delle relazioni educative”, 19-20 novembre 2011).

L’esperienza maturata in questo ambito è patrimonio acquisito di tutta l’Associazione: in questo triennio l’Area Famiglia e Vita sta cercando di condividerne i frutti e le promesse, anche attraverso la raccolta delle iniziative presenti nel territorio, con l’obiettivo di sistematizzare e semplificare i percorsi formativi per i genitori.

Nel corso del seminario di Area del novembre 2018, e nelle diverse occasioni di confronto con i Settori e l’ACR, ci siamo interrogati a partire dalla realtà dei genitori di oggi, prendendo consapevolezza di quanto emerso nella presentazione dei risultati del questionario proposto alle presidenze diocesane: alla buona co- noscenza dell’esistenza degli strumenti AC “Genitori per” e “In famiglia” non consegue un utilizzo così diffuso all’interno dell’Associazione. Sono emerse così alcune istanze:

  • L’importanza di riuscire ad individuare una continuità nella proposta formativa, tenendo insieme la molteplicità delle esperienze di vita: un genitore è anche adulto (e probabilmente sposo);
  • La presenza di adulti genitori all’interno del gruppo di lavoro che prepara le proposte per i genitori: ci si è accorti di alcune attenzioni verso i ragazzi e i loro genitori solo quando si è vissuta a sua volta la genitorialità;
  • La necessità di fare rete con le altre “agenzie” educative del territorio: scuola, educatori del tempo libero, realtà sensibili. Si evita così eccessive frammentazioni, anche a livello ecclesiale. Un progetto di pastorale d’insieme, integrata;
  • Leggere e intercettare le autentiche esigenze dei genitori di oggi, cogliendo le domande di senso che li abitano e aprendoci ad un reale ascolto di genitori che hanno ritmi di vita frenetici, ma al contempo con desideri di bene per la crescita dei figli.

A partire da queste istanze, il coinvolgimento dei genitori nel cammino di fede dei ragazzi è un’opportunità che nelle comunità parrocchiali va sempre più consolidandosi con l’obiettivo, da un lato, di offrire ai ragazzi un’esperienza più armoniosa e graduale, e dall’altro, di far sentire sempre più tutta la famiglia protagonista nella vita della Chiesa.[4]“La famiglia si costituisce così come soggetto dell’azione pastorale attraverso l’annuncio esplicito del Vangelo e l’eredità di molteplici forme di testimonianza: la solidarietà verso i … Continua a leggere
Da qui l’idea che GENITORI PER, integrando le diverse iniziative associative, diventi l’unica proposta che l’AC fa per i genitori. Non un autonomo percorso formativo, ma piuttosto un processo che mette in gioco la fami- glia associativa, in particolare Adulti, ACR, Giovanissimi, per sostenere i genitori nella loro missione educativa, perché formando i loro figli edifichino la Chiesa e sperimentino la bellezza della vocazione alla maternità e alla paternità[5]Amoris Laetitia, 85.

OBIETTIVO DI “GENITORI PER!”

L’obiettivo della proposta per i genitori è di mettere al centro la persona del genitore come uomo/donna di questo tempo, che spesso è distante dall’esperienza ecclesiale, ma che porta nel cuore le domande di vita e di fede a cui ancora non ha trovato una risposta. Non si tratta quindi di momenti informativi sul cammino dei ragazzi, né di proposte di nuovi gruppi, ma piuttosto di momenti, luoghi, opportunità di riflessione personale e comunitaria sulla propria esperienza di vita come persona, coniuge e genitore[6]Cfr Progetto formativo AC, cap.5 Gli itinerari formativi- § 5 La riscoperta della fede, per riscoprire altresì la dimensione missionaria dell’essere “genitori per” tutti, non solo per i propri figli.

Questa meta non deve in alcun modo strumentalizzare i bambini e i ragazzi per avere gli adulti che a volte sfuggono dalla vita comunitaria. Per questo il cammino con i genitori deve porre attenzioni a tutte le parti che entrano in gioco in questa relazione educativa – figli, genitori, educatori -, avendo cura di:

far vivere ai figli l’esperienza del cammino di fede assieme ai propri genitori quali primi testimoni della fede;

far conoscere l’AC ai genitori come associazione che accompagna il loro essere genitori, attraverso l’impegno degli educatori e l’offerta di luoghi e momenti di formazione specifici, che potranno avere come approdo l’esperienza del gruppo adulti;

dare l’opportunità agli educatori di relazionarsi con le famiglie per mettersi in ascolto del loro vissuto e della loro esperienza di fede. Questa esperienza vuole avere un forte taglio missionario, “portando da laici il fermento del Vangelo”[7]Giovanni Paolo II, Angelus a Loreto, 5 settembre 2004 a tutte le persone che andiamo ad incontrare: in particolare, si deve aver cura di accompagnare i ragazzi che vivono le iniziative senza la presenza dei genitori o che vivono situazione di divisione in famiglia.

IL PROCESSO

Parliamo di GENITORI PER innanzitutto come Processo, nell’accezione di Evangelii Gaudium, prima che di “progetto” o “percorso”:

  • perché non sostituisce, ma si integra, con il Progetto di AC e con i suoi percorsi formativi;
  • perché, proprio come vuole EG, intende mettere in moto una dinamica di accompagnamento, verso i genitori, che richiede tempo, gradualità, pazienza, costanza, sinodalità, gesti, e pervenga ad un cambiamento concreto.

Chi fa cosa

– I responsabili associativi

Il consiglio parrocchiale di AC ha il compito di prendersi cura di tutta la vita associativa, assicurando che il carisma dell’AC venga proposto e comunicato in modo vero alle persone e alla comunità.

