Orizzonti mediterranei: cantieri di cultura e dialoghi

A cura di Daniele Panarelli Vice Presidente del Settore Adulti

L’Azione Cattolica a Bari tra profezia, laicità e il coraggio di essere segno di contraddizione.

Tra le pietre antiche e il respiro caldo di una città da sempre abituata ad allargare le proprie braccia verso il mare, Bari ha vissuto quattro giornate dense di ascolto, fede, impegno civile e profonda umanità. L’incontro nazionale delle presidenze diocesane e delle delegazioni regionali di Azione Cattolica, dal titolo «Orizzonti mediterranei. Abitare la fraternità per una cultura del dialogo», si è rivelato fin dai primi momenti molto più di un semplice appuntamento in agenda. Oltre settecento tra responsabili, delegati e assistenti giunti da ogni angolo d’Italia si sono ritrovati nel capoluogo pugliese per tracciare rotte condivise, riscoprendo la bellezza di una casa comune e lasciando una precisa e tangibile impronta di speranza destinata a sostenere il cammino di chiunque cerchi il bene comune.

L’apertura dei lavori, nella cornice solenne e accogliente del teatro Petruzzelli, ha subito impresso una precisa nota spirituale ed esistenziale. L’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Giuseppe Satriano, nell’evocare la vocazione storica di una terra segnata dall’eredità di San Nicola e da sempre considerata ponte naturale tra Oriente e Occidente, ha invitato la platea a considerare il Mediterraneo non come un confine insuperabile o una barriera che divide, ma come uno spazio corale in cui i popoli s’incontrano per orientare i propri passi verso Cristo. Questo senso di viva appartenenza e di accoglienza si è intrecciato con le parole del questore Annino Gargano, del delegato regionale Piergiorgio Mazzotta e soprattutto della presidente di AC della diocesi di Bari-Bitornto Monica Del Vecchio, felici di mostrare la grazia e le ferite di una terra complessa ma ricca di valori autentici. La sessione inaugurale «Allargare lo sguardo», guidata dalla presidenza nazionale, ha posto l’accento sul valore di scegliere il confronto in una società frammentata, mentre la toccante testimonianza di frate Francesco Ielpo, custode di Terra Santa e guardiano del monte Sion, ha riportato tutti alla concretezza di chi risiede in mezzo a verità contrapposte cercando di custodire i legami umani con la pazienza del Vangelo. In un tempo segnato da disimpegno e solitudini, decidere di mettersi in cammino verso l’itinerario assembleare del prossimo anno rappresenta una scelta di forte responsabilità ecclesiale e civile.

Nel secondo giorno la riflessione ha preso corpo attraverso momenti di intesa spiritualità, confronto istituzionale e alta caratura geopolitica. La celebrazione eucaristica nella Cattedrale di San Sabino ha richiamato i presenti alla forza della profezia cristiana, intesa come capacità intrinseca di denunciare l’ingiustizia e di annunciare che una storia diversa è sempre possibile. Di nuovo al Petruzzelli, il presidente nazionale Giuseppe Notarstefano ha sollecitato i laici a coltivare un pensiero complesso per superare il pessimismo e le lamentele stanche, affiancato dalle parole del sindaco Vito Leccese e dall’invito di monsignor Satriano a riscoprire testimoni luminosi come Aldo Moro e don Tonino Bello, maestri nell’assaporare la vita senza accontentarsi di risposte di comodo. Nella tavola rotonda «Mediterraneo sostantivo plurale», moderata da Enrica Belli, voci diverse come quelle dell’analista Paolo Maggiolini, della professoressa Irene Panozzo e del cardinale Fabio Baggio, Prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, hanno saputo convergere sull’urgenza di abbattere i silenzi complici sulle emergenze internazionali, di comprendere le cause profonde delle migrazioni e di rimettere al centro la comune umanità contro ogni tentazione di chiusura.

Il pomeriggio del secondo giorno è proseguito negli ampi spazi dell’Urban Center presso l’ex Caserma Rossani, dove i tavoli sinodali hanno visto pastori e laici dialogare fraternamente attorno a temi cruciali per il presente dell’associazione e del Paese, quali popolarità, pluralità, vulnerabilità, formazione, corresponsabilità, intergenerazionalità, bene comune e alleanze. In questo contesto, l’intervento del cardinale Matteo Zuppi ha spronato tutti a ricostruire relazioni reali per superare l’isolamento dell’individuo contemporaneo, rafforzato dai contributi dei vescovi Michele Fusco, Andrea Andreozzi e Francesco Savino, quest’ultimo fermo nel chiedere un’Azione Cattolica capace di osare e di rimanere segno di contraddizione nel mondo. Un’intensa preghiera ecumenica, celebrata nella basilica di San Nicola e segnata dalle testimonianze del pastore valdese Luca Anziani e di padre Mihai Driga della Chiesa ortodossa rumena, si è poi conclusa con la consegna del Patto delle Chiese cristiane ai presidenti diocesani, quale impegno solenne a farsi costruttori di comunione nei singoli territori.

La sera del secondo giorno la piazza della Basilica di San Nicola si è trasformata in un grande spazio aperto. Tra le note della Corale Santa Scorese e l’ascolto partecipe della folla, Arnoldo Mosca Mondadori ha presentato L’Orchestra del Mare, i cui strumenti, ricavati dal legno delle imbarcazioni dei migranti giunti a Lampedusa grazie al lavoro dei detenuti del carcere di Opera, sono stati suonati dal Quartetto d’archi Gershwin, mutando una memoria di dolore in canto di speranza e riscatto. Le toccanti parole della professoressa Annalisa Saracino sulla cura medica e umana a Lampedusa, la voce di Vittoriana Sanitate per il Consiglio dei Giovani del Mediterraneo e la testimonianza sul progetto Ecogiustizia subito si sono poi fuse con l’energia trascinante degli Après La Classe, regalando a giovani e meno giovani un momento festoso di autentica gioia condivisa sotto le stelle pugliesi.

