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Educatori in Cammino tra creatività, fragilità e nuove sfide: un weekend di formazione per ripartire nel servizio educativo

a cura di Maria Rosaria Petrosillo, Responsabile ACR e Cosimo Spezio, Vice presidente settore giovani

Il 5 e il 6 settembre si è svolto il Weekend formativo per gli educatori ACR e dei Giovani e Giovanissimi presso il Seminario minore di “Poggio Galeso” in Paolo VI. Un appuntamento fondamentale per ricaricare le batterie, condividere strumenti e ritrovare il senso profondo del servizio educativo in vista del nuovo anno associativo. Per l’articolazione ACR la prima giornata è stata dedicata alla scoperta dell’iniziativa annuale “Wow che tratto!”.

Grazie al prezioso contributo di Rosa Cacace, direttrice dell’Associazione Culturale “Liberarte – art of free souls”, gli educatori si sono messi in gioco attraverso un percorso laboratoriale ed esperienziale. Al centro della riflessione, l’idea che il disegno non sia una semplice attività ricreativa, ma un vero e proprio strumento di comunicazione ed espressione. Attraverso forme, linee e colori è possibile dar voce a emozioni, pensieri e concetti complessi che spesso le sole parole non riescono a tradurre. Gli educatori hanno così potuto sperimentare in prima persona ciò che poi proporranno ai ragazzi, scoprendo la bellezza di un linguaggio universale e creativo. Gli educatori del Settore Giovani e Giovanissimi si sono invece confrontati sull’identikit dell’educatore/animatore di Azione Cattolica. Alcune domande presenti nella parte introduttiva della guida Giovanissimi hanno consentito ai presenti di riflettere e riscoprire le radici e le motivazioni del proprio servizio educativo. Successivamente si sono confrontati sul tema della novità, in rapporto alle relazioni con Dio, con sé stessi e con gli altri. L’obiettivo dell’attività non è stato tanto trovare delle risposte, quanto generare domande che siano utili agli educatori per ripensare la propria responsabilità all’inizio del nuovo anno pastorale.

Il secondo giorno abbiamo affrontato “l’arte di essere fragili”, tema delicato e centrale nella relazione educativa. L’incontro è stato introdotto da Alessandro Santomarco, operatore educativo per minori a rischio e già vicepresidente diocesano del Settore Giovani di AC, che ha sottolineato l’importanza dell’autenticità facendo emergere quanto ai ragazzi non servano educatori “supereroi”, infallibili e invulnerabili, ma figure affidabili e umane e, che riconoscere ed accogliere le proprie fragilità, non è un segno di debolezza ma il primo passo per trasformarle in risorse “generative”. Al termine di queste intense giornate, abbiamo chiesto ad alcuni educatori partecipanti di condividere una riflessione su quanto vissuto durante il weekend:

«L’immagine di sequela che ho consolidato è quella di un viandante che, a fatica, ogni giorno, negli ambienti che abita, cerca di testimoniare la sua identità cristiana. La Parola /domanda che mi porto dentro è: Signore, Tu cosa sei per me! Cosa posso fare in parrocchia? Forse, non lanciare la spugna». Maria Carmela (Cristo Re – Martina Franca)

«Il weekend AC mi ha toccata. In un periodo così di corsa, fermarsi pregare e condividere è stato un DONO. Mi sono sentita ascolta, compresa. Ho riscoperto la gioia di una fede vissuta. Grazie per ogni sorriso, per ogni parola. Sono tornata a casa più ricca» Giannarita (Santa Maria la Nova – Pulsano)

«L’immagine di sequela che ho è me stessa che cammino accanto a Gesù e mi insegna la pazienza per fare la cosa giusta. Ciò che mi ha colpito è il colore e la collaborazione, anche quando tutto sembra “rotto”. Ciò che vorrei fare nella mia parrocchia è la cura delle relazioni». Gina (Santa Maria la Nova – Pulsano)

«Premesso che non ho partecipato al weekend degli educatori in maniera completa, penso che i momenti formativi siano stati un’occasione puntuale a inizio anno per riflettere, e non è mai abbastanza, sulla figura dell’educatore. Sostanzialmente mi porto dietro due parole: VULNERABILITÀ e CONSAPEVOLEZZA. Fare i conti con le proprie vulnerabilità e quelle degli altri è sempre una sfida di cui non sai mai il finale, ma che ti permette di vedere la realtà che ti circonda e quando questo avviene, e non sempre ne esci felice, aumenta la consapevolezza della serietà della figura che rappresenti. ESSERE EDUCATORI É UNA COSA SERIA perché i ragazzi che abbiamo di fronte si “maneggiano con cura!». Mariella (Maria SS. Immacolata – San Giorgio Ionico)