In ordine alla proposta formativa dedicata ai genitori il loro compito si può così sintetizzare:

  • la ricerca continua di tessere relazioni con i genitori, cercando di stringere rapporti di comunione e di fraternità;
  • l’individuazione di chi all’interno dell’associazione può dedicarsi ad accompagnare i genitori, suscitando vocazioni educative e consentendo un’azione educativa pensata e condivisa: la responsabilità di animare il gruppo genitori sia affidata possibilmente ad una coppia di sposi o nel caso non sia possibile a più singoli adulti che vivono l’esperienza della genitorialità;
  • aver cura che il percorso per genitori sia aperto a tutti i genitori della comunità, non solo quelli che partecipano alle attività dell’ACR, ma invitando anche chi ha figli più piccoli o più grandi.

– I responsabili educativi

Il punto di partenza per intraprendere un percorso genitori è coinvolgere quelli già in qualche misura interessati dall’esperienza che i propri figli stanno facendo in ACR, come anche nei GVV: per far sì che tutta l’associazione si senta parte di un unico cammino è bene che periodicamente ci sia un incontro tra gli anima- tori del percorso genitori e il gruppo educatori ACR.

Animatori percorso genitori

Gli animatori del percorso genitori sono dei soci di AC che si dedicano stabilmente a questo servizio. Il per- corso genitori non richiede una struttura pesante (verosimilmente 3-5 incontri annuali), ma soprattutto richiede una tessitura di relazioni che esce dalle dinamiche strutturate degli incontri e si spende nella gratuità, apprendendo sempre più l’arte dell’accompagnamento, in una dimensione comunitaria.[8]“In una civiltà paradossalmente ferita dall’anonimato e, al tempo stesso, ossessionata per i dettagli della vita degli altri, spudoratamente malata di curiosità morbosa, la Chiesa ha bisogno di … Continua a leggere Alcuni punti fermi:

  • Mettersi in ascolto della famiglia: non accostiamola pensando che non abbiamo nulla da guadagnarci. Gli sposi cristiani hanno ricevuto il Sacramento del Matrimonio che investe tutta la loro esistenza, nel quale sono chiamati, giorno dopo giorno, ad accogliere e valorizzare la grazia che ne scaturisce. Tra le famiglie, ce ne saranno sicuramente molte che vivono l’amore sponsale in maniera bella e gioiosa: impariamo a metterci in ascolto del loro vissuto, della loro esperienza per coglierne il senso profondo, la forza e la solidità della loro unione coniugale.
  • Questa grammatica dell’ascolto non può non incrociare la vita e l’esperienza di chi sta facendo un percorso diverso: dai separati e divorziati, ai genitori conviventi, a quanti sono uniti solo civilmente. Attraverso l’esercizio della condivisione, impariamo insieme a leggere i segni della Grazia di Dio che opera in tutte le persone e in tutte le situazioni[9]Cfr. Amoris Laetitia, 297
  • Discrezione e rispetto dei tempi: quando ci si relaziona con una famiglia si entra dentro un terreno sacro. Essere persone di speranza e dunque capaci di pazienza.
  • Guardare ogni famiglia come una potenzialità d’amore. Nelle situazioni di divisione avere maggiore attenzione nello sviluppare atteggiamenti di accoglienza e di ascolto. In questo frangente è necessario collaborare con la famiglia di origine, maturando con l’assistente parrocchiale la modalità più corretta ed opportuna per la singola situazione. È inoltre importante ricordarsi che marito e moglie scelgono di separarsi/divorziare, ma con questo non smettono di essere genitori.
  • Collegamento con la comunità cristiana: viviamo in un tempo in cui i confini delle nostre comunità parrocchiali sono molto più labili e in un territorio segnato da una mobilità assai elevata con un con- seguente venir meno di un senso di appartenenza alla comunità cristiana. L’esperienza del percorso genitori può essere quel ponte che fa sì che i genitori riescano ad inserirsi nella vita della comunità parrocchiale.

Educatori ACR/GVV

È necessario che gli educatori ACR e GVV siano formati per costruire una solida alleanza educativa con i genitori dei ragazzi che partecipano al gruppo, maturando atteggiamenti e buone prassi. Ne elenchiamo a titolo esemplificativo alcune qui di seguito:

  • Entrare in casa”, avere a cuore ogni singolo ragazzo, creando una relazione di fiducia: il fatto stesso che i genitori ce li affidino è un atto di fiducia più o meno esplicito. Per esempio, la scelta di riaccompagnare di volta in volta un ragazzo a casa per avere l’occasione di conoscere i genitori può portare la famiglia a cogliere, magari con stupore, che abbiamo a cuore ciascun ragazzo nella sua unicità anche in mezzo ad un gruppo.
  • All’uscita raccontare ai genitori come è andata l’attività, i miglioramenti: dedicare tempo alla “riconsegna” dei ragazzi per spiegare le scoperte fatte, i passi nuovi del cammino, gli interventi del proprio figlio; ciò può essere utile per allacciare una relazione, approfondire passaggi e poter realmente sostenere la continuazione in famiglia del cammino di fede.
  • Atteggiamento di accoglienza: portare a catechismo o fuori dalla scuola l’invito a partecipare all’ACR è una prassi ormai consolidata. Provare a passare casa per casa in modo da poter presentare direttamente ai genitori la proposta del cammino è segno di interesse per ogni ragazzo, di andare in cerca non solo di quelli che arrivano in parrocchia, ma anche di chi è fuori dal giro.
  • Rendere i genitori partecipi nelle attività per fare qualcosa con/per i figli. Il tempo che i genitori riescono a dedicare ai ragazzi è il frutto spesso di ritagli nella giornata. In alcune iniziative (pranzi, uscite, feste del Ciao, ecc.) cerchiamo di dar loro la possibilità di poter vivere un tempo di famiglia disteso, gratuito, sereno. Organizzare giochi in famiglia, far preparare loro qualcosa inoltre crea le condizioni per relazionarsi con altre famiglie e potersi sostenere con una testimonianza reciproca.