La terza giornata si è articolata nel lavoro specifico dei settori associativi, concentrandosi sulle varie fasi della vita. I Presidenti diocesani hanno riflettuto sul senso e sulla bellezza del cammino assembleare che quest’anno è stato intitolato “E vi fu grande gioia in quella città” (At 8,8) aiutati e guidati dalla meditazione dall’assistente generale mons. Claudio Giuliodori. Nel settore Adulti, la psicoterapeuta e formatrice Silvia Landra ha affrontato il tema dei cambiamenti e delle crisi dell’età adulta, indicando nella fiducia e nella speranza gli unici antidoti per attraversare le trasformazioni personali e comunitarie senza cedere al risentimento o alla paura del peggioramento. Nel settore Giovani e nel Movimento Studenti, Emanuela Gitto, Elena Giannini e don Vito Impellizzeri hanno richiamato i ragazzi a una grammatica della concretezza mediterranea, sottolineando come la fede esiga una presenza fisica, coraggiosa e non sottomessa alla finzione dei social media o alle certezze sterili del conflitto. Contemporaneamente, l’articolazione dell’Azione Cattolica dei Ragazzi si è confrontata, insieme alla pedagogista Rosita Deluigi e a don Lino Modesto, sulla figura dei bambini quali veri e propri nativi interculturali, maestri capaci di vivere la diversità con naturalezza e di considerare l’altro come un compagno di strada.

Nel pomeriggio del sabato, la riflessione si è riversata per le vie della città dove le piazze del centro storico si sono spalancate all’intera cittadinanza con i Dialoghi mediterranei. Largo Vito Maurogiovanni ha ospitato un profondo confronto sul tema della pace guidato dai giornalisti Nello Scavo e Angela Napoletano, insieme all’ambasciatore Pasquale Ferrara e a Franco Vaccari di Rondine. Piazza Mercantile ha fatto da sfondo al dibattito sulle migrazioni con la sociologa Laura Zanfrini, il vescovo albanese Gjergj Meta, l’attivista Sonny Olumati, la volontaria Dalila Ardito e la giornalista Giuseppina Paterniti. In Piazza San Pietro si è discusso di convivialità delle differenze con la filosofa Giuseppina De Simone, lo scrittore Giuseppe Lupo, il francescano Francesco Patton e la giornalista Vania De Luca. Infine, in Piazza San Nicola, la rivista Dialoghi ha promosso una riflessione sui cambiamenti culturali e sociali insieme a Ilaria Vellani, a don Matteo Zorzanello con la sua band Controcanto e al vignettista don Giovanni Berti, sotto la guida di Enzo Romeo ed Erminia Foti.

Dopo la sessione conclusiva al Teatro Petruzzelli, con le conclusioni del presidente nazionale Giuseppe Notarstefano, l’incontro nazionale si è chiuso ufficialmente domenica, con la Santa Messa in Cattedrale presieduta dall’assistente generale mons. Claudio Giuliodori. Nelle sue conclusioni, il presidente, oltre a ringraziare per la passione e la generosità dimostrate da tutti i partecipanti, ha salutato l’assemblea augurando un’associazione sempre viva e in movimento, capace di riconoscere nel lavoro insieme il rimedio più efficace contro le fatiche del tempo presente.

Tanti i volti, gli abbracci e le idee che ciascuno porta con sé al rientro. Da Bari ci siamo salutati con la consapevolezza che fare il bene comune è un impegno possibile ogni giorno e che costruire reti sul territorio è fondamentale per dare linfa a una democrazia ancora incompiuta. In questo percorso, l’insegnamento di testimoni come Aldo Moro, don Tonino Bello e San Nicola continuano a tracciare la rotta verso un orizzonte fondato sulla fraterna solidarietà.

Custodi di speranza: l’impegno dell’Azione Cattolica che abita il territorio

A cura di Daniele Panarelli, vicepresidente Settore Adulti diocesano

Dal 17 al 19 aprile 2026, Carovigno ha ospitato il secondo incontro territoriale in presenza “Custodire la speranza – Abitare il servizio, generare il bene”, un momento importante per la vita associativa che ha coinvolto presidenti parrocchiali, assistenti e consiglieri diocesani. Questo appuntamento ha rappresentato la terza fase di un percorso organico iniziato con i webinar nazionali dedicati all’identità del presidente parrocchiale, dell’assistente parrocchiale e del consigliere diocesano “artigiani di speranza”; alla spiritualità laicale “cercatori di speranza”; al legame associativo “tessitori di speranza” e al legame con la Chiesa e il territorio “seminatori di speranza”.

Un percorso proseguito con l’analisi concreta delle realtà locali nelle singole diocesi e culminato a Carovigno dove il dibattito si è spostato sulla dimensione del servizio e sulla responsabilità di custodire la speranza in un contesto sociale che spesso fatica a scorgerne i segni. Il confronto si è basato sulla necessità di non vivere la fede come un fatto isolato, ma come un impegno che prende forma dentro le strutture della Chiesa e nelle pieghe della società civile.

Il cuore degli incontri è stato alimentato da contributi che hanno richiamato i presenti alla concretezza della loro vocazione. Don Giuliano Zanchi, direttore della rivista del clero italiano, ha analizzato con lucidità la situazione attuale sottolineando che “in un mondo dove sembra esserci il self service della regione ci vuole la saldezza dello stare insieme dei discepoli.” La sua riflessione ha messo in luce il rischio di una spiritualità individuale e frammentata, ribadendo che la forza dell’Azione Cattolica risiede proprio nella stabilità del legame comunitario e nella capacità di camminare insieme nonostante le sfide della modernità. Questa unità non è una chiusura verso l’esterno, ma la condizione necessaria per poter offrire una testimonianza credibile.

Sulla stessa linea di impegno e autenticità si è mossa Francesca Rispoli, presidente di Libera, che ha centrato il suo intervento sul valore della presenza cristiana nel mondo. Secondo Rispoli, testimoniare vuol dire “essere nel mondo prima di fare, ma testimoniando con gioia. Siamo in un mondo dove il pessimismo e il disincanto sono padroni ed è qui che la nostra testimonianza deve dare speranza.” Il suo discorso ha evidenziato come l’ottimismo cristiano non sia un sentimento superficiale, ma una scelta di campo contro la rassegnazione. La gioia diventa quindi uno strumento politico e sociale per scardinare le logiche del disincanto che bloccano il cambiamento nelle comunità.

