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#Seguimi – Papa Francesco incontra gli adolescenti italiani

A cura di Elio Simone La Gioia – Segretario MSAC

“Grazie di essere qui! Questa piazza attendeva da tempo di riempirsi della vostra presenza, dei vostri volti, e del vostro entusiasmo. Sono passati due anni con la piazza vuota e alla piazza è successo come succede a noi quando facciamo digiuno: abbiamo voglia di mangiare e, quando andiamo a mangiare dopo il digiuno, mangiamo di più; per questo si è riempita di più: anche la piazza ha sofferto il digiuno e adesso è piena di voi!”

Con queste parole Papa Francesco ha accolto gli oltre 80.000 adolescenti giunti in Piazza San Pietro nel giorno di Pasquetta, per #Seguimi: il pellegrinaggio degli adolescenti italiani È stato il momento del ritrovo, dello stare insieme della preghiera, quella piazza ha accolto i ragazzi provenienti da ogni parte del Paese nel suo caloroso abbraccio.

L’evento organizzato dal Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile ha visto una grande partecipazione di diocesi, aggregazioni laicali e movimenti. È stato emozionante vedere sventolare in punti diversi, lungo il colonnato tante bandiere di AC, una presenza sicuramente significativa frutto dell’impegno di tanti educatori, responsabili associativi e assistenti.

#Seguimi: gli adolescenti italiani attendono il Papa

La giornata ha visto l’alternarsi di volti affermati come Giovanni Scifoni che con un suo monologo, ha portato i ragazzi a scoprirsi nella crescita, quella fase in cui da bambini si diventa adolescenti appunto, una fase strana, insidiosa, ma con un potenziale enorme.

Poi Blanco che ha cantato Blu Celeste, uno dei suoi pezzi più conosciuti, il giovanissimo vincitore di Sanremo ha dedicato questa canzone a tutti quelli che hanno perso una persona importante, sottolineando che oggi siamo tutti importanti e che vedere tanti ragazzi insieme in quella piazza è la prova che l’amore è un’arma potentissima.

Sono seguite diverse testimonianze guidate dalla sapiente mano dell’attore e regista Michele La Ginestra, ragazzi diversi hanno raccontato storie diverse, ma con un minimo comune denominatore: dei momenti di buio. Sappiamo bene infondo quanto l’adolescenza possa essere un periodo difficile e complesso, sicuramente un periodo in cui è utile educarsi a vivere anche quei momenti in cui ci sembra che tutto non vada.

Ci ha ricordato Francesco nel suo messaggio che il buio ci mette in crisi; ma il problema è come io gestisco questa crisi: se la tengo solo per me, per il mio cuore, e non ne parlo con nessuno, non va. Nelle crisi si deve parlare, parlare con l’amico che mi può aiutare, con papà, mamma, nonno, nonna, con la persona che può aiutarmi. Le crisi vanno illuminate per vincerle.”

In questo gli educatori e i responsabili associativi hanno un ruolo fondamentale, senza la presunzione di elevarci a maestri, ma piuttosto facendoci compagni dei nostri ragazzi. Un compagno è quella persona che ti illumina il cammino, è quello che a volte è avanti quando la strada è insidiosa, ti cammina di fianco, ma è anche quello che sa starti dietro per guardarti le spalle.

Proprio sulla compagnia stiamo riflettendo ampiamente con i nostri giovanissimi accompagnati dall’iniziativa annuale Punto di non ritorno, viviamo con i giovanissimi l’avventura di una condivisione sempre possibile; creiamo, con e per loro, le condizioni in cui far fiorire un accompagnamento tra pari, aiutandoli a riconoscersi accompagnati e, al tempo stesso, compagni di viaggio.

Il Papa ha però sottolineato una cosa a mio parere importante: i ragazzi hanno “il fiuto” che con l’età noi più grandi abbiamo perduto un po’ per mancanza di stupore e un po’ essendo sopraffatti dall’abitudine. Gli adolescenti sono invece in grado di fiutare la realtà senza appiattirla, quello stesso fiuto che aveva Giovanni: appena visto lì quel signore che diceva: “Buttate le reti a destra”, il fiuto gli ha detto: “È il Signore!”. Era il più giovane degli apostoli. Voi avete il fiuto: non perdetelo! Il fiuto di dire “questo è vero – questo non è vero – questo non va bene”; il fiuto di trovare il Signore, il fiuto della verità.

Il fiuto da solo però non basta, occorre anche il coraggio ci ha ricordato Francesco, il coraggio di Pietro che senza esitazione si butta in acqua per trovare Gesù. Il fiuto e il coraggio messi insieme sono due armi potentissime che ci permettono di sconfiggere la morte, quella più profonda che coinvolge l’anima. È proprio la morte che blocca i nostri slanci di generosità, che non ci permette di buttarci, che ci frena nei nostri pensieri e nelle nostre angosce.

Coraggio, determinazione, gioia tre parole che definiscono il carattere di ogni adolescente, tre atteggiamenti necessari per rispondere in maniera affermativa a quel #Seguimi!

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