La dinamica formativa: Il Processo e le schede

Le schede “Genitori per”, sia quelle già realizzate negli anni sia le nuove, diventano lo strumento metodologico del progetto. Le schede saranno pensate secondo la dinamica formativa che l’Azione Cattolica sceglie per i suoi percorsi formativi. Innestate nella struttura contenutistica del testo adulti, si concentre- ranno sulla consapevolezza e sull’esercizio della genitorialità dentro la vita, anche quella associativa, dei pro- pri figli, per crescere nella capacità di essere madri e padri.

La vita è appunto il luogo da cui si parte, e in cui ciascuno viene raggiunto dalla Parola di Dio, perché questa possa agire e trasformarla. L’incontro con il Signore, con la sua Parola, fa ritornare alla vita di ogni giorno in maniera diversa.

Ciascuna scheda si articolerà in tre passi:

  1. In ascolto della Vita → A partire dalla vita, dare attenzione alla realtà concreta delle persone nella sua complessità e nella sua bellezza, immergendosi nella loro storia, nelle domande di senso che li abitano, negli snodi e negli incroci che attraversano, accogliendo inquietudini e fragilità.
  2. Dalla vita alla Parola → L’incontro diretto con la Parola, attraverso attività di confronto semplici per far incontrare i membri del gruppo con la Scrittura, luce per orientare il cammino e per illuminare le domande sulla vita. Il confronto con la Parola è l’esperienza che contribuisce a plasmare l’esistenza del credente e che ci fa crescere nella familiarità con il Signore.
  3. Dalla Parola alla vita nuova → I genitori sono invitati a rivedere la propria vita alla luce della Parola, traendo degli impegni (atteggiamenti/scelte) piccoli ma concreti per tradurre in vita quanto la Parola ha suscitato.

Le schede finora pubblicate nei vari strumenti saranno riviste e messe a disposizione in modo organico nel sito nazionale nella sezione dell’Area Famiglia e Vita.

I contenuti

A cambiare è la lettura della vita:

  • lettura della vita dei figli che interpella l’essere genitori;
  • lettura della vita dell’essere genitore e al tempo stesso adulto e famiglia.

A fronte di queste considerazioni sono state individuate alcune “questioni vitali/passaggi della vita” che at- traversano tutta l’esperienza genitoriale e che si vorrebbero proporre attraverso il percorso genitori: la noti- zia/l’attesa di un figlio, l’uscita dal nido, l’educazione affettiva e sessuale, il lutto/la malattia/il dolore, la cura tra generazioni, la costruzione dell’identità del figlio, il conflitto in famiglia, la dimensione spirituale…

SCHEDE PERCORSO GENITORI PER!

Scheda 0 Inizio: https://www.actaranto.it/wp-content/uploads/2021/11/Scheda-0_inizio.pdf

Scheda 1 Zoom: https://www.actaranto.it/wp-content/uploads/2021/11/Scheda-1_zoom.pdf

References
1 «L’Ac collabora al pieno sviluppo della famiglia, in cui si incontrano la naturale esperienza umana e la grazia del sacramento del matrimonio, e favorisce la promozione del suo ruolo attivo e responsabile nella pastorale, anche offrendole la possibilità di partecipare alla propria attività apostolica.», Statuto art. 9
2 «Condivide con le famiglie e con la comunità ecclesiale l’impegno alla formazione umana e cristiana dei bambini e dei ragazzi, attraverso educatori, giovani e adulti di Azione cattolica, specificamente preparati.», Statuto art. 16
3 Progetto formativo AC
4 “La famiglia si costituisce così come soggetto dell’azione pastorale attraverso l’annuncio esplicito del Vangelo e l’eredità di molteplici forme di testimonianza: la solidarietà verso i poveri, l’apertura alla diversità delle persone, la custodia del creato, la solidarietà morale e materiale verso le altre famiglie soprattutto verso le più bisognose, l’impegno per la promozione del bene comune anche mediante la trasformazione delle strutture sociali ingiuste, a partire dal territorio nel quale essa vive, praticando le opere di misericordia corporale e spirituale. Ciò va collocato nel quadro della convinzione più preziosa dei cristiani: l’amore del Padre che ci sostiene e ci fa crescere, manifestato nel dono totale di Gesù, vivo tra noi, che ci rende capaci di affrontare uniti tutte le tempeste e tutte le fasi della vita.”, Papa Francesco, Amoris leatitia, n. 290
5 Amoris Laetitia, 85
6 Cfr Progetto formativo AC, cap.5 Gli itinerari formativi- § 5 La riscoperta della fede
7 Giovanni Paolo II, Angelus a Loreto, 5 settembre 2004
8 “In una civiltà paradossalmente ferita dall’anonimato e, al tempo stesso, ossessionata per i dettagli della vita degli altri, spudoratamente malata di curiosità morbosa, la Chiesa ha bisogno di uno sguardo di vicinanza per contemplare, commuoversi e fermarsi davanti all’altro tutte le volte che sia necessario. In questo mondo i ministri ordinati e gli altri operatori pastorali possono rendere presente la fragranza della presenza vicina di Gesù ed il suo sguardo personale. La Chiesa dovrà iniziare i suoi membri – sacerdoti, religiosi e laici – a questa “arte dell’accompagnamento”, perché tutti imparino sempre a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro (cfr Es 3,5). Dobbiamo dare al nostro cammino il ritmo salutare della prossimità, con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana. Più che mai abbiamo bisogno di uomini e donne che, a partire dalla loro esperienza di accompagnamento, conoscano il modo di procedere, dove spiccano la prudenza, la capacità di comprensione, l’arte di aspettare, la docilità allo Spirito, per proteggere tutti insieme le pecore che si affidano a noi dai lupi che tentano di disgregare il gregge.” Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 169.171
9 Cfr. Amoris Laetitia, 297