L’identità dell’associazione è stata richiamata attraverso una provocazione lanciata da Papa Francesco durante l’incontro per la celebrazione dei centocinquanta anni, ovvero la trasformazione dell’Azione Cattolica in Passione cattolica. Questa passione si traduce nella volontà di prendere posizioni chiare che sappiano contribuire a trasformare la vita difficile delle nostre periferie in vita fatta di dignità e uguaglianza. La vita associativa trova il suo baricentro nella parrocchia, intesa come spazio di accoglienza e accompagnamento. La Chiesa deve essere percepita come una casa dove ci si sente liberi e dove le relazioni sono autentiche. Abitare il servizio, in questo senso, significa creare reti positive e alleanze significative nel quotidiano, capaci di generare un impatto reale sul territorio attraverso un impegno che diventa contagioso.

Il lavoro si è poi articolato in numerosi laboratori tematici che hanno toccato i punti nevralgici dell’impegno laicale. Si è discusso di spiritualità incarnata nella quotidianità e di fraternità intesa come capacità di tessere relazioni. Il dialogo intergenerazionale è stato individuato come la chiave per costruire speranza tra le diverse età della vita, mentre la corresponsabilità tra assistenti e laici è stata riaffermata come un cammino condiviso tra vocazioni differenti. Altri tavoli di lavoro hanno affrontato temi urgenti come la mobilità dei giovani, la cura del creato, la passione educativa e la vicinanza alle situazioni di marginalità attraverso reti di prossimità nelle periferie. Particolare attenzione è stata data all’impegno socio-politico dei cattolici e alla vocazione all’amore vissuta dalle giovani coppie e dalle famiglie.

Un momento di particolare intensità e partecipazione è stato quello dedicato alla condivisione delle esperienze associative. Raccontare ciò che accade nelle parrocchie e nelle diocesi ha permesso di dare il giusto valore all’impegno costante che ogni aderente, responsabile o meno, mette in campo ogni giorno. La serata di sabato ha visto come protagonisti i ragazzi, gli educatori e i genitori del gruppo musicale Children of the sun della parrocchia San Pio X della diocesi di Taranto. La loro animazione, caratterizzata da un entusiasmo travolgente, ha coinvolto tutti i presenti, dal Presidente nazionale fino a chi si trovava all’esterno della struttura. La loro musica e il loro ritmo sono stati la prova tangibile di come lo scambio intergenerazionale e la condivisione del talento possano creare bellezza e inclusione.

In queste giornate di dialogo e verifica, i partecipanti hanno potuto assaporare la qualità dell’ascolto e del racconto, dando un senso compiuto ai sacrifici che il servizio associativo comporta. La stanchezza accumulata nel servizio è stata letta non come un limite, ma come un segno di dedizione, quasi un olio che santifica l’impegno profuso per il bene comune. L’associazione infine ha dimostrato di voler sperimentare nuove vie per abitare il tempo presente, inserendo l’azione dei singoli in un panorama più vasto di appartenenza

Le conclusioni sono state affidate a Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale di Azione Cattolica, che ha richiamato tutti a una missione precisa per il futuro. Egli ha dichiarato che “dobbiamo essere una realtà che costruisce una narrazione diversa, quella che deriva dal vangelo, una narrazione che non si preoccupa ma che fa risuonare la bellezza che è per tutti. Far risuonare quei luoghi e quelle esperienze dove si vive questa speranza.” Con queste parole si è chiuso l’incontro di Carovigno, lasciando ai responsabili il compito di tornare nelle proprie realtà locali non solo con nuovi strumenti operativi, ma con la consapevolezza che la speranza va costruita ogni giorno attraverso la testimonianza e la presenza viva nei luoghi della vita quotidiana.

Taranto, la pace si fa cammino comune, dalla lezione di La Pira alla festa di Grottaglie: il weekend dell’Azione Cattolica

a cura di Daniele Panarelli, vice presidente Settore Adulti diocesano

Un fine settimana all’insegna della coralità e della speranza è quello vissuto dall’Azione Cattolica di Taranto che, per il ‘Mese della pace’ dedicato al tema ‘Terra in pace’, ha messo in rete generazioni e sensibilità diverse. Un impegno che non è rimasto confinato nelle stanze, ma ha cercato il volto dell’altro per testimoniare un desiderio di bene che nasce dal basso.

La profezia di La Pira e il valore della rete

Sabato 24 gennaio, la sala agorà della biblioteca ‘Pietro Acclavio’ ha ospitato un momento di altissimo profilo culturale per la presentazione del saggio ‘Il principio e il progetto di ogni speranza. Con Giorgio La Pira, parole e visioni per le sfide del nostro tempo’. L’evento, che ha visto la sala colma di adulti e giovani, non è stato solo un appuntamento editoriale, ma il frutto di un cammino condiviso con alcune associazioni della Consulta diocesana delle aggregazioni laicali (Cdal).

La sinergia tra Azione Cattolica, Comunione e Liberazione, centro di cultura ‘G. Lazzati’, Movimento dei focolari e Pax Christi ha trasformato l’iniziativa in un autentico ‘cantiere di riflessione’ per tutta la città. Questa collaborazione, vissuta con entusiasmo sin dai primi passi della preparazione, rappresenta un segno tangibile di comunione e l’auspicio per una futura e fruttuosa cooperazione.

Adulti e giovani si sono lasciati guidare dalla profezia del ‘sindaco santo’, arricchiti dagli interventi dei relatori. Luca Micelli, curatore del libro, ha scosso le coscienze con un appello quanto mai attuale: “Continuare a parlare di La Pira significa compiere un atto di resistenza culturale e spirituale perché vuol dire opporsi con voce forte al cedere alla logica della guerra, al cinismo, all’indifferenza, alla disillusione che sembrano colonizzare la nostra realtà”. Accanto a lui, Sihem Djebbi ha ricordato alcune urgenze del momento offrendo una visione accorata sulla necessità di riscoprire una politica che sappia parlare al cuore delle complessità e delle sfide del Mediterraneo.