«L’immagine di sequela che mi porto dentro è quella di un cammino fatto insieme agli altri, in cui seguire Gesù significa non rimanere fermi, ma mettersi in gioco, ascoltare e aprirsi alle persone che incontriamo. In questi giorni ho capito ancora di più che la fede non è qualcosa da vivere da soli, ma un percorso da condividere. La parola che mi porto dietro dagli incontri vissuti nel weekend è “accoglienza”. Mi ha colpito l’importanza di saper ascoltare e accogliere l’altro, senza giudicarlo, cercando di comprendere ciò che vive e ciò di cui ha bisogno. Nella mia realtà parrocchiale vorrei concretizzare tutto questo con una maggiore attenzione verso chi spesso rimane ai margini. Un’azione concreta potrebbe essere quella di dedicare più tempo all’ascolto e alla vicinanza delle persone, soprattutto dei più giovani, coinvolgendoli e facendo sentire loro che hanno un posto e un ruolo importante nella comunità. Anche un piccolo gesto di disponibilità può diventare un modo concreto per mettersi al servizio degli altri». Miriana (San Pio X – Taranto)

«Ciò che a me è rimasto impresso da questo weekend per gli educatori sono davvero tanti spunti che non si può esprimere tutto. Abbiamo parlato di tante cose veramente che ci danno quella spinta, quel coraggio di ritrovare ancora ad essere educatori, questa spinta a questo ritiro è stato veramente notevole ha cambiato in me qualcosa che stava albergando dentro, ho deciso pienamente di parteciparvi prendendo questa decisione ho potuto valutare di avere delle risposte molto significative. Una delle cose più belle ascoltate, è che non siamo da soli mai e non dobbiamo preparare o fare un cammino da soli abbiamo la ricchezza di essere in tanti dove possiamo avere delle relazioni che ci accompagnano durante il nostro cammino. Una parola è stata al centro in questi due giorni è la vulnerabilità l’altra parola è la fragilità. Alessandro Santomarco ci ha esposto ciò che lui vive con il suo lavoro che poi non l’ha definito tanto un lavoro ma qualcosa che fa con tanto amore lui è educatore in una comunità di ragazzi fragili cioè ragazzi che sono stati abbandonati dai genitori o che non hanno scelto di essere in quella comunità cioè sono stati messi per forza, il punto forte che Alessandro ha condiviso con noi è che ogni ragazzo deve stare al primo posto cioè costruire relazioni significative con ogni singolo ragazzo Ognuno di loro è un mondo. Poi ha aggiunto che noi non dobbiamo essere dei super eroi che risolviamo qualsiasi tipo di problema, questo ci allontana, ma esprimere le proprie fragilità chiedendo aiuto agli altri così scopro ciò che non riesco a fare per curare e come affrontare le cose. Ai ragazzi non si può nascondere nulla loro ti guardano quindi bisogna trovare un modo, un equilibrio e dire loro che non sono perfetto ma che può contare su di me Questo si chiama “spazio fiducia”… E ancora… sento e comprendo le tue sofferenze dico al ragazzo. Questo si chiama “spazio incontro”. Essere umani, essere affidabili così il ragazzo si può affezionare se l’educatore ha un buon approccio. Al centro di ogni cosa è sempre il ragazzo. Abbiamo fatto un deserto ascoltando dei canti delle canzoni dove A me hanno dato tanta fiducia leggendo e meditando anche la parola di Dio San Paolo dove dice “Tutto posso in Colui che mi dà la forza”. Don Francesco nella sua omelia ci ha consegnato questo. La parola di Dio è ricca, è impegnativa, Egli ci vuole tutti salvi, amare ed essere amati. Quando cade una relazione cadono tre persone io, l’altro e Dio. Ci sono amori che sembrano facili ma non lo sono affatto, Gesù ci dà dei consigli sulla correzione fraterna. Noi molte volte quando ce l’abbiamo con qualcuno mettiamo il muso, parliamo male oppure lo allontaniamo, ma è molto meglio andare dalla persona interessata, Non possiamo vivere con sentimenti di rancore, risentimenti con durezza di cuore, se non scioglierete questa durezza di cuore adesso, la porterete anche nei cieli. Mi porto da questo weekend la parola DONARSI, è una parola di responsabilità perché devo viverla, essere concreta, ricordandomi come ho detto prima che ho una comunità dove posso condividere, accogliere, abbracciare… è una famiglia, partendo dal mio parroco, sono a mia disposizione con tanta fiducia nel Signore. Grazie infinite all’equipe, alla nostra presidente Elide Panico e soprattutto a Dio Padre nostro». Vittoria (Nostra Signora di Fatima – Talsano)

Un grazie speciale va agli educatori presenti con i quali abbiamo vissuto due giorni ricchi di stimoli, preghiera e fraternità e che ci hanno lasciato la consapevolezza che “educare” è un’arte che richiede cura, pazienza e cuore. Un ulteriore grazie va a Don Francesco Maranò, vicario episcopale per la Pastorale di settore e assistente diocesano del Settore Giovani di AC, che ci ha guidati con cura nella preghiera e nelle riflessioni spirituali. È con questo bagaglio di esperienze, lo sguardo rivolto ai ragazzi e le mani pronte a tracciare nuovi percorsi, che la comunità educativa riparte con entusiasmo per l’inizio di questo nuovo anno associativo.

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