A tutto campo! – Adesioni 2022

Occhi aperti perché a breve partirà la campagna Adesioni 2022 e quest’anno sarà… A tutto campo! Occhi aperti, dicevamo: è la vista che quest’anno desideriamo allenare, riscoprendo la gioia di incrociare lo sguardo dei fratelli e delle sorelle nella vita di ogni giorno e di comunicare, anche attraverso l’incontro visivo, l’entusiasmo di appartenere all’AC, la rete di relazioni che mai ci lascia soli.

Fissi su di lui” (Lc 4,14-21) è l’icona biblica che accompagnerà l’anno formativo che sta per iniziare: in essa cogliamo l’invito a vivere il cammino associativo con «la consapevolezza che qualcosa di diverso deve finalmente succedere» e che «quando c’è attesa, immancabilmente gli occhi si spalancano, lasciando che giunga qualcosa di nuovo e ci scuota, ci liberi, ci rimetta in piedi» (Orientamenti per l’anno associativo 2021-2022).

Fissi, dunque, ma non immobili. Dopo l’esperienza delle chiusure e delle restrizioni dovuti alla pandemia, sentiamo il bisogno di leggere l’invito alla fissità non come ad una fuga da ciò che ci circonda, ma come la chiamata ad allargare lo sguardo, determinati – in questo sì, fissi (forse anche un po’ fissati) – a notare i particolari, a leggere la realtà complessa in cui siamo immersi, a scorgere chi sta ai margini.

Ciascuno di noi può essere il buon giardiniere che fa fiorire la vita associativa, quel campo dove continuare sempre a seminare con passione e tanta cura. Per questo, anche quest’anno potremo contare su alcuni strumenti e materiali molto semplici, a partire dalla della locandina e dal banner, per iniziare a promuovere l’adesione all’Azione Cattolica in parrocchia e sui canali social.

Guardando Gesù, facendoci illuminare dal suo Volto, potremo allenare il nostro sguardo a superare i limiti di un campo visivo ristretto dall’individualismo e dall’autoreferenzialità e arrivare ad incontrare i più fragili, a praticare la fraternità universale, a ritessere relazioni “sfilacciate”, a coinvolgere tutti in una vita associativa davvero… A tutto campo!

Quando la vocazione ti porta… “fuorisede”

A cura di Elio Simone La Gioia – Segretario MSAC

La fine di un anno, sia scolastico che universitario, coincide quasi sempre, con il momento di tirare le somme e per me, ancora di più quest’anno. Detto questo, ho pensato di voler condividere con voi una storia particolare, la mia: quella di uno dei tanti studenti che lasciano la propria terra d’origine per andare a studiare fuori.

Non è mai facile lasciare il luogo in cui si è cresciuti: la propria famiglia, gli amici di sempre, tantomeno la propria parrocchia. Con questo sentimento di malinconia iniziale sono partito ad inizio settembre per raggiungere Roma e durante il tragitto di questo primo viaggio da fuorisede, tante domande hanno iniziato a balenarmi per la testa, una su tutte però, mi interrogava su come sarebbe stata la mia vita, da quel giorno in poi, così lontano da casa.

Abbastanza ricorrenti sono state le parole del mio parroco, don Lucangelo De Cantis, che salutandomi mi rincuorava dicendomi che a Roma avrei trovato “un tabernacolo davanti al quale pregare e una parrocchia che mi avrebbe accolto”: posso affermare che, a quasi un anno di distanza, queste parole si sono rivelate proprio vere.

In questo nuovo anno ho avuto la fortuna di poter proseguire il cammino in associazione grazie al progetto Fuorisede,  il quale da anni si impegna ad aiutare e sostenere  giovani studenti e lavoratori, tramite la collaborazione tra diocesi diverse.

Mi è capitato durante questi mesi di incontrare tante persone, ognuna con la propria unicità ed originalità ed in particolare mi ha colpito l’incontro con uno studente fuorisede “inusuale”: un giovane seminarista della diocesi di Castellaneta, Giovanni Fonseca, qui a Roma per concludere la sua formazione in vista del sacerdozio.

Chiacchierando con lui spesso, ci siamo confrontati  sull’esperienza bella che l’AC rappresenta per la mia vita ed, in una delle nostre ultime conversazioni, gli ho posto qualche domanda ripensando alle parole che il presidente nazionale uscente ci ha consegnato in occasione della XVII Assemblea Nazionale: “dobbiamo sentire forte la responsabilità di avere cura […] dei seminaristi, che dobbiamo accompagnare e sostenere, facendo loro pregustare la possibilità di vivere in pienezza la propria vocazione godendo dell’amicizia e della collaborazione di laici maturi e generosi, capaci di camminare insieme, sinodalmente, nella corresponsabilità”.

Senza accorgercene, abbiamo toccato temi importanti, sui quali l’AC è particolarmente attenta, come: la varietà dei carismi che lo Spirito suscita nella chiesa, il protagonismo laicale e (perché no) anche di vocazione. Detto questo, ho pensato allora, di volere condividere con voi alcune di queste riflessioni.

C’è un aspetto che ti ha colpito particolarmente del cammino che l’AC propone?