Gioia e unità a Grottaglie

Domenica 25 gennaio, l’energia si è spostata a Grottaglie per la festa dei ragazzi dell’Acr. Nonostante il maltempo abbia impedito lo svolgimento della tradizionale marcia tra le strade cittadine, la gioia è esplosa con tutta la sua forza nell’auditorium della parrocchia Santa Maria in Campitelli. L’accoglienza calorosa delle comunità di Santa Maria in Campitelli e della Madonna delle Grazie ha avvolto i ragazzi e le famiglie in un clima di vera fraternità, rendendo l’ambiente vibrante di vita.

L’arcivescovo di Taranto, mons. Ciro Miniero, celebrando l’Eucaristia, ha ricordato che la pace non è un concetto lontano, ma un impegno che fiorisce nel vissuto quotidiano: “Se siamo annunciatori di amore lo dobbiamo trasmettere con il nostro stile di vita. Non possiamo pretendere di donare agli altri la Pace se noi non la diffondiamo con i nostri cuori”. La mattinata è poi scivolata via tra le note travolgenti e coinvolgenti del gruppo musicale dei Children of the sun e il carisma di Piero Angelo Muci (Ciccio Brutto), presidente di Portatori sani di sorrisi, che ha regalato sorrisi ed emozioni a grandi e piccini. Prezioso anche lo spazio dedicato ai giovanissimi con attività incentrate sul Movimento studenti di azione cattolica (Msac), protagonisti di un intenso momento di confronto e cittadinanza attiva.

Oltre l’evento: un cuore colmo di speranza

Al termine di queste due giornate, resta negli occhi e nel cuore la consapevolezza che la pace non è un’idea astratta, ma un corpo vivo che respira attraverso i volti di chi si mette in cammino. È stata la pace del silenzio assorto in biblioteca, dove la profezia di La Pira ha smosso le coscienze, ed è stata la pace rumorosa dei ragazzi a Grottaglie, capaci di colorare con la loro allegria anche il grigiore delle nuvole.

In quell’incontro tra la saggezza di chi progetta il futuro e l’entusiasmo di chi lo abita, si è toccata con mano la bellezza di sentirsi un’unica famiglia umana. Una ‘Terra in pace’ non è un traguardo irraggiungibile, ma un cantiere che si apre ogni mattina con tenacia, che passa dai sorrisi festosi che abbattono i muri, dalle riflessioni che illuminano il pensiero e dall’impegno concreto di chi sceglie di non restare indifferente. Tornando a casa, la sensazione è quella di una comunità che ha riscoperto la propria forza: quella di chi sa che la pace va custodita, difesa e fatta fiorire, giorno dopo giorno, nel cuore di ognuno.

Formazione e prossimità. Terminata la due giorni di incontri intervicariali per responsabili di Azione CattolicaFormazione e prossimità.

Lunedì 17 e martedì 18 novembre si sono svolti gli incontri intervicariali dedicati alla formazione, un’iniziativa che ha coinvolto numerosi responsabili associativi, educatori ACR, educatori del settore giovani, animatori del settore adulti e associati provenienti dalle diverse parrocchie della diocesi.

Un percorso semplice nato dal desiderio di rafforzare la qualità del servizio educativo e, al contempo, di rinsaldare le relazioni che sostengono la vita associativa.

Gli incontri hanno permesso ai presenti di vivere uno spazio di ascolto e confronto sulla programmazione delle attività pastorali, consentendo di condividere strumenti, idee ed esperienze maturate nei diversi contesti parrocchiali.

Oltre agli aspetti più tecnici e organizzativi, è emerso con forza il valore umano di ritrovarsi insieme; la possibilità di mettere in comune fatiche e speranze e soprattutto la consapevolezza di camminare verso un unico obiettivo educativo.

La prossimità alle parrocchie non è solo una scelta organizzativa, ma un modo concreto per prendersi cura dei responsabili associativi che quotidianamente, con impegno e dedizione, organizzano la vita associativa nelle loro parrocchie avendo a cuore la crescita umana e spirituale degli associati a loro affidati. L’Azione Cattolica diocesana vuole essere presenza amica e attenta ai bisogni reali delle comunità. Proprio questa prossimità ha caratterizzato l’intero percorso: momenti semplici, vissuti a misura di persona, nei quali la relazione è stata il primo strumento di formazione.

Un ringraziamento particolare va alle parrocchie di Sant’Antonio di Taranto, San Carlo Borromeo di San Marzano di San Giuseppe, Maria SS. Immacolata di Leporano e San Francesco d’Assisi di Martina Franca che hanno ospitato gli incontri e ai loro parroci sempre disponibili a condividere spazi, tempo e accoglienza. Ognuno di noi si è sentito a casa, come in una unica grande famiglia che continua a crescere insieme.

L’esperienza di questi giorni conferma quanto la formazione non sia soltanto trasmissione di contenuti, ma soprattutto costruzione di una comunità capace di sostenersi vicendevolmente e rinnovarsi. Un cammino che non si conclude qui ma che si pone l’obiettivo di proseguire, passo dopo passo, con fiducia e corresponsabilità, lasciandosi guidare dallo stile evangelico della cura e dell’incontro.

“Signore, è bello per noi essere qui!”

a cura di Daniele Panarelli, vice presidente adulti diocesano AC – Arcidiocesi di Taranto

Presentazione dell’icona biblica dell’anno per l’Azione Cattolica diocesana

Nella calda e accogliente atmosfera della Parrocchia Santa Famiglia di Taranto, domenica 12ottobre, la comunità diocesana di Azione Cattolica si è riunita in gran numero per la presentazione dell’icona biblica del nuovo anno associativo, ispirata al racconto della Trasfigurazione secondo Matteo e intitolata “Signore, è bello per noi essere qui!”.

La meditazione, condotta da Don Carmine Agresta, assistente unitario di Azione Cattolica, ha toccato i cuori di tutti i presenti, guidando ciascuno verso un autentico incontro con la Parola. Con il suo linguaggio semplice ma profondo, Don Carmine ha invitato a contemplare la bellezza di Dio che si rivela nel mistero, una “nube luminosa” che avvolge senza oscurare, svelando attraverso la voce: “Questi è il Figlio mio, l’amato”.

Le sue parole hanno risuonato nel salone parrocchiale come un’eco di una presenza viva, ricordando a tutti che Dio non si lascia imprigionare, ma si avvicina a noi nella sua luce e nel suo mistero.

La riflessione ha avuto un forte valore spirituale e umano, offrendo a ciascuno l’opportunità non solo di approfondire la conoscenza del testo evangelico, ma anche di lasciarsi trasfigurare interiormente, collegando la Parola alla propria vita quotidiana.

La domenica è stata intensa e la preghiera è stata preceduta dal comitato dei presidenti parrocchiali, un momento prezioso di dialogo e condivisione. Uno strumento che vuole diventare fondamentale per il cammino associativo e che si propone come un luogo dove potersi raccontare ed ascoltare, permettendo a ciascuna parrocchia di condividere le proprie esperienze, vissuti e speranze.

Il percorso, avviato con un’analisi SWOT condivisa, ha dato ai presidenti l’opportunità di iniziare a ragionare insieme su punti di forza e debolezza, opportunità e minacce, tutto in un clima di discernimento e corresponsabilità. Un metodo strutturato e partecipativo, che ha suscitato apprezzamento tra i presenti e che può essere un primo concreto passo per un cammino condiviso, perché nessuno si senta solo.

Così, l’inizio di questo nuovo anno associativo si apre all’insegna della bellezza, della comunione e dell’ascolto. La riflessione di Don Carmine ha tracciato un percorso luminoso, ricordando che la fede è un’esperienza di incontro e meraviglia. Il lavoro dei presidenti parrocchiali ha dimostrato che solo uniti si può costruire una Chiesa viva, capace di portare bellezza nel mondo.

Come sottolinea il titolo stesso dell’icona biblica, “è bello per noi essere qui”: è bello ritrovarsi, riconoscersi come fratelli, sostare davanti alla Parola che trasfigura e ripartire con rinnovato entusiasmo verso le nostre comunità, affinché la luce che si è manifestata sul monte Tabor continui a illuminare il cammino di tutti.

COSTRUIAMO LA PACE

a cura di Letizia Cristiano, Presidente Diocesano AC – Arcidiocesi di Taranto

“La pace sia con tutti voi!” sono state le prime parole pronunciate da Papa Leone XIV lo scorso 8 maggio subito dopo l’Habemus Papam e il nostro cuore si è colmato di gioia nel riascoltare il saluto augurale di Gesù Risorto; “una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante” è quella che desideriamo per noi, per le nostre famiglie e per tutti i popoli.

Assistiamo tuttavia con viva preoccupazione ad un’escalation di aggressività e odio, conflitti armati e violenze di genere; eppure, il cammino verso un futuro di pace è possibile. La guerra non è mai lontana: ci riguarda, ci tocca, ci coinvolge. Non possiamo restare indifferenti di fronte alla sofferenza altrui; non basta essere contro la guerra, bisogna essere per la pace e costruirla ogni giorno.
L’ottavo rapporto della Caritas Italiana sui conflitti dimenticati, dal titolo “Il ritorno delle armi”, riporta che per 4 italiani su 5 le guerre sono avvenimenti evitabili, non strettamente legati alla natura umana e questo in un mondo nel quale invece la guerra sembra essere lo strumento ordinario di risoluzione delle controversie (52 conflitti armati secondo il Sipri nel 2024 con una intensità in crescendo).

Noi certamente non abbiamo la possibilità di intervenire a livello geopolitico per far cessare le guerre, ma al tempo stesso possiamo molto: possiamo costruire ponti di pace promuovendo una cultura di ascolto e di dialogo, abbattendo i muri dell’indifferenza, eliminando ogni giudizio e pregiudizio verso chi non la pensa come noi oppure è diverso da noi. Noi come cattolici e laici di AC vogliamo impegnarci giorno dopo giorno con coraggio e determinazione, rifiutando la rassegnazione e scegliendo l’impegno ad essere pellegrini di speranza e costruttori di pace dal basso. Chiediamo al Signore di non perdere mai la capacità di saperci indignare di fronte ad ogni atto di crudeltà e sopraffazione e al tempo stesso di rispettare e saper valorizzare ogni essere umano affinché nelle nostre scelte quotidiane si metta la vita al centro.

Accogliamo e diffondiamo gli appelli dei Papi contro la guerra

Il 25 ottobre 1962 Papa Roncalli aveva pronunciato dai microfoni di Radio Vaticana un radiomessaggio per l’intesa e la concordia tra i popoli rivolgendosi ai governanti della terra e “a tutti gli uomini di buona volontà” al fine di scongiurare il pericolo della guerra atomica: “Con la mano sulla coscienza, ascoltino il grido angoscioso che da ogni punto della terra, dai bambini innocenti agli anziani, dai singoli alle comunità, sale verso il Cielo: pace! Pace”.

Mai più la guerra, mai più la guerra!, fu l’accorato appello di san Paolo VI all’ONU il 4 ottobre 1965 e poi ancora “la pace, la pace deve guidare le sorti dei popoli e dell’intera umanità”.

San Giovanni Paolo II all’Angelus del 16 marzo 2003 si rivolgeva ai giovani dicendo “Mai più la guerra”, fino alle parole di Papa Francesco, nell’udienza del 23 marzo 2022: “Gesù ci ha insegnato che all’insensatezza diabolica della violenza si risponde con le armi di Dio, la preghiera e il digiuno”.

Continuiamo a pregare per la pace in Medio Oriente, in Ucraina e nel mondo intero” è l’appello che Papa Leone XIV ha rivolto nell’Angelus a conclusione della Messa per il Giubileo dello sport, esortando ad opporsi ad ogni forma di violenza e di sopraffazione.

Ed è con questo atteggiamento che come AC diocesana desideriamo accogliere l’invito alla preghiera per la pace con la recita quotidiana del santo Rosario e con la preghiera composta da San Giovanni Paolo II

Preghiera per la pace

Dio dei nostri Padri,
grande e misericordioso,
Signore della pace e della vita,
Padre di tutti.
Tu hai progetti di pace e non di afflizione,
condanni le guerre
e abbatti l’orgoglio dei violenti.

Tu hai inviato il tuo Figlio Gesù
ad annunziare la pace ai vicini e ai lontani,
a riunire gli uomini di ogni razza e di ogni stirpe
in una sola famiglia.