Personalmente provengo da una realtà ecclesiale in cui l’Azione Cattolica, in tutte le sue forme, rappresenta il cuore pulsante della formazione di ogni cristiano. È un dato di fatto che l’AC ha da sempre avuto a cuore la persona nella sua interezza, come Papa Francesco ha ricordato all’associazione in occasione del suo 150° anniversario. In quest’anno, ritengo che sia stata particolarmente stimolante e utile per la mia formazione pastorale, l’esperienza che ho maturato nella parrocchia di San Roberto Bellarmino in cui risiedo e dove ho avuto modo di conoscere più da vicino l’Azione Cattolica dei Ragazzi.

Ritengo particolarmente profetica, soprattutto in seguito al periodo scoraggiante appena trascorso, la dimensione peculiare dell’ACR in cui la formazione, oltre a risiedere nel gruppo, valorizza ogni aspetto del singolo.

Da studente fuorisede, una bella sorpresa è stata quella di conoscere il MSAC, un interessante provocazione alla missionarietà rivolta ai giovanissimi.Sono contento che questa interessante iniziativa sia nata da poco, anche tra le fila dei giovani studenti della mia diocesi di Castellaneta.

vocazione

Da seminarista, come pensi che AC e vocazione, si incontrino?

Non è mai banale o scontato parlare di vocazione, soprattutto se ci si ritrova a diversi confrontare con chi (magari da tempo) è in ricerca di certezze sul proprio futuro. Solo quando la parola “vocazione” si incontra con la parola “discernimento”, è allora possibile comprendere come la storia di ognuno di noi, nasconda in se, qualcosa di grande: un amore capace di servire, donando la propria vita per gli altri. 

Vocazione ed AC, per me, rappresentano un binomio consolidato che, anche nella specificità laicale che contraddistingue l’associazione, concorre a generare e sostenere anche le vocazioni destinate al sacerdozio o alla vita consacrata. È un dato di fatto che l’Azione Cattolica rappresenti un grembo fecondo per la nascita e per la crescita attenta di nuovi carismi a servizio della Chiesa.

Come l’AC può provare ad aiutare ragazzi, giovani e adulti in un cammino di ricerca della propria vocazione?

Qui la questione è davvero seria! Perché qualsiasi scelta avventata che possiamo compiere nella nostra vita, rischia di compromette seriamente la nostra felicità. È perciò fondamentale che ogni vocazione sia sempre e comunque accompagnata, custodita e valorizzata, così come ci ricorda il Documento finale del Sinodo dei Vescovi riguardo “i giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. 

Ogni cristiano è chiamato, perciò, ad essere custode e promotore della propria vocazione, ma soprattutto altrui; allo stesso modo, auguro che i responsabili associativi, ad ogni livello, possano sentire forte questo richiamo a collaborare attivamente con i propri pastori, per garantire alla Chiesa sempre nuovi discepoli-missionari.

Sperando che questi spunti di riflessione possano essere utili, soprattutto a chi leggendo, si riconosce in queste righe, desidero concludere ricordando che il MSAC è sempre a disposizione di tutti coloro che proprio come me, hanno deciso di compiere la scelta di studiare lontano dalla propria terra.

Se hai domande, dubbi o vuoi proseguire il percorso in associazione contattaci sui nostri social o all’indirizzo mail msac@actaranto.it

HO UN POPOLO NUMEROSO IN QUESTA CITTÀ

A cura di Antonella Caputo – Vicepresidente Adulti

Dal 25 aprile al 2 maggio si è tenuta la XVII ASSEMBLEA NAZIONALE dell’Azione Cattolica Italiana in modalità telematica, causa il prolungarsi dell’emergenza sanitaria.

L’Assemblea ha avuto il compito di rinnovare l’organico del Consiglio Nazionale e presentare il documento assembleare che accompagnerà la vita associativa nel prossimo triennio.

Circa 700 i delegati delle Diocesi di tutta Italia che si sono ritrovati su piattaforma a seguire e partecipare attivamente ai lavori, un numero elevato che ha impegnato non poco gli organizzatori.

I lavori si sono aperti col saluto del Presidente Nazionale uscente Matteo Truffelli che ha ricordato l’importanza del 25 aprile e ha fatto riferimento, naturalmente, alla pandemia che ha condizionato pesantemente la vita di ognuno di noi ma che non ha fermato il cammino di AC.

Truffelli ha parlato della “profezia della mitezza” che trasforma la storia con umiltà e mitezza e che ha avuto come esempi significativi persone come Bachelet, Armida Barelli, Carretto, Sturzo, Mazzolari e don Tonino Bello. Ai soci ha chiesto di rinnovare l’impegno nelle città, lungo i sentieri missionari, perché sia sempre più una AC in uscita, in questa Chiesa e per questa Chiesa, all’insegna della sinodalità come insiste Papa Francesco, invitandoci a seguire le sue parole. Perchè l’Azione Cattolica,  Truffelli l’ha ribadito con decisione, sta con Papa Francesco.

La giornata è proseguita con i messaggi di buon lavoro all’Assemblea, arrivati dal Santo Padre e dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Dopo il saluto iniziale trasmesso sui canali social di AC e Youtube i lavori sono proseguiti su piattaforma riservata ai soli delegati, i quali hanno avuto un po’ di tempo per seguire le spiegazioni tecniche che avrebbero permesso loro di cominciare il lavoro per cui sono stati chiamati.

E’ stato presentata la bozza del documento assembleare , sottoposto all’attenzione dei delegati che, divisi in gruppi, hanno analizzato ciascuno un punto in particolare decidendo se fare modifiche al documento stesso. Tali modifiche sarebbero poi state portate all’attenzione di tutti i delegati riuniti in plenaria e votati.

Il dibattito sul documento assembleare e la possibilità per tutti di presentare emendamenti è un esercizio di democrazia che caratterizza e nobilita un’associazione come la nostra.