Ascolta il grido unanime dei tuoi figli,
supplica accorata di tutta l’umanità:
mai più la guerra, avventura senza ritorno,
mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza,
minaccia per le tue creature, in cielo, in terra ed in mare.

In comunione con Maria, la Madre di Gesù,
ancora ti supplichiamo:
parla ai cuori dei responsabili delle sorti dei popoli,
ferma la logica della ritorsione e della vendetta,
suggerisci con il tuo Spirito soluzioni nuove,
gesti generosi ed onorevoli, spazi di dialogo e di paziente attesa
più fecondi delle affrettate scadenze della guerra.

Concedi al nostro tempo giorni di pace.

Mai più la guerra.

Amen.

La vocazione laicale

a cura di Angela Giungato, presidente parrocchiale Cuore Immacolato di Maria di Taranto

Terzo incontro, venerdì 28 febbraio, presso il Seminario Arcivescovile, del percorso di Form Azione per i responsabili di Azione Cattolica con la relazione del nostro Arcivescovo, Mons. Ciro Miniero, dal titolo “Laici forgiati dallo Spirito pellegrini di speranza”. Il titolo riprende una frase del discorso di Papa Francesco nell’incontro del 25 Aprile 2024 con circa 100.000 aderenti all’Azione Cattolica riuniti in Piazza San Pietro in occasione della XVIII Assemblea Nazionale ed ha avuto come parola chiave ”chiamati”.

Il Vescovo, nel suo intervento, ha subito ripreso dall’introduzione della Presidente diocesana, Letizia Cristiano, il riferimento ai tanti santi e beati provenienti dall’esperienza dell’Azione Cattolica; ha affermato che i tanti santi derivano dalla forza di santità insita nel carisma dell’Associazione che si sforza di vivere la laicità nel proprio tempo e dalla consapevolezza forte di appartenere ad una comunità, la Chiesa.

Rilevando poi la forza profetica del Concilio Vaticano II, si è soffermato, dal paragrafo 7 della Lumen Gentium, sull’immagine della Chiesa corpo di Cristo, unico, ma con una pluralità di membra, generata dallo Spirito, che costituisce misticamente tutti noi come parti del Signore provenienti da tutte le genti. Per cui la Chiesa non è un’élite, non si riunisce per le qualità di un leader, ma è un popolo di salvati, non di salvatori, che sanno riconoscere il bene presente nel mondo, sapendo che è il Signore che salva. Il Battesimo ci innesta nel corpo di Cristo e ci introduce nella vita cristiana retta dall’appartenenza a Lui.

Mons. Miniero si è poi soffermato sul paragrafo 30 del IV capitolo della Lumen Gentium dedicato ai laici, che non sono una categoria ma che sono popolo di Dio, anche per esserne la maggioranza. Raccontando la vita del beato Bartolo Longo, pienamente laico, di cui è stata annunciata l’imminente santificazione, ha delineato la vocazione laicale. Dio non tira i laici fuori dalla vita, ma dà loro la forza di sostenere la vita dei più deboli per costruire una nuova civiltà dell’amore, di dare una svolta alla società del tempo, di portare al mondo la salvezza del Signore, di fare ciò che la vita personale e professionale chiede secondo il Vangelo.

Rispondendo poi alle domande dei presenti il Vescovo ha offerto ulteriori spunti di riflessione circa il ruolo delle associazioni all’interno della Chiesa, che hanno come compito quello di “organizzare la speranza”. Ogni associazione, in una visione ministeriale, deve compiere ciò che c’è di proprio insieme con gli altri. In un mondo occidentale portato all’isolamento, dove i poteri economici sono più forti di quelli ideologici,non solo l’Azione Cattolica ma tutta la Chiesa è in evidente difficoltà. Noi però non dobbiamo perdere la bussola, ma continuare a percorrere vie nuove attraverso l’accoglienza, consapevoli che la nostra forza è la presenza del Signore e l’impegno a fare comunità. Quando l’Azione Cattolica serve in varie forme i ragazzi, i giovani, gli adulti risponde alla sua vocazione affinché le parrocchie mettano insieme le persone e siano aperte a tutti. Infine ha sottolineato che ’’intimismo” è “tradizionalismo” sono i rischi che i credenti corrono di fronte alla complessità del nostro periodo storico.

Oltre il contributo di riflessione che Mons. Miniero ci ha offerto, ci restano nel cuore la sua paternità, il suo stile pacato e riflessivo, le sue parole precise e incisive, che ci sostengono nel nostro impegno a servizio della Chiesa e del mondo, per cui non possiamo che esprimere al nostro Pastore un sentito ringraziamento.

“La Pace in Azione” – Festa della Pace diocesana 2025

In occasione della Festa della Pace, lo scorso fine settimana, l’Azione Cattolica diocesana ha organizzato due significativi momenti.

Sabato 25 gennaio, presso la Parrocchia Santuario Nostra Signora di Fatima in Talsano si è tenuto un “AperiScambio” per Giovani ed Adulti.

Dopo la lettura del paragrafo 4 del Messaggio per la 58° Giornata Mondiale della Pace di Papa Francesco, gli oltre 100 partecipanti sono stati divisi su 10 tavoli. Seguendo la modalità del Word Cafè in un clima intimo e conviviale, giovani ed adulti si sono confrontati su idee, progetti e sogni per realizzare i “cambiamenti culturali” auspicati dal Papa. Da questo scambio sono emerse diverse idee, progetti e desideri da mettere in campo concretamente da parte dell’associazione sul nostro territorio. Questo appuntamento è stato, anzitutto, un’occasione per conoscersi e rinforzare i legami tra diverse realtà parrocchiali, ma è risultata anche una vivida testimonianza di quanta sensibilità e attenzione ci sia nella nostra associazione per diverse tematiche.

L’incontro è poi continuato con un momento di preghiera apertosi con l’attraversamento della Porta Santa della parrocchia, sede giubilare, colorata con le bandiere della pace e animata dal coro e dal Gruppo Adulti parrocchiale.

La preghiera è stata inoltre arricchita dalla presenza di alcuni componenti dell’Associazione Noi&Voi che attraverso la loro testimonianza ci hanno permesso di sperimentare personalmente il valore del messaggio del Papa, di una pace che passa attraverso l’accoglienza del fratello non con gli occhi di chi giudica ma di chi, perseverando i principi di giustizia e solidarietà si mette al servizio dell’altro.

<< Giovani ed adulti, nei singoli tavoli, hanno vissuto un prezioso scambio intergenerazionale che ha evidenziato come sia sempre più necessario parlare di tematiche sociali che hanno al centro l’essere umano e quanto sia indispensabile una visione progettuale delle nostre attività >> riporta Guglielmo, consigliere diocesano di AC. Sempre Guglielmo << Tra le tante, significativa una idea uscita in uno dei tavoli circa la creazione di spazi verdi come punti di aggregazione e fucine di idee, soprattutto in quelle zone che molto spesso subiscono una carente attenzione per la sola caratteristica di essere “la periferia”, così come spesso richiamata anche dal Santo Padre >>.

Domenica 26, nella città vecchia di Taranto, davanti al Palazzo di Città, si è svolta la “Festa della Pace”, con un bel momento di animazione, la significativa testimonianza dell’associazione Noi&Voi e di lì è partita la consueta Marcia della Pace con i bambini e i ragazzi dell’ ACR arrivata fino alla Basilica Cattedrale di San Cataldo dove, in un clima festoso e partecipato, si è celebrata la Santa Messa. Una domenica ricca di entusiasmo e colori che raccontiamo con la voce di alcuni educatori.

Chiara, educatrice della parrocchia Sant’Antonio di Taranto: << L’equipe diocesana dell’Azione Cattolica dei Ragazzi mi ha coinvolto per l’animazione della Festa della Pace insieme ad alcuni ragazzi della mia parrocchia. Sin dalla prima chiamata abbiamo concordato di non essere uno spettacolo per gli altri, ma uno spettacolo con gli altri. Insieme ai ragazzi e ai bambini ci siamo impegnati per portare sul palco un lavoro di squadra, divertimento e coinvolgimento, tutti uniti per la pace, senza pensare alla perfezione del lavoro ma all’essere felici di essere lì. Abbiamo inoltre presentato “Praise” una canzone molto utilizzata in America per pregare, cantata e ballata ognuno come vuole per ricordare, appunto, che ovunque e in qualsiasi modo possiamo lodare >>.

Stefano della parrocchia San Pio X: << Anche da educatore, rivivere momenti come quelli della Festa della Pace è sempre una bellissima emozione. La Festa della Pace è un momento speciale per celebrare l’importanza dell’unità, del dialogo e della solidarietà. Ce lo hanno ricordato i ragazzi della associazione “Noi&Voi”, insieme a Don Francesco Mitidieri, spiegandoci l’importanza di “uscire dall’ombra” e che chiedere aiuto non è da persone deboli ma da persone coraggiose.

Oltre questa importante testimonianza, i ragazzi sono stati accolti con balli e giochi, per poi proseguire con la marcia della Pace e arrivare nella Cattedrale di Taranto, dove hanno partecipato alla Santa Messa concludendo così questa bellissima giornata >>.

Maria del Santuario Nostra Signora di Fatima: << Tra colori, musica, abbracci e bandiere, tutti insieme, grandi e piccoli, abbiamo partecipato alla festa della Pace. Un appuntamento al quale da anni partecipo con i ragazzi della mia parrocchia; e anche quest’anno è stato impagabile ascoltare la semplicità con cui i bambini e i ragazzi alla parola PACE negli slogan o negli striscioni hanno accostato espressioni come amore, abbracci, rispetto, amicizia, libertà. Parole che appartengono alla vita di tutti i giorni, e che i bambini usano come “soluzione” ai loro piccoli e grandi conflitti. Quanto ancora abbiamo da imparare da loro! L’entusiasmo ha coinvolto anche i passanti e i residenti durante la marcia che ci ha condotti fino al passaggio attraverso la porta della Cattedrale, quest’anno chiesa giubilare. Già le testimonianze degli ex detenuti e la presenza di tanti ragazzi mi hanno fatto riflettere sul desiderio e sulla necessità del cambiamento, reale, e concreto, che parte dalle piccole cose; e questo pensiero mi ha accompagnata lungo la marcia e ancora durante la Messa in Cattedrale. Mi risuona ancora dentro il verso ascoltato e cantato “Semina la pace e tu vedrai che la tua speranza rivivrà, spine tra le mani piangerai, ma un modo nuovo nascerà”. Allora seminiamo, ancora e ancora, il cambiamento è in atto e noi grandi e piccoli ne siamo protagonisti >>.

La “Pace in Azione”, come lo slogan di quest’anno, è così che vogliamo accogliere questo invito, perché la pace non si deve solo urlare ma abbiamo la responsabilità di renderla fattibile attraverso le nostre azioni quotidiane, personali e di gruppo.

A braccia aperte: la popolarità in Azione Cattolica

a cura di Angela Giungato, presidente parrocchiale Cuore Immacolato di Maria di Taranto

Secondo incontro, giovedì 28 novembre, presso il Seminario Arcivescovile, del percorso di Form Azione per i responsabili di Azione Cattolica con la relazione del delegato regionale di ACI della Puglia, Piergiorgio Mazzotta, dal titolo “A braccia aperte”. Il titolo riprende lo slogan dell’incontro di Papa Francesco del 25 Aprile 2024 con circa 100.000 aderenti all’Azione Cattolica riuniti in Piazza San Pietro in occasione della XVIII Assemblea Nazionale ed ha avuto come parola chiave” la popolarità”.

I lavori, che hanno previsto dei laboratori di riflessione e di scambio di esperienze, sono stati introdotti da un articolato contributo di Mazzotta.

L’intervento del relatore, per definire che cosa è oggi la popolarità per l’Azione Cattolica, ha fatto continuamente riferimento all’Evangelium Gaudium di Papa Francesco, alla Lumen Gentium, al progetto Formativo dell’Azione Cattolica, al documento della XVIII Assemblea nazionale.

Popolarità in Associazione è vivere nella vita di ogni giorno, cogliere il desiderio di formazione nascosto nel cuore di ogni uomo, accogliere le domande di vita delle persone per camminare insieme, accompagnare ciascuno in tutti i passaggi della vita.