Le serate del 27 e del 29 aprile sono state in chiaro, visibili a tutti. Il 27 aprile abbiamo ascoltato alcune testimonianze relative al “prendersi cura”: un ponte di volontariato tra l’Italia e la Terra Santa e l’impegno di suore cattoliche e laici che a Betlemme mandano avanti HOGAR NINO DIOS prendendosi cura di bambini in difficoltà e rifiutati dai genitori perché gravemente malati. Si è concluso con un momento di preghiera.

Il 29 aprile un altro momento di approfondimento che ha avuto come tema “Sulla stessa barca”.

Sabato 1° Maggio si è entrati nel vivo dei lavori assembleari, deliberando e votando tutti gli emendamenti arrivati ai coordinatori dei vari gruppi.

Ogni delegato ha ottenuto una scrivania virtuale per permettere di esprimere il proprio voto in perfetto anonimato e, volendo, di presentare emendamenti personali diversi dal punto che il suo gruppo ha esaminato. Ovviamente questo ha richiesto moltissimo tempo. Le votazioni sono proseguite fin quasi alla mezzanotte, poi sospese e riprese l’indomani. Ma intanto si è votato anche per il nuovo Consiglio Nazionale ma su piattaforma diversa: ogni delegato ha espresso le proprie preferenze ricevendo un codice identificativo segreto di accesso per votare e nonostante qualche incertezza tutto si è svolto rapidamente.

Nel pomeriggio del 2 maggio si è votato il documento finale che sarà diffuso quanto prima, è stata votata ancora una mozione, aggiunto un contributo dei ragazzi ACR al documento assembleare, quindi i nuovi eletti e le loro Diocesi:

ACR : LOVATO ( Verona ) – D’ANTONI ( Cefalù )– TIBALDI  ( Alba ) – D’ANGELO  ( Teramo-Atri) – MACCHIAVELLO ( Genova ) – TELESCA ( Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo ) – ZAMBON ( Milano )

GIOVANI : ZARDI ( Imola ) – GITTO ( Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela ) – BENEDETTO ( Mondovì ) – CARROZZA ( Sulmona-Valva ) – SERENI ( Terni-Narni-Amelia ) – TORRINI ( Fiesole ) – BIANCHI ( Brescia )

ADULTI : FRATINI ( Fiesole ) – BOSSIO ( Ancona-Osimo ) – PANZANI ( Milano ) – PAPARELLA ( Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi ) – MELI ( Ragusa ) – DE SANTIS ( Cosenza-Bisignano ) – CARROZZO ( Brindisi-Ostuni )

Prima di chiudere la XVII Assemblea Nazionale un emozionato e commosso Matteo Truffelli ha salutato con vari ringraziamenti chi lo ha accompagnato in questo settennato di Presidenza AC, citando, per 6 volte, lo stesso verbo-impegno; amare.

AMARE il nostro tempo come seminatori di speranza, non diffondendo paure e timori.

AMARE il nostro mondo tenendo presente l’ecologia integrale che tanto sta a cuore a Papa Francesco, prendendoci cura del nostro territorio.

AMARE la Chiesa, camminando con quella locale, italiana e mondiale,

AMARE la gente, soprattutto i piccoli, i poveri, gli emarginati. Ricordiamoci che siamo popolo di Dio.

AMARE chi si affida alla nostra passione educativa, impegno verso tutta la società civile.

AMARE l’AC, speranza di migliaia di persone: raccontarla, promuoverla, sostenerla.

Tutto questo perché l’AC, come disse il vescovo Mansueto Bianchi, assistente ecclesiastico di Azione Cattolica, “Siete una Chiesa bellissima”.

Termina qui questa anomala Assemblea Nazionale, in cui tutto è anomalo a causa di una pandemia che ci ha piegati ma non sconfitti.

Ringrazio anch’io la Presidenza Diocesana che ha voluto coinvolgermi in questa esperienza e che mi è stata accanto aiutandomi e sostenendomi.

E ringrazio anch’io l’AC .

Promuovere la nostra Associazione, farla conoscere, è un impegno davvero necessario, perché l’AC è uno scrigno pieno di pietre preziose che prendono luce dal Vangelo. La luce del Vangelo deve essere per tutti!

Giornata Mondiale della Terra

Terra

A cura di Alessia Colucci – Consigliere diocesano

Ogni giorno, in quanto cristiani ma ancora prima come donne e uomini che abitano questa Terra, siamo chiamati a tutelarla e a prenderci cura della nostra casa comune.

Mai come negli ultimi decenni siamo stati chiamati in causa, in primis dai patriarchi della nostra Chiesa, a sentirci parte attiva del presente e del futuro, partendo proprio dal comprendere e proteggere la nostra “sorella Terra”. Prendersene cura significa avere a cuore ogni angolo della Terra e ogni donna, uomo, bambino che su essa vive.

Questo anno ha sicuramente messo a dura prova ognuno di noi, ha sconvolto il nostro equilibrio, le nostre certezze, portando scompiglio in ogni parte del mondo.

«…l’essere umano è una creatura di questo mondo, che ha diritto a vivere e ad essere felice, e inoltre ha una speciale dignità…».

LAUDATO SI’ 43

La salute è un diritto fondamentale per ogni essere umano, per questo la condizione di pericolo e rischio, vissuta dallo scorso 2020, a causa del Covid-19, è fonte di preoccupazione per ognuno di noi, poiché ogni vita è sacra e deve essere salvaguardata, non solo dai governi dei nostri Paesi, ma anche da ciascun cittadino di questo mondo. Ripensare, non tanto ai numeri quanto ai volti di tutti i genitori, figli, nonni, amici, compagni che in questo periodo sono mancati all’affetto dei cari, sconvolge i nostri cuori.

In un tempo in cui i rapporti sociali sono fonte di preoccupazione, e di contagio riferendoci alla situazione pandemica che viviamo, abbiamo riscoperto l’essenzialità dei gesti di affetto, ognuno di noi ha pensato con malinconia al poter finalmente di nuovo ricevere e dare un abbraccio, un bacio, una carezza.

Parlando, poi, di dignità dell’essere umano è impossibile non collegarci alla crisi lavorativa causata da questa pandemia.

«…Il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale…».

LAUDATO SI’ 128

Ogni essere umano ha diritto a mantenere la propria dignità, tramite un lavoro che gli permetta di mantenere sé stesso e la sua famiglia, ma anche di poter raggiungere la realizzazione personale. In questi mesi per troppe donne e per troppi uomini è venuto a mancare tutto questo. È importante che ciascuno possa ricostruire la propria dimensione il prima possibile, nel rispetto delle norme e di ciascuna vita.

Queste condizioni hanno portato ad un aumento della povertà per molti, causando ancora più disparità e iniquità nel mondo.

«… un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri… ».

LAUDATO SI’ 49

Se vogliamo rispondere al grido di aiuto che la nostra sorella Terra ci fa pervenire è essenziale rispondere alle esigenze di ogni uomo, curare i bisogni di tutti eliminando ogni ostacolo che si trovi sulla strada per la totale realizzazione di ciascuno.

«…La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana…L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune…».

LAUDATO SI’13

La preoccupazione comune, che in questi mesi ci ha unito nell’affrontare la situazione pandemica, ha sottolineato la necessità di una cooperazione tra tutti gli esseri umani. La parola chiave è certamente corresponsabilità. È in questo che oggi, nella Giornata Mondiale della Terra, riponiamo la nostra speranza.

Non lasciamo che nulla in questo mondo ci risulti indifferente

 «Rivolgo un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta. Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti. Il movimento ecologico mondiale ha già percorso un lungo e ricco cammino, e ha dato vita a numerose aggregazioni di cittadini che hanno favorito una presa di coscienza. Purtroppo, molti sforzi per cercare soluzioni concrete alla crisi ambientale sono spesso frustrati non solo dal rifiuto dei potenti, ma anche dal disinteresse degli altri. Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche. Abbiamo bisogno di nuova solidarietà universale. Come hanno detto i Vescovi del Sudafrica, “i talenti e il coinvolgimento di tutti sono necessari per riparare il danno causato dagli umani sulla creazione di Dio”. Tutti possiamo collaborare come strumenti di Dio per la cura della creazione, ognuno con la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità.».

LAUDATO SI’14

Lettera ai soci per gli auguri pasquali

A cura di don Carmine Agresta – Assistente Unitario

Carissimi,

permettete che mi rivolga a voi nell’imminenza della Pasqua per indirizzare a voi tutti e alle vostre associazioni un pensiero augurale. Il momento che stiamo vivendo si sta prolungando ormai da parecchio tempo e siamo un po’ tutti stanchi. Alla fatica delle restrizioni a cui ci ha costretto questa situazione poi, si aggiunge il dolore e la sofferenza per la scomparsa di persone care che, proprio a causa di questa pandemia, son venute a mancare. E, come se non bastasse, anche quest’anno saremo costretti a vivere la Pasqua, sia nella sua dimensione liturgica che in quella familiare, con i ritmi e le possibilità dettati dalle misure di contenimento del contagio. E se, una speranza sembra nascere dalla possibilità data dai vaccini, comprendiamo anche che ancora per lungo tempo dovremo fare i conti con un virus che ha preso ormai cittadinanza tra di noi. Ecco perché quanto mai utile ci sembra il messaggio che ci viene dalla Pasqua per ritrovare le ragioni della speranza.

La prima cosa che non dobbiamo dimenticare è che la risurrezione di Gesù è una realtà che appartiene e riguarda la storia, e la nostra storia in particolare. Alle volte ci approcciamo a questo mistero quasi come se fosse un racconto del passato o un fatto ideale o, peggio ancora, una favoletta con cui consolare i disperati. La risurrezione è un fatto reale che ha cambiato la storia e la creazione e ha impresso in loro un dinamismo che va nella direzione della pienezza e del compimento, per cui stiamo camminando verso il meglio che è già iniziato ma che è ancora da venire, anche se le contraddizioni e le fragilità del mondo antico non sono ancora passate pur se già vinte definitivamente. Non dobbiamo cadere nell’errore di fermarci davanti al sepolcro senza mai entrarci dentro e accorgerci che quella tomba è vuota e la morte ( e tutto ciò che ha il suo sapore…) non ha avuto l’ultima parola. Forse anche noi pensiamo che non ci sia nessuno in grado di rotolare via quel grande masso che occlude l’ingresso del sepolcro e pesa sul nostro cuore? A cosa ci sta preparando questo lungo sabato santo che stiamo vivendo, nessuno lo può sapere, ma siamo certi che la luce del Risorto squarcerà anche questa notte!

La seconda sollecitazione viene a noi dalla Liturgia che celebriamo che ci fa guardare al Mistero pasquale come ad un unico evento celebrato all’interno di un Triduo. La risurrezione di Gesù cioè non appare sulla scena all’improvviso ma avviene il Terzo giorno, dopo il Giovedì e il Venerdì Santo. Quando in definitiva Gesù ci dà testimonianza non solo di aver amato i suoi sino in fondo, sino cioè alla morte di croce, ma nell’istituzione dell’eucaristia ci rende partecipi di questo dono di amore e ci chiede di farne memoria non solo nel rito ma nell’offerta della nostra vita. La grazia e il frutto della risurrezione sono così la conseguenza di una vita offerta al Padre per il bene dei fratelli. Ogniqualvolta che nella nostra vita riusciamo a riproporre questa logica del Cristo la potenza della sua risurrezione non solo rivive in noi ma si attualizza anche attorno a noi. La speranza così non si fonda solo sul nostro desiderio ma sulla riattualizzazione delle scelte di Gesù nella nostra vita.