Popolarità è la caratteristica di un’Associazione fatta di persone e non di leader, aperta a tutti in ogni condizione di vita ed età, coraggiosa nell’essere missionaria, evangelizzando anche da una scrivania, ma dopo essere stati in mezzo al popolo.

La popolarità in AC non è solo questione di numeri, di iniziative o di immagine, ma di mente e di cuore, perché nasce dal piacere spirituale di essere popolo e perché l’incontro con l’altro ci fa riconoscere Dio e diviene, quindi, luogo teologico.

Popolarità è, secondo le parole di Papa Francesco, assumere la forma di un poliedro, in cui confluiscono “tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità. Sia l’azione pastorale sia l’azione politica cercano di raccogliere in tale poliedro il meglio di ciascuno. Lì sono inseriti i poveri, con la loro cultura, i loro progetti e le loro proprie potenzialità. Persino le persone che possono essere criticate per i loro errori, hanno qualcosa da apportare che non deve andare perduto. È l’unione dei popoli, che, nell’ordine universale, conservano la loro peculiarità; è la totalità delle persone in una società che cerca un bene comune che veramente incorpora tutti.” (EG 236). La nostra Associazione non è una zona protetta, ma ci deve essere accoglienza di tutte le persone con le proprie difficoltà.

Popolarità è per l’Azione Cattolica costruire l’unità nella diversità di età, di condizione sociale e culturale, scoprendo la dimensione profetica dell’essere popolo, ad intra mettendosi in ascolto della Parola di Dio, ad extra col servizio e la testimonianza, con l’obiettivo di far riemergere la speranza prima di tutto nel nostro cuore e poi nel cuore degli altri, insomma di essere pellegrini di speranza.

Nei laboratori sono emerse le ricchezze e i limiti dei nostri gruppi parrocchiali riguardo alla capacità di essere inclusivi e non selettivi, di collaborare e di fare rete con le altre realtà ecclesiali e civili presenti nel proprio territorio, di mettersi a servizio delle povertà e delle marginalità evidenziando un notevole sforzo che si fa perché nessuno sia escluso.

L’Azione Cattolica in FormAzione

a cura di Angela Giungato, presidente parrocchiale Cuore Immacolato di Maria

Ha preso il via domenica 27 ottobre, presso il Seminario Arcivescovile, il percorso di Form Azione per i responsabili di Azione Cattolica con la relazione del Presidente Nazionale Giuseppe Notarstefano sul tema “Atleti e portabandiera di sinodalità”. Il tema riprende la frase pronunciata da Papa Francesco nel discorso del 25 Aprile 2024 a circa 100.000 aderenti all’Azione Cattolica riuniti in Piazza San Pietro in occasione della XVIII Assemblea Nazionale ed ha come parole chiave la corresponsabilità e la sinodalità.

Diversi i punti su cui il Presidente si è soffermato con contributi e spunti di riflessione per i presenti che hanno dato vita ad un dibattito ricco ed articolato.

Ha definito la formazione un atto di responsabilità sociale, perché forma la persona integralmente; non va intesa come una fase preparatoria all’agire ma ci si forma per vivere la corresponsabilità e la sinodalità nella vita quotidiana. E’ intreccio di esperienze che ha come meta la responsabilità; ma ogni responsabilità, se autenticamente intesa, diventa corresponsabilità.

La sinodalità poi, ha continuato, nasce dal Concilio Vaticano II, che indica che lo spazio della Chiesa è il mondo. Il Papa ha voluto un Sinodo sulla sinodalità, cioè sulla capacità della Chiesa di camminare insieme al suo interno e all’esterno con gli uomini del nostro tempo. La sinodalità chiede democrazia; il Sinodo è un percorso di rinnovamento della Chiesa fedele al Vangelo ed immersa nell’oggi, nel qui ed ora con tutta la sua complessità. Un atteggiamento da sviluppare è quello dell’ascolto rispetto alla vita delle persone, ascolto che deve diventare conversazione, ridando senso alle parole, perseguendo la fraternità.

Papa Francesco, ha ricordato Notarstefano, parlò del Sinodo, prima che ai Vescovi, ai catechisti e all’Azione Cattolica definendola “palestra di sinodalità”. Ed infatti una delle caratteristiche dell’associazione è l’unitarietà, voluta da Vittorio Bachelet, che mette insieme diverse fasce d’età e diverse condizioni di vita. Inoltre l’ACI nasce dal protagonismo dei laici, vive la democraticità interna, collabora corresponsabilmente con i Vescovi e con i presbiteri, cura una formazione spirituale ed ecclesiale, cioè comunitaria. I laici di ACI si prendono cura delle persone, cioè li prendono in carico, condividono con loro il percorso di vita, sanno valorizzarne i talenti con gli strumenti della vita associativa, in cui i responsabili diventano leader della cura. Ne emerge un’associazione che sa guardare alla tradizione senza nostalgie e che sa rinnovarsi accogliendo le sfide del tempo presente.

L’identità dell’ACI oggi consiste, secondo il Presidente, soprattutto nel saper preservare i propri spazi formativi perché nella vita delle diocesi la pastorale ricerca laici formati che trova spesso nelle associazioni più strutturate. E’ stato affrontato anche il problema dei nuovi linguaggi, della mobilità e della necessità di percorsi di ricerca per i giovani, con riflessioni fatte insieme a loro, capaci di idee profonde e innovative. Insomma è emersa la necessità di un’associazione più dinamica, più disponibile a ricercare e a porsi domande più che a dare risposte. Alla fine un sogno condiviso: aggiornare sempre più l’ACI sul Concilio verso la sinodalità e la corresponsabilità.

La giornata si è arricchita della celebrazione Eucaristica, presieduta dall’Assistente Unitario Don Carmine Agresta, che, nella sua omelia, ha ripercorso il percorso sul discepolato che l’evangelista Marco ci sta facendo fare in queste domeniche e della necessità che il discepolo abbia uno sguardo nuovo dopo l’incontro col Signore, che sana i nostri insuccessi e la nostra conseguente depressione, che è lo sguardo di Dio sulla storia.

Infine assai gradita la visita fraterna ed informale del nostro Arcivescovo Mons. Ciro Miniero, che ha condiviso con i presenti il momento conviviale del pranzo.