Non lasciamo allora che la tristezza e lo scoraggiamento prendano il sopravvento ma facciamo spazio alla speranza che nasce da quella tomba vuota e sentiamo per noi le parole del Vangelo di Matteo che ci rassicura di una presenza e di un amore che mai viene meno: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli” (Mt 26, 18).

Buona Pasqua a tutti!

Taranto, 1 aprile 2021

“NELLE MANI DEL RISORTO” – L’esperienza degli Esercizi Spirituali online

A cura di Antonella Caputo – Vicepresidente Adulti

Dal 12 al 14 marzo si sono svolti gli esercizi spirituali dell’Azione Cattolica. Neanche quest’anno si è voluto rinunciare a questo sentito appuntamento che non ha potuto vederci in presenza, ma grazie all’uso dei mezzi tecnologici a nostra disposizione si è potuto ovviare a questa mancanza.

Wathsapp e piattaforma online ci hanno permesso di riunirci per pregare, meditare e confrontarci con la guida del nostro assistente don Carmine Agresta. La modalità è stata pensata e organizzata dalla Presidenza e dalla Commissione web di AC, i quali hanno lavorato con impegno e attenzione affinché gli esercizi spirituali potessero effettuarsi al meglio nelle condizioni attuali.

Le meditazioni erano incentrate sull’Apocalisse di Giovanni, un libro dal forte valore simbolico che ha interessato e incuriosito i vari partecipanti a questo appuntamento: ogni mattina sul canale Youtube della nostra associazione (Azione Cattolica Taranto) abbiamo ascoltato il commento delle prime 3  lettere alle 7 chiese dell’Asia Minore.

Il commento autorevole di don Carmine ci ha accompagnato nelle comunità cristiane di EfesoSmirne e Pergamo, introducendoci alla bellezza del messaggio del Risorto a loro inviato, lasciandoci spunti di riflessione da meditare durante la giornata.

Abbiamo conosciuto meglio EFESO , fedele alla sua dottrina ma dimentica del suo “primo amore”; SMIRNE e la sua minoranza di dinamica comunità  cristiana; PERGAMO città pagana tollerante coi cristiani purché adorassero l’imperatore.

La sera, su piattaforma, abbiamo potuto ritrovarci per un momento comunitario, per pregare ma anche per condividere ciò che la Parola meditata ha suscitato in noi.

Abbiamo raccolto i commenti di alcuni partecipanti per capire se e quanto abbiano gradito questo incontro che con questa modalità online ha comportato, ne siamo consapevoli, un piccolo sacrificio in termine di attenzione e di raccoglimento spirituale.

Sottolineo l’attenzione dell’AC verso le esigenze spirituali degli aderenti e ho considerato la lettura delle pagine proposte come attuali e profetiche, riuscendo a ritagliarmi spazi di preghiera pur nel caos della quotidianità, una vera sfida che ho vinto in un tempo in cui siamo sempre connessi

GABRIELLA IAVERNARO

Una esperienza molto positiva; in questo momento  connettersi online era l’unica scelta possibile e l’AC ce l’ha offerta. Impossibilitati a creare un adeguato spazio di silenzio, la modalità impostaci dalla pandemia ha comunque reso possibile entrare in profondità nella parola di Dio scoprendo un testo non facile che, grazie alla presentazione su YOUTUBE, consente il riascolto.

MARIA CARMELA BASILE

Tecla gioca sul neologismo PAD , preghiera a distanza, che ha permesso comunque di fermarsi un momento in casa tra le tante attività quotidiane per mettersi nelle mani del Risorto, l’unico che non ha mai sperimentato la distanza.

TECLA ZANI

L’esperienza del deserto in città ha permesso di meditare la Parola e pregare tra gli impegni quotidiani, evento faticoso ma rivelativo della nostra continua spiritualità animata dallo Spirito Santo. Angela sottolinea la qualità delle meditazioni proposte visualizzate da un numero elevato di persone e l’arricchimento reciproco delle collatio serali

ANGELA GIUNGATO

Tutto ciò che è nuovo spaventa un po’ e gli esercizi spirituali in virtuale lo era ancora di più. Ma quando si realizza che la casa diventa realmente chiesa domestica tutto diventa normale perché la quotidianità della vita diventa se stessa esercizio spirituale.

PASQUALE MASSAFRA

La difficoltà a ritagliarsi spazi e momenti di vero deserto in mezzo alla realtà quotidiana che ci impegna c’è stata, ma ho potuto ugualmente apprezzare queste meditazioni che don Carmine ha reso semplici e comprensibili collegando il testo dell’Apocalisse ad altri passi della Sacra Scrittura. Un’esperienza che mi ha fatto riflettere sulla vita attuale e sulla situazione della Chiesa in questo tempo.

LETIZIA CRISTIANO

Queste sono alcune considerazioni che abbiamo raccolto. Sono state, naturalmente, sottolineate le difficoltà che tutti noi abbiamo riscontrato ma che ci hanno reso consapevoli del fatto che un cammino accidentato non può cambiare il nostro percorso, non lo può fermare.

La Parola continua ad essere luce che illumina i nostri passi e noi, come soci di AC, siamo chiamati ad essere testimoni attivi e fedeli in qualsiasi tempo.

Grazie agli organizzatori, a don Carmine e a tutti coloro che hanno partecipato a questi esercizi spirituali un po’ particolari.

Aspettiamo con fiducia tempi migliori continuando il nostro cammino al fianco del Risorto.